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sabato 25 aprile 2026

PRIMA FU UN AEREO POI UNA BOMBA. QUELLI DEL SALVEMINI A CONFRONTO CON L'INGIUSTIZIA

 

Chi non ricorda quanto accadde al Salvemini il 6 dicembre 1990? Data l'età, i ragazzi e le ragazze che oggi ci sono venuti a trovare davanti alla stazione di Bologna non possono aver visivamente presente quelle tremende scene di distruzione e morte che lasciarono un ricordo triste ed uno stupore infinito. Quell'enorme squarcio nella fiancata della loro scuola, aule distrutte, il corpo di un aereo militare ancora tra quei mattoni e tra quei banchi devastati mentre sul prato venivano distesi i corpi di quei dodici studenti che perdettero la vita.

  I trentuno studenti di oggi ne conoscono la storia, quella loro insegnata da professori e genitori, quella che sicuramente sarà conservata in immagini appese a qualche muro del loro Istituto, quella che avranno letto su ritagli di giornali e/o altri documenti che faranno parte di un percorso di memoria che non può non essere presente tra le mura dell'ITCS "Gaetano Salvemini" di Casalecchio di Reno, appendice, ormai, della città di Bologna.

  Ed un percorso della memoria i giovani delle 5aS e 5aR, insieme alle quattro professoresse che li hanno accompagnati fino a noi, lo hanno compiuto anche IERI 24 APRILE 2026  partendo da quanto hanno potuto ascoltare dalla  voce del nostro Michele Sgobio, davanti al muro esterno della sala d'aspetto di Bologna Centrale, in cerchio intorno a quello squarcio, alle targhe e poi alle lapidi, ai monumenti, all'orologio che "raccontano" di quel luogo della memoria dove avvenne la più grande strage di civili mai compiuta nel nostro paese dal dopoguerra: 85 vittime ed oltre 216 feriti.

 


Una lunga storia fatta di date, di fatti, di nomi che Michele ha con pazienza e con chiarezza portato alla conoscenza dei ragazzi e delle ragazze del Salvemini. Una strage raccontata nei suoi particolari storici, quegli elementi di conoscenza che permettono di inquadrare un pezzo di nostra storia lontana (per i giovani) ma ancora così sentita da chi trascorre il passare del tempo tra le strade, i palazzi, i giardini di questa nostra città, Bologna., e non vuole, non può dimenticare.

  Colpevoli materiali di quell'attentato, complici e finanziatori, depistatori e personaggi indegni di far parte di certe nostre istituzioni, vecchi rottami del fascismo arrivati fino a noi che si sono mescolati a giovani neofascisti con la voglia di "sparare nel mucchio" e colpire persone innocenti e tutti con lo stesso disegno: colpire pesantemente una democrazia e le sue istituzioni. E poi gli arresti, i processi, le assoluzioni e di nuovo altri processi, le condanne e poi le assurde e definitive scarcerazioni, seppur non per tutti. Michele ha spiegato ogni cosa, fino a quanto accade oggi, fino a dire che è ancora grande la necessità di vigilare e continuare a chiedere giustizia ed invocare verità sui fatti del 2 agosto 1980.

  Dopo di lui la mia testimonianza. Quella di un autista alla guida di un autobus della linea 37 ed intorno tante mani che scavavano, soccorrevano, rispondevano con dedizione ad una ingiustizia senza fine, una coralità di gesti che si trasformarono in una coralità di affetto e solidarietà ma anche di energica risposta a chi pensava di seminare terrore ed ottenne - da Bologna e dalla sua gente - reazione e difesa delle istituzioni, pretendendo ricerca dei colpevoli e denunciando connivenze e silenzi.

  Il Salvemini ha fatto la sua parte, con noi. L'adesione al progetto "Educare attraverso i luoghi" ha portato i suoi studenti nel luogo principale della principale strage avvenuta in Italia.  Aggiungeranno altre storie di donne ed uomini, di giovani e bambini, a quella "loro" storia di altri ragazzi uccisi senza colpa, da un aereo. Avranno occasione di riflettere su che cosa è l'ingiustizia, su quali compiti li aspetti la vita che vanno ad affrontare e noi - oggi Michele ed io - speriamo di essere stati in grado di spingerli a non girare mai le spalle a quanti ancora hanno bisogno del nostro aiuto., in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo.

INCONTRI....

 Il mondo è piccolo! A volte basta un niente per constatarlo, proprio quanto è accaduto MERCOLEDI' 22 APRILE, tra le 10.30 e mezzogiorno, a Bologna.

 In compagnia di MATTEO PASI, responsabile dell'Associazione Pereira, avevo appena messo piede nell'atrio dell'Istituto Superiore "Rosa Luxembourg", una scuola importante non solo per chi studia e chi insegna ma anche per chi vi si reca per parlare agli studenti di un fatto grave accaduto a Bologna quasi quarantasei anni orsono: la strage alla stazione del 2 agosto 1980.

 Matteo ed io avremmo dovuto incontrare gli studenti della 4aDR che al Luxembourg studiano "Relazioni Internazionali" e davanti a loro avrei portato la mia testimonianza di persona che in quel lontano sabato si mescolò ai tanti uomini, donne, giovani che portarono soccorso ai feriti e - nel mio caso - accolsero su un autobus della linea 37 i poveri resti di tante vittime per accompagnarli in quelle spoglie e fredde stanze delle camere mortuarie della città di Bologna. Facevo seguito a Matteo che nelle settimane precedenti era venuto nelle classi di questi giovani per aiutarli a ragionare su un periodo della nostra storia recente ed avvicinarli ad argomenti difficilmente documentati sui libri di scuola come possono essere le stragi, le lotte, il neofascismo, i depistaggi, le deviazioni di parti delle nostre Istituzioni, ruolo ed azioni dei Nar ecc..

  Nell'atrio di quella scuola ecco farsi avanti persone che noi ben conosciamo: Martina Marzaduri - ottima formatrice dell'Associazione Pereira - e Donato Ungaro - giornalista, collaboratore di Pereira, persona di grandi conoscenze e di inarrestabile impegno nella denuncia e nella ricerca di quanto ruota intorno ai crimini di Mafia ma anche di terrorismo e stragi. Nello spazio di pochi centimetri, alla periferia ovest di Bologna si sono incontrate persone provenienti da Bagnacavallo, da Imola, da San Lazzaro e da Sant'Agata Bolognese! Saluti scambiati assaporando dialetti diversi: il bello della diversità nel fare la stessa cosa!

 Il tempo a nostra disposizione non era tanto eppure in quella loro "aula magna", le sedici ragazze e ragazzi della 4aDR con altri prof mescolati tra di loro, hanno potuto seguire il racconto di quanto resta e resterà per sempre nei miei ricordi di quel sabato 2 agosto 1980. Matteo - e Martina, rimasta con noi - mi hanno introdotto con un breve spezzone di quel bel documentario che fu fatto un po' di anni fa: "Un solo errore".

Poi sono stati i miei ricordi a parlare. I ricordi di una persona tra le persone che quel 2 agosto seppero trasformarsi in soccorritori, in accompagnatori, in "psicologi", in tanti altri ruoli accomunati tutti dalla volontà di stare lì, tra quelle macerie per condividere insieme valori e sentimenti, il dolore e la rabbia, la reazione e la solidarietà. Poco più di un'ora nel corso della quale le parole si sono spesso intrecciate con l'emozione e l'emozione è stata rispettata e condivisa dai giovani che mi stavano davanti, interpretata come è giusto farlo: un ritorno a quel luogo, un sentire quei rumori, quei pianti, quella volontà di stare vicino a vittime, feriti, famiglie, con l'affetto ed anche con la fermezza che un atto di tale vigliaccheria impone.

 Qualche domanda poi, al termine, i loro saluti e - come spesso accade - lo svuotarsi della sala nel silenzio che parla da solo. Si partecipa anche così, silenziosamente, al racconto di una strage, al racconto di come si reagisce, al racconto di come la semplicità umana diventa valore e lascia segni che non si dimenticano. Può apparire strano ma anche il silenzio dei ragazzi ci riporta al silenzio di quel giorno lontano quando non erano le parole che avevano un peso ma furono i gesti a parlare e divennero un  coro di grande ed umana risposta.

 E poi, fuori da quelle aule, tornando alle nostre case, ci siamo ripresi quel nostro modo di stare insieme, Matteo ed io, con quel chiacchierare che è stato utile a riassumere quanto era avvenuto tra le 10 e trenta e mezzogiorno di quel mercoledì 22 aprile....


mercoledì 22 aprile 2026

A META' STRADA...

 Lungo la via tra Trento e Roma c'è la turrita Bologna.

 Tra il Castello del Buonconsiglio di Trento e l'Altare della Patria di Roma c'è il Colle della Guardia, l'occhio che osserva le Due Torri!

 Tra la Stazione Treni Trento e la Stazione Termini Roma c'è la "Stazione Centrale di Bologna - 2 agosto 1980"

 Ed è quì, nella nostra stazione dei treni, che LUNEDI' 20 APRILE, alle ore 8.30, sono venuti ad incontrarci studenti e professori del "Liceo L. Da Vinci" di Trento.

 Un incontro pianificato da tempo, voluto ed organizzato da quel nostro caro prof che risponde al nome di Alberto Conci, una conoscenza che ha reso possibile il contatto tra i nostri docenti di storia, i nostri testimoni, la nostra Associazione tra i Famigliari delle Vittime della Strage alla Stazione ed i professori, gli studenti ed altri interessati delle scuole trentine sensibili al ricordo della strage che il 2 agosto 1980 distrusse parte della stazione della nostra città provocando 85 vittime ed oltre 216 feriti. 


 Tredici tra studentesse e studenti della 4a che frequentano lo scientifico, Stefania e Laura, le loro prof accompagnatrici e Alberto venuto fino a Bologna come guida di questo bel gruppo di interessati alla storia hanno volutamente fatto sosta nella nostra città per ascoltare dalla voce di Rossella Ropa e dalla mia la ricostruzione storica e la testimonianza di quella giornata che ricorda la più grande strage di civili mai verificatasi nel nostro paese, dal termine del secondo conflitto mondiale sino ai giorni nostri. 

 La loro è stata una decisione saggia perchè "spezzare" un itinerario di viaggio ed anche di divertimento per conoscere dal vivo e sui luoghi che quel giorno ne furono coinvolti, la strage del 2 agosto ha dimostrato sensibilità, rispetto e volontà di non dimenticare un pezzo di storia che mise in luce trame occulte pensate e volute per colpire pesantemente la nostra democrazia e far emergere un complotto fatto di individui ed istituzioni che si ispiravano a valori e progetti di matrice neofascista.

 


I nostri ospiti ci hanno ascoltato e lo hanno fatto con convinzione per congedarsi da noi con garbo e gentilezza ed anche con quel particolare modo di salutare che racchiude in se la contentezza di aver fatto una tappa importante prima della loro ripartenza....

 ....e a Roma - dove sono ora - avranno sicuramente qualche momento per scambiarsi qualche accenno che li riporta dentro a quei momenti di storia raccontati da Rossella ed a quei gesti che la mia memoria ha riproposto loro affinchè non dimentichino che cosa possono fare le mani e le coscienze di tante donne, tanti uomini, tanti giovani, l'andare avanti ed indietro di un autobus, la forza di rispondere alla violenza ma con la tenerezza dell'affetto, la decisione energica ma pacifica di opporsi al disegno restauratore di un manipolo di delinquenti, anche di qualche parte delle nostre Istituzioni.

giovedì 16 aprile 2026

DAL SUDTIROLO ALLE DUE TORRI

      E' stato un diversivo, un diversivo importante e magari da ripetere, l'incontro che ieri pomeriggio abbiamo avuto con giovani e non solo scesi dall'Alto Adige e venuti  sotti le Due Torri per incontrare ed ascoltare dall'Associazione tra i Famigliari delle Vittime, dalle nostre storiche e da noi testimoni quanto accadde nella stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980, alle ore 10:25.

     Motore di questa iniziativa è stata  SONIA ZANOTTI -  ora bolzanina ma che ha tanto da condividere con il nostro territorio essendo stato il babbo cittadino di Castel del Rio -  che in quel lontano sabato di 45 anni fa uscì gravemente ferita da quel vile attentato che provocò 85 vittime e 216 feriti. Sonia, oltre a far parte della squadra di testimoni che incontrano gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, è anche componente del Direttivo dell'Associazione tra i Famigliari alla quale da anni offre il proprio impegno per continuare la lunga battaglia per ottenere giustizia e conoscere la verità su quella strage.

     Nella sua attività e grazie alle sue conoscenze a Bolzano e non solo, ieri Sonia ha accompagnato fino alla stazione un bel gruppo di persone: sedici, per la verità. Gente giovane e qualcuno anche con i capelli grigi, persone che fanno attività nei Centri Giovanili, altri che hanno iniziato la loro avventura di vita nelle vesti di giovani imprenditori ed altri ancora che si stanno impegnando nella ricerca di quanto va fatto per contrastare i rischi climatici operando come ricercatori in "Eurac Research", una istituzione che collabora con le Università dell'Alto Adige.

     Ad attenderli, in stazione, c'erano CINZIA VENTUROLI e ANTONELLA BECCARIA, le nostre storiche oltre che scrittrici di libri, che di quella strage conoscono tutto e che con i nostri ospiti hanno saputo far onore alle loro immense conoscenze per aiutarli a capire, a sapere quello che non sempre si dice e si scrive su quell'attentato, a riflettere su intrecci complicati di quella storia che tira in ballo personaggi conosciuti e altri nell'ombra, gruppi terroristici e servizi di questo Stato che si resero complici di quella strage, uomini di giovane età e altri di arretrata storia e militanza nelle organizzazioni e nelle milizie che furono il sostegno criminale e violento di quel ventennio nazi-fascista di lontana memoria.

     Ma erano presenti anche PAOLO LAMBERTINI, attuale Presidente dell'Associazione tra i Famigliari delle Vittime del 2 agosto 1980, ed il sottoscritto. Una presenza dovuta quella di Paolo, una presenza che mi è stata proposta la mia (e di cui ringrazio  le persone che l'hanno chiesta).

     Ed è così che Cinzia , cominciando quella sua esposizione storica davanti al muro giallo della sala d'aspetto, ha raccontato ogni momento di quella distruzione, ne ha illustrato e spiegato i segni che riconducono a quanto accadde, ha sottolineato l'importanza di quel luogo della memoria per i ricordi che svelano le lapidi, le fotografie, le targhe, i monumenti, lo squarcio in quel muro e quel pezzo di pavimento diverso dal resto, dove la bomba esplose e fece l'inferno.

Da lei abbiamo ascoltato le storie di vita, i progetti infranti, i sogni di grandi e piccoli  "fatti deragliare" da mani assassine, mani neofasciste.

     Ed una volta giunti in quella "Sala del Dentone", nel Palazzo del Podestà, disposti intorno a quell'enorme tavolo rettangolare di vetro è stata la volta di Antonella, giornalista, ricercatrice e scrittrice sempre in grado di sorprendere chi l'ascolta per l'enormità di cose che sa spiegare, svelare, scomporre con parole talmente semplici che anche i bambini rimangono affascinati quando l'ascoltano (stessa cosa che accade con Cinzia!). Antonella ha saputo prendere spunto da poche domande per raccontare una lunga storia di crimini e di attentati alla democrazia, ancor prima che attentati alle persone. Dalle sue labbra abbiamo percorso oltre una metà del secolo scorso e parte di quello attuale: da ben prima di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) fino alla conclusione dei processi che hanno individuato e/o condannato colpevoli materiali, depistatori, complici, mandanti e finanziatori della strage alla stazione, passando attraverso storie di personaggi che hanno lasciato nelle vicende di questo paese tracce di sangue e violenza oltre che di piani per mettere fine ai diritti rivendicati da grandi masse di lavoratori, studenti, gente di popolo protagonisti di lotte che davano fastidio a molti!

     Paolo Lambertini , il Presidente, nel portare il saluto della sua Associazione ha sottolineato l'importanza dell'incontro, il significato della conoscenza dei fatti che non deve essere limitata al nostro territorio, alle nostre scuole, alle nostre realtà locali ma uscire dalla regione e confrontarsi con altra gente, come oggi è accaduto perchè solo una grande attenzione ed una grande sensibilità può diventare un deterrente contro coloro che ancora tramano nell'ombra.

     Ho finito io, con la mia testimonianza, forse dilungandomi troppo, forse emozionandomi oltre quello che di solito avviene nel corso delle mie testimonianze. Mentre raccontavo ciò che vidi e ciò che accadde quel giorno ho sentito l'attenzione ed il rispetto e questo mi basta perchè è stata attenzione e rispetto non tanto verso un vecchio autista di un vecchio autobus della linea 37 ma un'attenzione ed un rispetto rivolto a quanti ancora soffrono ed a quanti non possono più essere tra di noi. E quando il clima che si crea, alla fine di tutto,  è fatto di silenzi o di parole semplici e umane credo si possa dire che abbiamo fatto una cosa buona.

lunedì 13 aprile 2026

EMILIANI SCESI DA NORD - Studenti del "Corni" di Modena e del "Marconi" di Piacenza con noi per capire cosa fu il 2 agosto 1980

 Scampoli di tempo - gli impegni sono tanti e di vario genere - mi impongono di registrare gli ultimi incontri con gli studenti in modo sintetico, abbreviato ma con lo stesso senso di soddisfazione e con la stessa consapevolezza di aver portato memoria e voce ad altre classi, ad altri giovani contribuendo a tener vivo il ricordo di una data importante e di un fatto indimenticabile: il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 9-13

Quindici studenti (ragazze e ragazzi) della 5aA mn dell'Istituto di Istruzione Superiore di Modena "F. CORNI", che studiano Meccanica e Meccatronica.

Carla, Maria Elena e Simona sono le prof che li hanno "guidati" da noi, a Bologna.

Ad incontrarli c'eravamo PAOLO MAORET ed il sottoscritto, puntualmente presenti davanti al muro giallo dell'ala ovest della stazione, di fronte al binario numero uno.

E da lì è partita la storia di una strage. Prima con le parole - una lezione colma di particolari, nomi, date e fatti - di Paolo che, con quel suo racconto didattico, ha illustrato ai giovani che gli stavano davanti segreti e conoscenze di quella che fu la più grande strage del dopoguerra, con i suoi 85 morti, gli oltre 216 feriti ed una intera parte della stazione bolognese distrutta da una bomba collocata nella sala d'aspetto di 2a classe e fatta esplodere alle 10.25 di quel lontano sabato. 

Poco dopo, in quella grande sala del Palazzo Comunale, il mio racconto di testimone di quel giorno. Le azioni di tanta gente, il soccorso e l'affetto mescolato ad una risposta ferma ed efficace per essere d'aiuto e per rovesciare piani pensati e realizzati da terroristi e collaboratori di un progetto criminale. Il muoversi silenzioso di chi scavava tra le pietre di quelle macerie e chi viaggiava ininterrottamente con un autobus, per dare pace, l'ultima pace, a corpi ormai silenziosi. Un autobus della linea 37 che si unì al coro antifascista di persone semplici ma determinate a lasciare un segno di civiltà nella storia della città e del paese.

Una bella occasione fatta propria dagli studenti. Una storia ascoltata con interessato rispetto. La conferma che i giovani del Corni ci fanno visita per aggiungere al loro bagaglio di conoscenza anche la storia triste di quella "nostra" strage. Per non dimenticare!


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 14-17

Quaranta ed anche più! Da Piacenza e dalle classi 5aM e 5aH di quel loro Istituto Superiore "G. MARCONI" che li forma come futuri informatici e meccanici.

Hanno avvicinato il sottoscritto e ROSSELLA ROPA (oggi pomeriggio toccava a lei fare la docente!) puntualmente alle 14, davanti al sacrario dei caduti partigiani, di fronte a quella imperiosa statua conosciuta ormai da tutti i bolognesi e non solo come "il Gigante", con le loro prof Annalisa, Laura ed altre colleghe a tenerli coordinati per dare immagine ancor più seria al loro già serio atteggiamento di ascolto e rispetto allorchè Rossella ha dato inizio alla sua lezione di storia.

Dentro quella sala - che noi abbiamo affettuosamente ribattezzato "Direttorio" - l'hanno ascoltata, resistendo valorosamente agli attacchi che la stanchezza e la digestione sono sempre pronti a farsi vivi nelle prime ore del pomeriggio, e hanno preso atto - da ogni parola che usciva dalle labbra di Rossella - di una storia che conoscevano relativamente, per grandi linee. Ovvio, quindi, che tutti i particolari di quella strage che distrusse l'ala ovest della stazione di Bologna il 2 agosto 1980 ha destato in loro attenzione, curiosità, anche stupore e poi sentirsi coinvolti da quel filo di emozione che è arrivato quando è stata la volta della mia testimonianza.

Una testimonianza che si è amalgamata al percorso storico che Rossella aveva appena spiegato. Personaggi di una strage che si sono intrecciati con i "personaggi" dei soccorsi, degli aiuti, della solidarietà portata alle vittime di quella strage. Una bomba e poi le mani, gli autobus, la vigliaccherìa di pochi combattuta dalla volontà di molti. Un orologio, un autobus della linea 37, un quadro: oggetti che rimarranno nella nostra e nella loro - dei ragazzi oggi con noi - memoria.

Aver fatto parte di quel piccolo corteo - loro, i prof ed io - che alla fine ci ha portato tutti in stazione, a vedere muri tinti di giallo che raccontano momenti in cui altri muri crollarono, un quadrato di pavimento affossato, un vecchio quadro e lapidi con una lista interminabile di nomi e poi trovare le parole per dare l'ultimo pezzetto di storia ad oggetti inanimati ma che ci raccontano storie di "anime" non più tra di noi è stato per me emozionante. Lo devo a Rossella, a lei che mi ha lasciato questo compito che non mi compete ma che ho accettato con grande orgoglio!

Ci sono rimasti non  solo i saluti. 

Su quel libro che raccoglie firme di visitatori del Palazzo del Podestà, qualcuna - o qualcuno - di loro ha voluto scrivere poche parole, un nome imperfettamente scritto ma che ha un grande significato per noi che crediamo ancora in questo progetto. Tutto il resto era e rimane in noi, accompagnerà loro ma anche noi che abbiamo avuto il privilegio di incontrarli.


sabato 11 aprile 2026

SAN GIOVANNI IN PERSICETO ED I SUOI GIOVANI

      Nelle classi dell'Istituto "Archimede" di San Giovanni in Persiceto mi ci ero recato già altre volte ed in ognuna delle occasioni lo avevo fatto in compagnia di MATTEO PASI, responsabile dell'Associazione Pereira nonchè coautore del docufilm "Un solo errore", uno dei primi documenti filmati che ci parlano della strage avvenuta il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.

     E con Matteo - che in questo istituto era già entrato per incontrare anche i ragazzi e le ragazze di oggi, facendo loro quella lezione didattica che ha reso possibile la comprensione per questi giovani di che cosa fu quel periodo della nostra storia dove ai bisogni di conquiste democratiche e diritti si rispose con la violenza e con il sangue - giovedì scorso 9 aprile sono tornato per incontrare le studentesse e gli studenti di una classe 4a e di una 5a e per parlare loro di ciò che accadde alla stazione quel sabato mattina di agosto, poco meno di 46 anni fa.

     Ad accoglierci la prof DANIELA SAGUATI, poi coadiuvata durante l'incontro da altri due suoi colleghi dell'Istituto mentre ad ascoltare me e Matteo i 22 giovani che hanno scelto come indirizzo di studio Amministrazione e Finanza, materie di tutto rispetto per l'impegno che richiedono nell'apprenderle.

     E così, tra le ore 10.30 e mezzogiorno, in quella loro Aula Magna di mia conoscenza, dopo aver visionato pochi ma significativi minuti di quel "Un solo errore" che fa sempre da introduzione alla mia testimonianza ogni volta che vado con Pereira, ho riaperto i cassetti della mia memoria ed ho raccontato con semplicità ma con emozione che cosa avvenne alla stazione dei treni e come seppero reagire la popolazione, le istituzioni, i servizi, il personale di enti, ospedali, strutture civili e militari bolognesi per aiutare e soccorrere, cercare di salvare vite, portare quegli ultimi gesti di affetto e rispetto a chi la vita non l'aveva più, rispondendo al contempo ad una inaudita violenza pensata, organizzata da personaggi e servizi di fede fascista mentre a compierla materialmente furono giovani elementi neofascisti appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari.     


Agli studenti che avevo davanti ho raccontato di donne ed uomini, di personale preparato e di gente inesperta, di medici ed operai, vigili del fuoco ed infermieri, di poliziotti e ferrovieri, di giovani del servizio di leva, di muratori ed impiegati, taxisti ed autisti di autobus, di mani nude che cercavano corpi feriti e di autobus che quei corpi trasportarono agli ospedali, del silenzio e del rispetto per altri corpi inanimati adagiati sul pavimento di quel 37 che condussi per ore ed ore verso quelle camere mortuarie dove finirono le tante storie ed i tanti sogni di gente incolpevole, di fanciulli e giovani che non hanno potuto conoscere la felicità di una vita piena di progetti da realizzare.

     Con l'emozione sempre lì a farsi viva è stato un bell'incontro, seguito silenziosamente con rispetto e con attenzione. La loro prof, al termine del tempo a nostra disposizione, ha detto che nulla verrà dimenticato ed io so che sarà così perchè quei momenti di umanità ed affetto usciti attraverso le parole del mio racconto non se ne andranno dalla loro mente. Ed è quello che Matteo ed io crediamo debba avvenire, sempre, ogni volta.


mercoledì 1 aprile 2026

LA MEMORIA, LA STORIA DIETRO UNO SCHERMO

     Dove non è possibile incontrarsi direttamente c'è sempre il web che ci viene in soccorso!

   E' quello che hanno pensato al "Lanfranco", la scuola media di Modena che poche settimane fa ha visto gli studenti di una delle sue classi, la 3aB, arrivare in stazione a Bologna per dedicare parte della mattinata alla visita di quel luogo della memoria - l'ala ovest - distrutto il 2 agosto 1980 dallo scoppio di una bomba collocata dai terroristi dei Nar.

    Una ventina in totale, accompagnati da SIMONA ANSALONI, ottima insegnante e buona amica, che da anni sappiamo essere una convinta formatrice didattica e curatrice della memoria storica di quel periodo che attraversa gli ultimi decenni del secolo scorso e che lei trasmette con pazienza, costanza e convinzione ai ragazzi delle sue classi affinchè conoscano anche quel pezzo di storia complesso e non sempre presente nei testi scolastici.

     Davanti alla stazione di Bologna i ragazzi di Simona si erano inventati "diffusori" di storia e storie grazie a quelle pagine, lette e diffuse tra i viaggiatori in transito, dove si parlava di vite spezzate dallo scoppio di una bomba e di sogni e progetti interrotti per sempre. Autori e diffusori: un modo originale di fare memoria e sentirsi protagonisti di un gesto di grande utilità e sensibilità!

     Loro volevano ascoltare anche la storia di quel giorno dalla voce di un testimone del tempo, mi avevano contattato ma non era stato possibile incontrarci ed è così che è venuta l'idea di "incontrarci" in collegamento online, quello che abbiamo realizzato ieri mattina, martedì 31 marzo 2026.

     Separati da uno schermo, seduti davanti ad un computer, loro nella loro classe 3aB e con i tanti chilometri che li separavano da me, ieri abbiamo recuperato quella mancanza di contatto che invece è stato utile riprenderci. Tra Imola e Modena si è intrecciato un dialogo, ne è venuta fuori una storia fatta di gesti compiuti e di emozioni vissute, loro hanno prima ascoltato me, la mia testimonianza, poi io ho raccolto le loro impressioni, le domande alle quali mi chiedo se sono stato all'altezza di rispondere esaurientemente e con chiarezza. Simona ha sapientemente fatto da filtro rendendo agevole un colloquio "sabotato" da quella sola ora di tempo che avevamo a disposizione ma il suo lavoro è stato decisivo per la riuscita del nostro appuntamento.

E così anche quelle ragazze e quei ragazzi del Lanfranco hanno potuto essere parte attiva di quel progetto che ci vede coinvolti insieme - studenti, insegnanti, volontari, testimoni - nella conservazione della memoria e nell'impegno umano e civile per non dimenticare coloro che non ci sono più.

     Nel ringraziare la loro prof Simona Ansaloni per questa mattinata da ricordare, voglio dire ad  Arianna e CHristian che le belle e motivate domande che mi hanno posto sul finire dell'incontro, per me sono state le domande di tutti loro, perchè sono state la testimonianza del loro interesse collettivo e questo mi è stato di grande aiuto nel raccontare un giorno di dolore mai facile da fare ma che lo può diventare se senti intorno a te il rispetto e l'ascolto....

     ....quello che ha saputo dare la 3aB, ieri.

PRIMA FU UN AEREO POI UNA BOMBA. QUELLI DEL SALVEMINI A CONFRONTO CON L'INGIUSTIZIA

  Chi non ricorda quanto accadde al Salvemini il 6 dicembre 1990? Data l'età, i ragazzi e le ragazze che oggi ci sono venuti a trovare d...