Quello di ieri resterà un pomeriggio vivo nella mia memoria! Quattro ore dense di momenti in cui l'allegria si è mescolata alla serietà, l'emozione ha preso il sopravvento sul sorriso, il coinvolgimento e l'interesse hanno prevalso sulla disattenzione e gli sguardi hanno saputo diventare anche momenti condivisi di vicinanza, rispetto ed affetto.
A rendere vero e palpabile tutto questo sono stati i 32 studenti e studentesse arrivati alla stazione di Bologna dalla scuola dove studiano, l'IIS "E. Mattei" di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna.
Il nostro incontro - insieme a me, testimone della giornata, c'era Giovanni Mulargia, il docente a cui è spettato il non sempre facile compito di fare storia, avvicinando questi giovani alla conoscenza di quanto avvenne a Bologna il 2 agosto del 1980 - ha avuto inizio nel primissimo pomeriggio proprio davanti a quel muro giallo della stazione dei treni di Bologna, spezzato da un enorme squarcio vetrato, dove prende il via il racconto della strage che provocò 85 vittime e 216 feriti e dove si possono ancora osservare particolari che riportano a quel giorno: un quadro scalfito dall'esplosione della bomba, il punto su cui quella bomba venne fatta esplodere e poi una infinita lista di nomi delle vittime, immagini di quel luogo della memoria pieno di macerie ed anche di gente che soccorreva, aiutava rispondeva a quella necessità di ribellarsi alla paura, al ricatto, al disegno di quei terroristi neofascisti dei Nar in combutta con pezzi di questa nostra democrazia, responsabili materiali dell'attentato. Ed ancora quel vecchio orologio appeso all'angolo dell'edificio crollato che ripete quel silenzioso messaggio da decenni: le 10.25, ora dello scoppio! E' stato l'inconfondibile sorriso di Andrea Lederi, uno dei loro professori quì accompagnato dalla prof Alessandra Magnoni, a mettere a mio agio la sempre presente preoccupazione di fare le cose per bene e non riuscirci, a salutare me e Giovanni mentre ragazze e ragazzi andavano pian piano colmando quello spazio che diventa un semicerchio all'esterno ed all'interno della sala d'aspetto, sul marciapiede del primo binario ed accanto a quella grande lapide di marmo, pronti a seguire il programma stabilito ascoltando dal nostro docente ciò che quel luogo continua a trasmettere silenziosamente a chi lo osserva. Io, lì accanto a tutti loro, ho apprezzato immediatamente la compostezza e l'interesse delle classi 5aA e 5aB da cui provenivano gli studenti odierni e questo inizio è spesso il segnale di come andranno le cose, di come sarà il nostro incontro, di come trascorreremo insieme le ore che ci stanno davanti e che ci porteranno a "vagare" con la mente dentro quella storia passando dalla sala d'aspetto a via Indipendenza, da Piazza Re Enzo alla grande sala - gelida! - del Comune, "complici" insieme di un pomeriggio importante.
Ma le ore sono volate via troppo in fretta!
Giovanni è stato di una bravura encomiabile! Ha saputo essere preciso, dettagliato, rispettoso dei tempi, è riuscito a fare da collante tra la sua lezione ed i vuoti di conoscenza che i giovani non possono non avere, riempendoli con semplicità, attraverso il loro coinvolgimento, minuto dopo minuto con interrogativi posti a stimolare le loro risposte perchè questo argomento di oggi era per loro complesso, in parte sconosciuto e zeppo di riferimenti a fatti, nomi, date difficili da conoscere e/o ricordare. E a volte non basta il grande lavoro di docenti bravi e competenti come Andrea o Alessandra a colmare i vuoti didattici. Giovanni è stato intelligente perchè ha aiutato chi gli stava davanti a capire il contenuto di quanto andava dicendo facendosi aiutare da una serie di slide di grande efficacia, realizzate da lui stesso ma con quel criterio di semplicità ed immediatezza che immagini e parole si sono amalgate trasformandosi in una lezione didattica dalla quale anch'io ho avuto occasione di imparare molto. Ben fatto, Giovanni!
E poi è stato grande il piacere di aver sentito tutta la loro partecipazione quando è stato il mio momento di parlare, di ricordare ciò che si conserva nella mia memoria di quel giorno. Il mio due agosto con i tanti particolari di gesti di umana solidarietà visti fare da persone più sconosciute che mai eppure lì per ore a condividere con altrettanti sconosciuti il sentire di dover dare il meglio di se stessi per aiutare, soccorrere, confortare, reagire ad una violenza inaudita. Gente di ogni età, donne ed uomini, giovani ed anziani mescolati a medici, pompieri, poliziotti, infermieri, responsabili di enti ed uffici, operai, barrellieri, taxisti, tramvieri, muratori, baristi, negozianti.......
La storia di quel 37 è ritornata fuori. La vicenda di uno degli autobus e dei loro autisti che per me è un onore aver avuto per colleghi, corsi agli ospedali con quel carico di feriti, per salvare vite. E poi lui, quel 37, con me ad accompagnarlo, guidandolo, in quell'ultimo saluto a corpi senza vita, tra le urla strazianti di chi soffriva ed il silenzio di chi continuava a scavare.
Solo il silenzio, il rispetto, di queste ragazze e ragazzi è stato d'aiuto a me e Giovanni. Lui per finire la sua lezione, io la mia testimonianza dopo la quale ha fatto seguito quella sorta di abbraccio collettivo che ci ha visti vicini gli uni agli altri, abbracciandoci e stringendoci mani, studenti e professori, noi e loro restìì a salutarci ed allora è diventato importante scambiarci nomi e contatti, saperne di più e venire a conoscenza di storie come quella di quelle ragazze che sentono l'importanza di impegnare parte del loro tempo su tematiche legate ai problemi della loro età o quella di chi mi si è avvicinato dicendomi che loro ed io ci eravamo già incontrati al tempo (per loro) delle elementari, quando in classe affrontarono la conoscenza di quanto avvenne il 2 agosto 1980 in un progetto che coinvolse anche il sottoscritto. Dopo otto anni sono venuti a salutarmi e meglio di così non poteva finire!
......anzi, non era finita perchè sul treno che mi portava a casa il caso ha voluto che mi rimescolassi con una parte di loro e con Andrea, il loro professore. Dieci minuti, tanto è stato il tempo che ci ha tenuti lì, vicini, su quei sedili dove abbiamo parlato di loro viaggi di studio in programma, di qualche interesse che appartiene a loro ed anche....di Sanremo, mentre il capotreno verificava titoli di viaggio con un sorriso complice!
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La scuola è intitolata a Enrico Mattei
Enrico Mattei nasce il 29 aprile 1906 nel paese di Acqualagna, vicino a Urbino, nelle Marche. I genitori sono il carabiniere Antonio Mattei e Angela Galvani. Enrico è il primo di cinque figli, e la famiglia, con il solo stipendio del padre, non è troppo benestante. I genitori provengono da famiglie contadine, umili e conoscono la vera povertà.
A 16 anni nel 1922 invece di continuare gli studi e ottenere il diploma, decide di lasciare gli studi, e inizia a lavorare in modo saltuario come fattorino, pur restando con la famiglia a Matelica. Il padre poco dopo riesce a trovargli un impiego come verniciatore.
Mentre lavora inizia a studiare con grande interesse i processi e le sostanze chimiche usate nel trattamento del cuoio e delle pelli.
Già dal 1934 l’Ovra, la polizia segreta fascista, inizia a segnalarlo nei rapporti per le critiche all’inizio blande, ma poi sempre più accese espresse contro il regime. Alla vigilia della guerra ormai Mattei giunge a considerare il regime una piaga, anche per l’economia. Giunge ad affermare che la cultura fascista tende ad elevare a qualità specifiche come la superficialità, l’arroganza e la chiusura verso il nuovo ed il diverso.
Decide di unirsi alla resistenza armata.
Mattei viene considerato tra i più importanti comandanti partigiani. Egli assumerà vari nomi che gli servono per depistaggi si chiamerà Marconi, Este e Monti. Mattei inoltre organizza un servizio di intelligence facendo affidamento ad una rete di parroci e radunando molti volontari.
Le forze nazifasciste vengono sconfitte e Mattei, in qualità di rappresentante dei partigiani democristiani, viene nominato Commissario straordinario liquidatore dell’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli). Grazie alle scoperte di gas e di petrolio Mattei ottiene un grande consenso tra gli italiani. Nel 1953 viene istituita la società che ha segnato la Storia d’Italia: l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).
Mattei morirà in un attentato ancora oggi dai tratti in gran parte sconosciuti. Il suo aereo fù fatto esplodere in volo il 27 ottobre 1962 precipitando nei pressi di Bascapè, una località di campagna in provincia di Pavia.