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sabato 29 novembre 2025

IN VIAGGIO CON IL PRESIDENTE

      Cologno Monzese, alla periferia di Milano, ospita 47 mila abitanti , un formicaio di case (quasi) senza interruzione dove solo parcheggiare un'auto diventa una impavida avventura e dove la politica palazzinara di vecchi amministratori della prima repubblica si evidenzia al solo passaggio lungo le sue strade. Eppure è un centro che ha una sua fama: quella di ospitare studi, sale, uffici, torri colme di parabole ovvero il centro di produzione di Mediaset che con la sua inconfondibile sagoma del biscione ti si para dinnanzi mentre gli passi accanto. L'impero (o uno degli imperi?) di Berlusconi ed ora dei suoi eredi, un quartierone dentro la città, una cosa a sè che si differenzia dal resto anche per l'avere i suoi asili nido per i suoi dipendenti, altro che quelli del Comune!

     Governare una robina del genere, nella Lombardia del centro-destra, deve essere una impresa non facile e questo ce l'hanno confermato gli esponenti politici della giunta comunale di centro-sinistra che da tre anni amministra Cologno, un esperimento che non si sà se riuscirà ad avere un'altra chance tra due anni, alle nuove elezioni amministrative ma si sà, la speranza è dura a morire!

     Sindaco e giunta comunale di questa cittadina, in collaborazione con l'Associazione Amici di Onofrio Zappalà, l'Associazione Libera contro la mafia e Libera Casa hanno invitato Paolo Lambertini - Presidente dell'Associazione tra le Vittime della Strage di Bologna - ed il sottoscritto per portare a conoscenza della loro cittadinanza e delle scuole di Cologno che cosa avvenne il 2 agosto 1980 a Bologna ovvero, la storia della strage alla stazione. Titolo dell'iniziativa era: "45 anni dopo, memoria, verità, legalità".

     Ed è così che giovedì 27 novembre Paolo ed io ci siamo imbarcati su un treno Italo alla stazione di Bologna per scendere alla stazione centrale di Milano, attesi ed accolti da un amico di vecchia data: Antonello D'Arrigo, coordinatore locale dell'Associazione Onofrio Zappalà, attivissima organizzazione che opera quì ed ancor di più tra Messina e Catania, precisamente a Santa Teresa di Riva e Sant'Alessio, paese natale di Onofrio che fu una delle nove vittime siciliane della strage di Bologna e di cui Antonello ci ha spesso ricordato la sua lontana amicizia e frequentazione con quel ragazzo barbaramente ucciso dalla violenza dei neofascisti Nar.

     Antonello, mettendoci in contatto con i suoi collaboratori nella preparazione delle iniziative con noi concordate, ci ha fatto da guida e cicerone, accompagnandoci nella serata del 27 a Villa Casati, il Palazzo Comunale, sede del Sindaco e della sua Giunta, dove nella sala dedicata a Pertini si è tenuta l'iniziativa pubblica nel corso della quale Paolo Lambertini ed io abbiamo ripercorso le tappe storiche e la memoria di una vicenda - la strage alla stazione - per noi indimenticabile ma probabilmente non sentita così forte lontano da Bologna, in altre regioni. Eppure le persone presenti hanno regalato a noi la loro attenzione, il loro interesse, il coinvolgimento emotivo rendendo meno importante che la presenza del pubblico non avesse una dimensione....oceanica, come sempre tutti sperano avvenga. In via personale è stato un grande piacere abbracciare una cara amica, non di Cologno ma arrivata fin quì per ascoltarci, per ritrovarci e condividere con noi un momento della storia così importante quindi...grazie Federica!

     La notte di riposo ci ha preparato per la mattinata del 28, un venerdì programmato per incontrare studenti così lontani da Bologna eppur curiosi di sentire questa storia della Strage che causò 85 vittime e 216 feriti e dei soccorsi prestati da persone preparate e da tanti altri che si improvvisarono soccorritori pur di non tirarsi indietro e dare un grande esempio di umanità e di solidarietà. Ed in tutto questo anche la storia di un autobus della linea 37 che portò corpi senza vita per le strade di Bologna, in quel loro ultimo viaggio che si portava via per sempre le loro speranze, i loro sogni, i loro progetti.

In una mattinata, Paolo ed io abbiamo condiviso quella lontana storia con le terze A-B-C-D della Media "G. Marconi", con le sue professoresse ed i suoi professori, con ragazzi interessati e coinvolti: Ilaria, Brandon, Alessia sono solo alcune/i di essi, ragazze e ragazzi che in silenzio ma vogliosi di capire, chiedere, sentire risposte alle loro domande sono state/i con noi in modo intenso anche se in un tempo brevissimo perchè 75 minuti passano troppo in fretta. 

E dopo uno spostamento veloce - con sempre Antonello a farci da autista e guida - il secondo appuntamento della giornata con professori e studenti dell'IPS "Enrico Falk" e dell'ISIS "Leonardo da Vinci": la 3a e 4a RIM, la 4a e 5a Scienze Umane ed una 5a Liceo Scientifico, un centinaio di ragazze e ragazzi radunati insieme a noi nella loro aula magna per seguire le parole di Paolo Lambertini e le mie. La ricostruzione di come e perchè, a Bologna,  nacque l'Associazione, della sua attività e dell'impegno per conoscere la verità su chi commise la strage e per sapere nomi e cognomi di chi la ideò, la finanziò ed anche di coloro che aiutarono, protessero terroristi e mandanti nascondendosi dietro le responsabilità di servizi dello Stato che dirigevano e dietro coperture politiche che ottennero, facendosi aiutare da depistaggi e complicità assurde per un paese che si definisce democratico! Paolo ce l'ha messa tutta, con la sua conoscenza dei fatti, con la responsabilità che porta, con la determinazione che lo contraddistingue e pure io ho ripreso fuori dai cassetti della mia memoria quei ricordi che mi hanno permesso di ricordare a questi studenti cosa fece la gente di quel giorno, a Bologna, come si reagì ad un atto criminale, anche guidando un autobus della linea 37, con umiltà, nel silenzioso rispetto di chi soffriva ma con quella determinazione che rimane un segno indelebile nella storia di Bologna. 

     Forse a questi ultimi giovani è mancata quella preparazione morale e didattica che ha creato in loro una certa difficoltà nel seguire con rispetto le parole di chi raccontava e questo ha lasciato in noi (in Paolo, in Antonello, in me, nell'Assessore Andrea Rosio, in Fabio il nostro tecnico dei cavi e dei computer) un pò di amarezza ma io dico sempre che le "battaglie" (anche questa, quindi) vale sempre la pena farle e quando le si fanno con convinzione non sono mai battaglie perse!

     A volte - forse - ci dimentichiamo che c'è una Italia fuori dai confini dell'Emilia-Romagna e che la particolare storia e cultura sociale e politica degli emiliani non possiamo pretendere che si rispecchi in tante altre storie e culture. E' un fatto di rispetto ma diventa anche un impegno. Significa che la storia della "nostra" strage deve diventare il nostro impegno di farla diventare la storia della strage "italiana" di Bologna. Sfondare i confini - e la politica ci rema contro - non sarà facile ma solo allargando l'ascolto a tanta altra parte di questo paese può diventare un deterrente, la grande forza in grado di sconfiggere coloro - e sono ancora tanti - che sono ancora vogliosi di fare ritorno ad un passato sconfitto da tante lotte e da tanti sacrifici.

     Finito tutto, salutato tutti, accompagnati da Antonello nell'affollata stazione centrale di Milano, il nostro rientro a Bologna ci preoccupava a causa dello sciopero generale indetto - giustamente - da alcuni sindacati ma poi tutto è filato liscio. Con Paolo mi sono lasciato nella ressa di chi attendeva, come me, una corriera in Autostazione. Le nostre ultime parole e riflessioni ci hanno permesso di rendere merito a chi aveva organizzato "le due giornate di Milano". Grazie ad Antonello, grazie a Fabio, grazie agli assessori Delcorno e Arosio, grazie al Sindaco e grazie a chi ha collaborato e...ci ha ristorato con le specialità della cucina di Cologno Monzese!

mercoledì 19 novembre 2025

Quindici uomini....

   Chissà perchè qualcuno ci aveva detto che la classe di studenti che Michele Sgobio ed io avremmo incontrato ieri, martedì 18 novembre, alla Stazione di Bologna, sarebbe stata una classe di ragazzi....."allegri" (eufemismo per dire qualcosa di più impegnativo) il che ci ha fatto supporre che la mattinata avrebbe potuto essere alquanto movimentata!

    Sbagliato!

    I 15 studenti della 5aB dell'IIS "Belluzzi-Fioravanti" ed il loro prof Francesco Boccasile sono stati di una serietà esemplare, di una correttezza e di una attenzione che ci ricorderemo se non altro perchè vorremmo che fosse sempre così, ogni volta che incontriamo giovani per raccontare - ciò che ha fatto Michele - una storia difficile - quella della strage del 2 agosto 1980 - e far ascoltare loro la testimonianza di uno tra coloro che quel giorno c'erano, per far qualcosa di utile ed umano, per aiutare chi stava soffrendo e per dare il meglio di se anche solo guidando un autobus, l'ultimo veicolo che accompagnò tanti corpi in quel loro ultimo viaggio.

    Intanto la loro puntualità ha battuto sul tempo sia la mia che quella di Michele, anche se solo per uno o due minuti! Sul marciapiede davanti al primo binario erano pronti ad ascoltare la lezione di storia che il nostro docente di turno ha offerto loro, senza debordare nei tempi ma aprendo in loro varchi di interesse per il modo con il quale ha illustrato i fatti di quel giorno: il luogo distrutto ed i particolari che ne sono testimoni, tanti nomi, le foto ed un pavimento divelto dalla bomba, cenni di storia su chi commise quell'orrenda strage e su gente che rispose con l'aiuto e l'umanità offerta a quanti stavano pagando per non aver commesso nulla. L'assurdo di tanto dolore ce lo ha raccontato con semplicità di cronaca Michele in un percorso di fatti e personaggi che sarebbe stato approfondito anche nella grande sala del Comune dove si è svolta la seconda parte del nostro incontro. 

    Dovevano essere in diciassette gli studenti - tutti maschi - del Belluzzi-Fioravanti ma i quindici che ci hanno seguito, pur non essendo a conoscenza di tutta quella fase di storia che si colloca tra gli anni '60 ed '80, sono stati aiutati a conoscere quello di cui i libri di scuola scarsamente approfondiscono grazie all'impegno ed alla sensibilità di Francesco, il loro professore. Studiano meccanica ma ci hanno dimostrato di essere sensibili alla storia, anche quando questa li proietta in anni che non possono aver vissuto pur essendo tempi recenti.

    Ed hanno sorpreso anche me, dopo che avevano ascoltato con grande riguardo la mia testimonianza, per quella inaspettata loro reazione di affetto, alzandosi dalle sedie, venendomi incontro per stringere, uno per uno, la mia mano e per - uno per uno - abbracciarmi e farmi così sentire tutta la loro stima ed il riconoscimento per aver "tirato fuori" dalla mia mente ricordi tristi e difficili da condividere ma che loro hanno apprezzato ed accolto come segno di coinvolgimento in un ricordo che ha bisogno di loro per non perdersi nel vento. Quel ricordo del mio caro amico, il 37, ora appartiene un po anche a loro come tutto il resto della storia che ha saputo trasmettere in loro Michele, che ringrazio per avermi fatto condividere questa bella mattinata.

    Quando ti capita tutto questo, nell'arco di poche ore, non c'è nulla che sia di disturbo, nemmeno il freddo che incalza sempre più pungente in quella sala dove chi dovrebbe non si decide ad espletare il proprio compito di  tenere al caldo chi vi si reca per ascoltare e raccontare tempi e vicende importanti da non dimenticare. Ma si sà, forse questa è solo l'osservazione di un attempato testimone.....


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La scuola è intitolata ad Odone Belluzzi ed Aristotele Fioravanti


Odone Belluzzi (Bologna, 1º febbraio 1892 – Bologna, 24 agosto 1956) è stato un ingegnere italiano. Ha portato contributi fondamentali allo sviluppo e all'insegnamento della scienza delle costruzioni nel XX secolo. L'indigenza familiare costrinse Odone ad abbandonare precocemente la scuola ma successivamente frequentò i corsi liberi all'Università Popolare e in soli tre anni superò l'esame di maturità dell'Istituto Tecnico Industriale Aldini-Valeriani, ottenendone il diploma. Nell'estate del 1954 Odone volò in Brasile per un ciclo di corsi e conferenze. Una grave caduta e la differenza climatica e di abitudini indebolirono la sua salute. Tornato a Bologna fu sottoposto ad intervento chirurgico, a cui seguì un'effimera ripresa.

All'Università di Bologna, Odone Belluzzi ha insegnato scienza delle costruzioni dal 1931 al 1956 caratterizzando l'attività didattica e scientifica di una fra le più attive Facoltà di ingegneria italiane. I principali contributi teorici di Belluzzi sono costituiti dai suoi studi sulle linee di influenza, sui telai, e sugli archi elastici, ma ancor più da quelli sulle volte, sulle cupole e sulle membrane.

Morì a Bologna il 24 agosto 1956.

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Ridolfo Fioravanti, detto Aristotele (Bologna, 1420 – Mosca, 1486 circa), è stato un architetto e ingegnere italiano.
Ingegnere, architetto e medaglista, divenne famoso per aver spostato di oltre 13 metri la torre di Santa Maria della Magione a Bologna (alta 24 metri) con un sistema di cilindri. Questo prodigio della meccanica, avvenuto nel 1455 dinnanzi al riso, al terrore e allo stupore dei bolognesi, è narrato dalle cronache dell'epoca. Inoltre divenne celebre per aver costruito dei dispositivi (ponteggi, paranchi) molto innovativi che utilizzò per la ricostruzione delle torri appartenenti alle famiglie nobili della città.

Nel 1475, su invito di Ivan III, si recò in Russia, dopo l'intercessione di Zoe Sofia Paleologa moglie dello Zar che intervenne personalmente presso il Duca di Milano Galeazzo Maria Sforza presso il quale Aristotele stava lavorando. Quì edificò la Cattedrale dell'Assunzione (conosciuta anche sotto il nome di Cattedrale della Dormizione) usando una tecnica ultramoderna simile al cemento armato  perché inglobava uno scheletro di ferro entro la costruzione stessa.

La fine della sua vita resta un enigma: secondo alcune fonti avrebbe partecipato come ingegnere militare e comandante delle artiglierie alle campagne di Novgorod (1477–1478), di Kazan' (1482) e di Tver'.

martedì 4 novembre 2025

DA RAVENNA PER ASCOLTARE STORIE DI UNA STRAGE

    Con l'incontro avvenuto ieri, lunedì 3 novembre 2025, è ripartito il progetto "educare attraverso i luoghi" rivolto agli studenti (ed alle scuole) di ogni ordine e grado che frequentano l'anno scolastico 2025-2026.

     I 41 studenti, ragazze e ragazzi, che ieri hanno raggiunto Luca Palestini ed il sottoscritto davanti al primo binario della Stazione di Bologna, frequentano il Liceo "Alfredo Oriani" di Ravenna. Ad accompagnarli le loro prof Emanuela Serri e Rossella Giovannini (che già avevo avuto occasione di conoscere) e Chiara Donati al suo primo incontro con noi. 

  

Tema dell'incontro: la strage del 2 agosto 1980 avvenuta alla Stazione di Bologna. Ed è stato Luca ad introdurne i primi elementi di conoscenza a partire proprio dal luogo in cui ci siamo dati appuntamento e dagli oggetti, dai simboli lì presenti che testimoniano quell'indimenticabile giornata caratterizzata dal dolore di tante persone e dalla reazione civile ed umana che tanta altra gente seppe dare in risposta alla violenza inaudita provocata da chi -neofascisti e complici annidati tra le istituzioni - mise quell'ordigno esplosivo che causò 85 vittime e 216 feriti.

     Davanti al muro dipinto di giallo, davanti alle lapidi, dentro la sala d'aspetto, di fronte a quella lastra di marmo colma di nomi e di numeri, davanti ad una emblematica ma testimone fotografia appesa al muro e poi - all'esterno - accanto a quell'aiuola che ospita alcuni monumenti voluti a ricordo della strage, Luca ha imbastito la sua rievocazione di ciò che furono quegli anni tra la fine del 1960 e la fine del 1980 con particolare cura nel far capire agli studenti in ascolto come avvenne l'attentato, cosa causò in quel luogo così frequentato da tanta gente, in un sabato di piena estate di quarantacinque anni fa.

     I/le liceali dell'Oriani lo hanno ascoltato con attenzione, anche quando ci siamo spostati nella grande sala del Comune dove Luca ha proseguito la sua lezione di storia dando ai ragazzi quegli elementi indispensabili a capire chi furono coloro che complottarono contro la democrazia, chi li aiutò, di quali delitti si macchiarono e poi le vicende processuali, i depistaggi, le ulteriori conoscenze che hanno portato ad altre incriminazioni, altri arresti, altre conoscenze grazie alle quali - e per la prima volta - sono stati individuati coloro che hanno deciso e finanziato la strage alla stazione.

     E' stato un bel percorso didattico all'interno del quale si è inserita anche la mia testimonianza, il ricordo di ciò che vidi fare e ciò che feci io stesso, persona tra le persone di quel giorno, gesti che inserii tra i gesti di tanti altri, io guidando un autobus della linea 37 mentre altri scavavano, soccorrevano, confortavano. Persone sconosciute che stavano insieme per portare - insieme - solidarietà ed aiuto a chi stava soffrendo.

     I giovani del Liceo, le loro professoresse, in silenzio, hanno accompagnato quei minuti del nostro parlare con attenzione e condivisione, con il rispetto di chi capisce la difficoltà che sorge nel ricordare momenti tristi, sottolineando la loro partecipazione con il battere delle mani che noi, Luca ed io, abbiamo interpretato come adesione a quello che importa di questi incontri: non dimenticare una pagina di storia che ha segnato il nostro passato ma che è importante per il futuro di queste ragazze e di questi ragazzi perchè le ingiustizie di oggi sono figlie anche di quell'ingiustizia che ha segnato la giornata del 2 agosto 1980.

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La scuola è intitolata ad Alfredo Oriani

Alfredo Oriani nacque a Faenza il 22 agosto 1852. E' stato uno scrittore, storico e poeta italiano. Per quanto discendesse da una famiglia privilegiata della piccola aristocrazia, ebbe un'infanzia difficile e priva di affetti. Il padre lo mandò a Roma a laurearsi in legge alla “Sapienza”. Da Roma passò a Bologna, dove fece pratica nello studio di un legale. Intanto la sua famiglia si era trasferita da Faenza a Casola, nella Valle del Senio, dove possedeva una casa, «Villa del Cardello», antica foresteria di un convento. Oriani si stabilì al Cardello e dedicò tutta la sua vita all’attività di letterato, storiografo e giornalista (oltre che politico di livello locale). Le sue opere spaziano dal romanzo ai trattati di politica e di storia, dai testi teatrali agli articoli giornalistici, sino alla poesia. Firmò le sue prime pubblicazioni con lo pseudonimo «Ottone di Banzole». Le Banzole sono una tenuta di famiglia, situata su un'altura prospiciente Tossignano, nell'Appennino imolese. Morì, in solitudine, il 18 ottobre 1909. Fu sepolto nel piccolo cimitero attiguo alla chiesa di Valsenio accanto al padre. Nell'aprile 1924 le sue spoglie furono traslate in un monumento funebre appositamente costruito, a opera di Giulio Arata.


sabato 1 novembre 2025

RACCONTARE UNA INGIUSTIZIA AGLI STUDENTI DI CASTELBOLOGNESE

    E' trascorso qualche mese dal mio ultimo post. Finito l'anno scolastico '24-'25 si sono succeduti molti avvenimenti di interesse nazionale ed internazionale e su tutti questi ha tenuto banco quanto accade in Medio Oriente ed in specifico nella striscia di Gaza. Guerra ad un popolo senza stato, un genocidio di fatto ma appena sussurrato perchè  non è ancora il tempo di disturbare chi lo commette (Israele), chi lo sostiene (Usa e non solo) e chi fa finta di non vederlo (Istituzioni europee, paesi tra cui l'Italia e cancellerie di Stati che dovrebbero dipingere le loro bandiere di rosso: quello della vergogna!
     Ma i giovani - tanti - non ci stanno a questo gioco ed hanno riempito piazze e strade d'Italia e di tanti altri paesi. Con loro le bandiere della Palestina e con loro - "trascinati" quasi a forza - quelle forze politiche e sociali che per troppo tempo hanno balbettato, hanno parlato molto ed agito poco ed a volte hanno agito al contrario di quanto la situazione richiedesse. Il protagonismo giovanile li ha costretti ad uscire, a metterci la faccia, ad inoltrarsi in un "fare" che li dovrebbe costringere a far attenzione a quanto faranno da ora in poi.
     Sono e siamo stati solidali con quei volontari che hanno messo a nudo la violenza - fisica ed anche di disprezzo per le regole - del governo israeliano e delle sue forze armate di occupazione, solcando le onde del mare che ci divide da Gaza, portando aiuti e solidarietà ad un popolo stremato e massacrato, fermati dalla forza bruta di un paese che sta prendendo in giro - in tutta tranquillità - un mondo intero! Ed anche quì tanti giovani, resistenti al potere di fare silenzio sui mali che ci stanno intorno, una lezione di democrazia che dovrebbe insegnare qualcosa a molti, a partire da chi della parola "democrazia" se ne fa un vanto ma poi la lascia morire di stenti ogni giorno....


.......ed ai giovani continuo e continuiamo a ritornare, li ritroviamo - come facciamo da tanti anni - nelle loro scuole, nelle aule, nei luoghi dove è giusto ricordare tanti eventi, per parlare di storia, per ricordare il dolore, per rivendicare la giustezza di reagire alle ingiustizie, quelle di un tempo e quelle di oggi, perchè l'ingiustizia non ha età, non nasce e non muore, semplicemente si rigenera, si aggiorna, assume facce diverse ma rimane la stessa di sempre: ingiustizia!
     Di questo e di altro ne abbiamo parlato (ieri, venerdì 31 ottobre) io e Matteo Pasi, responsabile dell'Associazione Pereira, ai professori, alle studentesse ed agli studenti delle terze A, B, C e D dell' I.C. "Carlo Bassi" di Castelbolognese, comune della provincia di Ravenna. Un incontro organizzato per approfondire quanto Matteo ed i suoi collaboratori di Pereira avevano già spiegato in un precedente contatto con gli studenti, nelle loro classi: la strage del 2 agosto 1980 avvenuta nella stazione di Bologna.
     Complessivamente una settantina di giovani che ci hanno seguito con attenzione, partecipando in silenzio alla rievocazione di ricordi lontani ma indimenticabili. Hanno seguito con rispetto ed interesse la mia testimonianza, il racconto di che cosa avvenne a Bologna, nella sua stazione, 45 anni fa, cosa provocò l'esplosione di quella bomba che i neofascisti dei Nar deposero in una delle sale d'aspetto e massacrando uomini, donne, bambini, devastando corpi e muri, violentando una città che nel passare di pochi minuti seppe reagire e dimostrare che si risponde alla violenza con la partecipazione, con i gesti di solidarietà e con quell'umanità estranea a coloro che hanno progettato quel massacro di cui furono complici anche personaggi ed organismi della nostra nazione e delle sue istituzioni.
     La storia di quel "37" che fu un caro amico con il quale condivisi ore ed ore di dolore e che seppe a suo modo mescolarsi tra le tante mani che scavavano, accompagnando nel loro ultimo viaggio quei corpi portati alla luce da chi muoveva pietre là dove avvenne la strage, l'hanno ascoltata con riguardo, nei confronti di chi la rievocava, rispettando l'emozione che viene sempre fuori quando il racconto approfondisce storie e sentimenti di chi era lì quel giorno così lontano eppure sempre vicino. Io li ringrazio perchè sono stati i giovani che hanno raccolto il richiamo a non essere indifferenti ed a reagire alle ingiustizie. Le loro domande, le loro strette di mano, i loro abbracci ne sono stati una prova.
     E' stata una mattinata importante e bella, con quei giovani e le loro/i loro docenti, con Matteo e l'Associazione Pereira. E' stato il mio inizio di un anno scolastico che sarà lungo, quindi...si ricomincia.

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La Scuola è intitolata al Dott.re Carlo Bassi

Il dott. Carlo Bassi nacque ad Argenta, in località Santa Maria Codifiume, il 19 dicembre 1878. Nel corso della prima guerra mondiale il dottor Bassi raggiunse il grado di capitano medico di complemento e fu nominato direttore dell’ospedale da campo n. 196. Per i meriti conseguiti gli vennero conferite due onorificenze: la Croce al Merito di Guerra e la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia. Nell’anno 1928 il dott. Bassi vinse il concorso per Medico Condotto e Primario dell’Ospedale Civile di Castel Bolognese, ove rimase sino al termine della seconda guerra mondiale, ricevendo nel 1944 la nomina a Commissario Prefettizio delle Opere Pie cittadine. La vita a Castel Bolognese scorse tranquilla sino alla sosta del fronte nell’inverno 1944-1945 quando il dott. Bassi spese gli ultimi mesi di vita al servizio della comunità sofferente del nostro Comune.

giovedì 17 luglio 2025

.....con i giovani di Libera

 Continuano i nostri incontri con la memoria e con la storia della strage del 2 agosto 1980.

 Oggi, in una struttura appartenente alla Congregazione Religiosa dei Dehoniani, nel quartiere San Donato di Bologna, ci siamo visti con i giovani di Libera, per raccontare a loro quanto accadde alla stazione della nostra città quarantacinque anni fa.

 Insieme a me c'erano Paolo Sacrati e Giovanni Zini, entrambi rimasti coinvolti, feriti, nell'attentato alla Stazione. In quella occasione Paolo perse mamma e nonna e dopo tanti anni il suo e quello di Gianni rimangono racconti carichi di emozione e di dolore per quanto hanno subito.

 Sette ragazze e sette ragazzi di Libera, di cui due di loro provenienti dal Benin mentre le altre e gli altri saliti fino a Bologna dalla Sicilia, da Roma, dalla Puglia e da altre provincie, seduti accanto a noi, in circolo, per non aver nessuno a capotavola e sentirci in tutto e per tutto uguali, uniti e legati dallo svolgersi del racconto, minuto dopo minuto. Il nostro racconto di quel giorno seguito con silenzio ed emozione da chi quel giorno non c'era ma vuole sapere e Paolo e Gianni lo hanno spiegato bene come nacque quel massacro, perchè, da chi fu concepito, organizzato, attuato e come vi si seppe opporre la loro Associazione nata per dare giustizia ed ottenere verità, perchè si sapesse chi, in questo nostro Paese, ha tramato contro la democrazia e ha sostenuto il progetto violento messo in piedi da neofascisti e complici di Stato.

 Un racconto, anche dalla mia voce, la memoria di come reagì una città, di come si oppose ad una ingiustizia e come si mise accanto a chi era stato colpito per dare affetto ed aiuto. 

E poi domande ed altre parti di quella storia che si intreccia anche con il crescere della loro generazione, quella di questi ragazzi che fanno i conti con le storture e le cose senza senso - per noi, ma non per chi le determina - di questo mondo vuoto di valori e che in loro mette paura ed allontanamento da quella necessità di farsi protagonisti del cambiamento. La politica per loro è un avversario che non sanno come combattere!

 E quando è arrivata l'ora di lasciarci abbiamo tutti avuto il sentore che l'incontro di oggi ci voleva, è stato utile, il loro impegno si è evidenziato nello star lì con noi con interesse ed anche nell'averci accolto non prima di aver discusso in gruppo che cosa avrebbero fatto oggi, una loro discussione che Paolo, Gianni ed io abbiamo percepito osservando la densità degli appunti segnati su quei tabelloni che erano alle nostre spalle e dai quali uscivano parole a noi famigliari: strage, P2, neofascismo, Gelli, Stato, depistaggi.....

 Li ringraziamo, tutte e tutti e con qualcuno di loro ci rivedremo tra non molto , a Marzabotto. 

 Ma io li ringrazio anche per ....quel gustoso piatto di maccheroni conditi con le zucchine che hanno voluto offrirmi, seduto tra di loro, continuando a parlarci....

venerdì 13 giugno 2025

BOMBE E SILENZI

 A chi giova aprire un'altro fronte di guerra?

Perché Israele non viene fermato in questa sua furibonda, criminale, assurda, ingiusta corsa al massacro di un popolo in Palestina ed ai continui bombardamenti che, indisturbato, compie in Libano, in Siria, nello Yemen ed ora in Iran? Perché?

La politica se ne guarda bene dal condannare, con fermezza, se ne guarda bene dall'imporre il rispetto delle norme internazionali, non ci pensa minimamente di applicare sanzioni e misure diplomatiche che fermino la mano dei macellai di Tel Aviv!

Israele ha la bomba! Quella atomica! Qualche centinaio sta nei suoi silos, pronte all'uso. Eppure bombarda, con ordigni di una tonnellata, centri di ricerca, case e strutture civili ma il mondo si preoccupa della (non) bomba iraniana e fa silenzio su quelle di Israele.

Che Netanyahu sia un criminale lo dicono ormai certi organismi internazionali ma cala il silenzio. Che stia compiendo un genocidio in Palestina lo dicono emeriti personaggi e organismi internazionali eppure cala il silenzio. 

Il nostro governo agisce in modo servile e complice, non prendendo con decisione le distanze dai massacratori e non si scosta dal complice invio di armi mentre a Gaza le stesse armi uccidono!

Per quanto ancora durerà questa ingiustizia?

IN VIAGGIO CON IL PRESIDENTE

      Cologno Monzese, alla periferia di Milano, ospita 47 mila abitanti , un formicaio di case (quasi) senza interruzione dove solo parcheg...