I quaranta studenti che oggi ci hanno raggiunto a Bologna, provenienti da Reggio Emilia, vanno ad aggiungersi ai tanti altri loro concittadini che li hanno preceduti e che sono venuti sotto le due torri per ascoltare la ricostruzione di quella vicenda che ha lasciato un segno profondo nella memoria di tutti noi: la strage alla stazione, l'attentato del 2 agosto 1980 avvenuto a Bologna.
Accompagnati dai loro quattro docenti - Anna, Maria Rosaria, Immacolata e Bernardo - gli studenti del Nobili si sono radunati intorno a Rossella Ropa per iniziare l'ascolto della sua lezione di storia contemporanea. Davanti a loro quel muro giallo che reca i simboli di un atto devastante che causò la morte di 85 innocenti ed il ferimento di altri 216 tra donne, uomini e bambini. Alle loro spalle quel binario numero uno sul quale sostava il treno contro cui si scagliò la violenza dell'esplosione che sbriciolò l'ala ovest della stazione. Devastazione e morte, paura e reazione, aiuti e lacrime, mani che scavavano ed urla di indignazione che si levavano contro coloro che si erano macchiati di quell'orrendo delitto: questo ha spiegato ai giovani di ieri Rossella indicando lapidi con tanti nomi ed oggetti che portano ancora i segni di quel mattino, in stazione, alle dieci e venticinque.
Le mattonelle con 85 nomi, un orologio immaginario diventato monumento, ora senza quelle sfere che segnavano le 10.25 e l'altro orologio, quello vero, ancora appeso all'angolo della stazione e fermo a segnare per sempre quell'ora che mise fine alle vite di tanti. Anche su questi importanti segni della memoria la nostra Rossella ha spiegato il significato del loro essere in quel luogo, accanto alla sala d'aspetto, vicino a quelle lapidi, a quelle targhe, a pochi passi da quel buco nel pavimento che testimonia la violenza dell'esplosione voluta da complici criminali di questo Stato e compiuta da delinquenti terroristi neofascisti. Nel raggio di poche decine di metri è chiusa la storia di una violenza che colpì la città di Bologna e minacciò la democrazia di un intero paese.
Da come hanno seguito ed ascoltato le parole di Rossella abbiamo intuito che i giovani di Reggio Emilia si sentivano coinvolti in una esperienza non facile da assimilare ma importante perchè li stava aiutando a dare risposte ad interrogativi sicuramente collegati all'incompletezza degli insegnamenti che i programmi scolastici offrono su questo ed altri momenti della storia "recente" del nostro paese. Questa difficoltà non è solo loro, altri Istituti, altri docenti e studenti ci fanno notare le stesse lacune, la stessa fatica nel dover destreggiarsi per inserire nei loro programmi didattici - e farlo come si deve - la storia di quegli anni del secolo scorso che hanno lasciato un segno indimenticabile perchè furono anni certamente di paura e di dolore ma anche di grandi lotte, diritti conquistati e di grande partecipazione.
Anche l'incontro con il testimone si è dimostrato una parentesi insolita, il passaggio dalla lezione di storia al racconto di qualcosa rimasto nella memoria, la memoria di qualcuno che viene messa a disposizione di altri per agevolare la comprensione di gesti fatti, di emozioni vissute, di valori trasformati in operosità, di rispetto diventato affetto, di rabbia e dolore trasformate in silenziose azioni di risposta e di rifiuto della violenza, la delicatezza dei gesti che hanno ridato orgoglio a noi e dignità a tanti corpi devastati.
Quel racconto da me fatto - seguendo la traccia che già Rossella aveva indicato - e seguito dagli studenti in silenzio, ha lasciato un segno in tanti di loro. La storia di tante persone anonime ma con un grande cuore, gente che non sentiva il dolore dell'immergere le loro mani tra quelle pietre che tagliavano si è unita alla mia storia di autista del 37, una coralità di soccorsi e di anime che si sono strette intorno alla sofferenza di altri, per non lasciarli soli, per dare un senso a cose che sembrano sempre e solamente scritte sui libri ma lì si trasformarono in gesti di grande civiltà.Sono venuti vicino a noi, hanno voluto chiedere, hanno voluto lasciarci il loro sorriso, la testimonianza che "avevano capito", ci siamo scambiati quel segno di amicizia che è stringersi la mano, continuavamo a stare mescolati quasi a impedire che le tante parole dette potessero sfumare via, evaporare e ci siamo lasciati così, li abbiamo visti uscire dalla sala infreddolita, con i loro docenti a guidarli fuori dal Palazzo Comunale e noi, Rossella ed io, a riflettere su quante cose accadono in una mattinata....
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La scuola è intitolata a Leopoldo Nobili
Fisico, grande esperto di elettromagnetismo, inventore, tra l’altro del galvanometro astatico, professore di Fisica, nato a Trassilico nel 1784.
Prima di dedicarsi alla scienza, Leopoldo aveva seguito la carriera militare. Entrato all’accademia di Modena nel 1800, dopo tre anni aveva conseguito il titolo di luogotenente nel Corpo d’artiglieria e, successivamente, venne promosso al grado di capitano e destinato alla direzione della fabbrica d’armi di Brescia. Richiamato come insegnante di fisica presso l’Accademia, il Nobili affascinato dalla figura e dal carisma dell’Imperatore nonché re d’Italia Napoleone Bonaparte, decise di seguirlo nella campagna di Russia come ufficiale d’artiglieria.
Durante la battaglia di Malojaroslavets (24 ottobre 1812) fu catturato dai cosacchi del colonnello Sisoev III. Approfittando della confusione che regnava nell’esercito russo, riuscì, con un compagno d’armi, ad abbandonare la zona e, attraversati i territori non ancora devastati dal conflitto, a tornare in Italia. Quando nel 1813 l’Austria insieme alle potenze alleate dichiarò guerra alla Francia ed iniziò le ostilità nel Friuli contro le truppe del Regno Italico, Leopoldo combatté coraggiosamente a Palmanova (la fortezza rimase inespugnata) sotto il comando del barone e generale, François Valterre. Al termine delle guerre napoleoniche questo irriducibile soldato affascinato dal mito di Napoleone si ritirò a vita privata dedicandosi agli studi che lo avrebbero reso famoso.
Sviluppò numerosi strumenti di precisione per la misurazione di correnti elettriche e fenomeni magnetici che ebbero un ruolo fondamentale nel progresso della fisica sperimentale.
Morì a Firenze nel 1835 e fu sepolto con monumento funebre in Santa Croce.