E' stato un diversivo, un diversivo importante e magari da ripetere, l'incontro che ieri pomeriggio abbiamo avuto con giovani e non solo scesi dall'Alto Adige e venuti sotti le Due Torri per incontrare ed ascoltare dall'Associazione tra i Famigliari delle Vittime, dalle nostre storiche e da noi testimoni quanto accadde nella stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980, alle ore 10:25.
Motore di questa iniziativa è stata SONIA ZANOTTI - ora bolzanina ma che ha tanto da condividere con il nostro territorio essendo stato il babbo cittadino di Castel del Rio - che in quel lontano sabato di 45 anni fa uscì gravemente ferita da quel vile attentato che provocò 85 vittime e 216 feriti. Sonia, oltre a far parte della squadra di testimoni che incontrano gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, è anche componente del Direttivo dell'Associazione tra i Famigliari alla quale da anni offre il proprio impegno per continuare la lunga battaglia per ottenere giustizia e conoscere la verità su quella strage.
Nella sua attività e grazie alle sue conoscenze a Bolzano e non solo, ieri Sonia ha accompagnato fino alla stazione un bel gruppo di persone: sedici, per la verità. Gente giovane e qualcuno anche con i capelli grigi, persone che fanno attività nei Centri Giovanili, altri che hanno iniziato la loro avventura di vita nelle vesti di giovani imprenditori ed altri ancora che si stanno impegnando nella ricerca di quanto va fatto per contrastare i rischi climatici operando come ricercatori in "Eurac Research", una istituzione che collabora con le Università dell'Alto Adige.
Ad attenderli, in stazione, c'erano CINZIA VENTUROLI e ANTONELLA BECCARIA, le nostre storiche oltre che scrittrici di libri, che di quella strage conoscono tutto e che con i nostri ospiti hanno saputo far onore alle loro immense conoscenze per aiutarli a capire, a sapere quello che non sempre si dice e si scrive su quell'attentato, a riflettere su intrecci complicati di quella storia che tira in ballo personaggi conosciuti e altri nell'ombra, gruppi terroristici e servizi di questo Stato che si resero complici di quella strage, uomini di giovane età e altri di arretrata storia e militanza nelle organizzazioni e nelle milizie che furono il sostegno criminale e violento di quel ventennio nazi-fascista di lontana memoria.
Ma erano presenti anche PAOLO LAMBERTINI, attuale Presidente dell'Associazione tra i Famigliari delle Vittime del 2 agosto 1980, ed il sottoscritto. Una presenza dovuta quella di Paolo, una presenza che mi è stata proposta la mia (e di cui ringrazio le persone che l'hanno chiesta).
Ed è così che Cinzia , cominciando quella sua esposizione storica davanti al muro giallo della sala d'aspetto, ha raccontato ogni momento di quella distruzione, ne ha illustrato e spiegato i segni che riconducono a quanto accadde, ha sottolineato l'importanza di quel luogo della memoria per i ricordi che svelano le lapidi, le fotografie, le targhe, i monumenti, lo squarcio in quel muro e quel pezzo di pavimento diverso dal resto, dove la bomba esplose e fece l'inferno.
Ed una volta giunti in quella "Sala del Dentone", nel Palazzo del Podestà, disposti intorno a quell'enorme tavolo rettangolare di vetro è stata la volta di Antonella, giornalista, ricercatrice e scrittrice sempre in grado di sorprendere chi l'ascolta per l'enormità di cose che sa spiegare, svelare, scomporre con parole talmente semplici che anche i bambini rimangono affascinati quando l'ascoltano (stessa cosa che accade con Cinzia!). Antonella ha saputo prendere spunto da poche domande per raccontare una lunga storia di crimini e di attentati alla democrazia, ancor prima che attentati alle persone. Dalle sue labbra abbiamo percorso oltre una metà del secolo scorso e parte di quello attuale: da ben prima di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) fino alla conclusione dei processi che hanno individuato e/o condannato colpevoli materiali, depistatori, complici, mandanti e finanziatori della strage alla stazione, passando attraverso storie di personaggi che hanno lasciato nelle vicende di questo paese tracce di sangue e violenza oltre che di piani per mettere fine ai diritti rivendicati da grandi masse di lavoratori, studenti, gente di popolo protagonisti di lotte che davano fastidio a molti!
Paolo Lambertini , il Presidente, nel portare il saluto della sua Associazione ha sottolineato l'importanza dell'incontro, il significato della conoscenza dei fatti che non deve essere limitata al nostro territorio, alle nostre scuole, alle nostre realtà locali ma uscire dalla regione e confrontarsi con altra gente, come oggi è accaduto perchè solo una grande attenzione ed una grande sensibilità può diventare un deterrente contro coloro che ancora tramano nell'ombra.
Ho finito io, con la mia testimonianza, forse dilungandomi troppo, forse emozionandomi oltre quello che di solito avviene nel corso delle mie testimonianze. Mentre raccontavo ciò che vidi e ciò che accadde quel giorno ho sentito l'attenzione ed il rispetto e questo mi basta perchè è stata attenzione e rispetto non tanto verso un vecchio autista di un vecchio autobus della linea 37 ma un'attenzione ed un rispetto rivolto a quanti ancora soffrono ed a quanti non possono più essere tra di noi. E quando il clima che si crea, alla fine di tutto, è fatto di silenzi o di parole semplici e umane credo si possa dire che abbiamo fatto una cosa buona.