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martedì 3 febbraio 2026

I QUARANTA "NOBILI" DI REGGIO EMILIA

    I quaranta studenti che oggi ci hanno raggiunto a Bologna, provenienti da Reggio Emilia, vanno ad aggiungersi ai tanti altri loro concittadini che li hanno preceduti e che sono venuti sotto le due torri per ascoltare la ricostruzione di quella vicenda che ha lasciato un segno profondo nella memoria di tutti noi: la strage alla stazione, l'attentato del 2 agosto 1980 avvenuto a Bologna.  

Studiano elettronica e meccatronica, fanno parte delle classi 5aG e 5aD dell'IIS "Leopoldo Nobili" di Reggio Emilia, un gruppone tutto al maschile, puntuale ed ordinato, silenzioso, attento e rispettoso quel tanto che basta per affermare che il nostro incontro con loro è stato un buon incontro, utile per loro ma anche per noi  pur se un increscioso, marginale ed individuale gesto irrispettoso è stato ingiustamente rivolto a chi stava mettendo il proprio impegno per aiutare loro a capire un fatto indimenticabile, doloroso e criminale. Ma tant'è, dalla vita ci si deve aspettare anche questo.

   Accompagnati dai loro quattro docenti - Anna, Maria Rosaria, Immacolata e Bernardo - gli studenti del Nobili si sono radunati intorno a Rossella Ropa per iniziare l'ascolto della sua lezione di storia contemporanea. Davanti a loro quel muro giallo che reca i simboli di un atto devastante che causò la morte di 85 innocenti ed il ferimento di altri 216 tra donne, uomini e bambini. Alle loro spalle quel binario numero uno sul quale sostava il treno contro cui si scagliò la violenza dell'esplosione che sbriciolò l'ala ovest della stazione. Devastazione e morte, paura e reazione, aiuti e lacrime, mani che scavavano ed urla di indignazione che si levavano contro coloro che si erano macchiati di quell'orrendo delitto: questo ha spiegato ai giovani di ieri Rossella indicando lapidi con tanti nomi ed oggetti che portano ancora i segni di quel mattino, in stazione, alle dieci e venticinque.

   Le mattonelle con 85 nomi, un orologio immaginario diventato monumento, ora senza quelle sfere che segnavano le 10.25 e l'altro orologio, quello vero, ancora appeso all'angolo della stazione e fermo a segnare per sempre quell'ora che mise fine alle vite di tanti. Anche su questi importanti segni della memoria la nostra Rossella ha spiegato il significato del loro essere in quel luogo, accanto alla sala d'aspetto, vicino a quelle lapidi, a quelle targhe, a pochi passi da quel buco nel pavimento che testimonia la violenza dell'esplosione voluta da complici criminali di questo Stato e compiuta da delinquenti terroristi neofascisti. Nel raggio di poche decine di metri è chiusa la storia di una violenza che colpì la città di Bologna e minacciò la democrazia di un intero paese.

   Da come hanno seguito ed ascoltato le parole di Rossella abbiamo intuito che i giovani di Reggio Emilia si sentivano coinvolti in una esperienza non facile da assimilare ma importante perchè li stava aiutando a dare risposte ad interrogativi sicuramente collegati all'incompletezza degli insegnamenti che i programmi scolastici offrono su questo ed altri momenti della storia "recente" del nostro paese. Questa difficoltà non è solo loro, altri Istituti, altri docenti e studenti ci fanno notare le stesse lacune, la stessa fatica nel dover destreggiarsi per inserire nei loro programmi didattici - e farlo come si deve - la storia di quegli anni del secolo scorso che hanno lasciato un segno indimenticabile perchè furono anni certamente di paura e di dolore ma anche di grandi lotte, diritti conquistati e di grande partecipazione. 

   Anche l'incontro con il testimone si è dimostrato una parentesi insolita, il passaggio dalla lezione di storia al racconto di qualcosa rimasto nella memoria, la memoria di qualcuno che viene messa a disposizione di altri per agevolare la comprensione di gesti fatti, di emozioni vissute, di valori trasformati in operosità, di rispetto diventato affetto, di rabbia e dolore trasformate in silenziose azioni di risposta e di rifiuto della violenza, la delicatezza dei gesti che hanno ridato orgoglio a noi e dignità a tanti corpi devastati.

Quel racconto da me fatto - seguendo la traccia che già Rossella aveva indicato - e seguito dagli studenti in silenzio, ha lasciato un segno in tanti di loro. La storia di tante persone anonime ma con un grande cuore, gente che non sentiva il dolore dell'immergere le loro mani tra quelle pietre che tagliavano si è unita alla mia storia di autista del 37, una coralità di soccorsi e di anime che si sono strette intorno alla sofferenza di altri, per non lasciarli soli, per dare un senso a cose che sembrano sempre e solamente scritte sui libri ma lì si trasformarono in gesti di grande civiltà.

   Sono venuti vicino a noi, hanno voluto chiedere, hanno voluto lasciarci il loro sorriso, la testimonianza che "avevano capito", ci siamo scambiati quel segno di amicizia che è stringersi  la mano, continuavamo a stare mescolati quasi a impedire che le tante parole dette potessero sfumare via, evaporare e ci siamo lasciati così, li abbiamo visti uscire dalla sala infreddolita, con i loro docenti a guidarli fuori dal Palazzo Comunale e noi, Rossella ed io, a riflettere su quante cose accadono in una mattinata....  

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La scuola è intitolata a Leopoldo Nobili

Fisico, grande esperto di elettromagnetismo, inventore, tra l’altro del galvanometro astatico, professore di Fisica, nato a Trassilico nel 1784.

Prima di dedicarsi alla scienza, Leopoldo aveva seguito la carriera militare. Entrato all’accademia di Modena nel 1800, dopo tre anni aveva conseguito il titolo di luogotenente nel Corpo d’artiglieria e, successivamente, venne promosso al grado di capitano e destinato alla direzione della fabbrica d’armi di Brescia. Richiamato come insegnante di fisica presso l’Accademia, il Nobili affascinato dalla figura e dal carisma dell’Imperatore nonché re d’Italia Napoleone Bonaparte, decise di seguirlo nella campagna di Russia come ufficiale d’artiglieria. 

Durante la battaglia di Malojaroslavets (24 ottobre 1812) fu catturato dai cosacchi del colonnello Sisoev III. Approfittando della confusione che regnava nell’esercito russo, riuscì, con un compagno d’armi, ad abbandonare la zona e, attraversati i territori non ancora devastati dal conflitto, a tornare in Italia. Quando nel 1813 l’Austria insieme alle potenze alleate dichiarò guerra alla Francia ed iniziò le ostilità nel Friuli contro le truppe del Regno Italico, Leopoldo combatté coraggiosamente a Palmanova (la fortezza rimase inespugnata) sotto il comando del barone e generale, François Valterre. Al termine delle guerre napoleoniche questo irriducibile soldato affascinato dal mito di Napoleone si ritirò a vita privata dedicandosi agli studi che lo avrebbero reso famoso.

Sviluppò numerosi strumenti di precisione per la misurazione di correnti elettriche e fenomeni magnetici che ebbero un ruolo fondamentale nel progresso della fisica sperimentale.

 Morì a Firenze nel 1835 e fu sepolto con monumento funebre in Santa Croce.


sabato 31 gennaio 2026

I TRENTADUE DEL MATTEI

    Quello di ieri resterà un pomeriggio vivo nella mia memoria! Quattro ore dense di momenti in cui l'allegria si è mescolata alla serietà, l'emozione ha preso il sopravvento sul sorriso, il coinvolgimento e l'interesse hanno prevalso sulla disattenzione e gli sguardi hanno saputo diventare anche momenti condivisi di vicinanza, rispetto ed affetto.

   A rendere vero e palpabile tutto questo sono stati i 32 studenti e studentesse arrivati alla stazione di Bologna dalla scuola dove studiano, l'IIS "E. Mattei" di San Lazzaro di Savena, alle porte di Bologna. 

 Il nostro incontro - insieme a me, testimone della giornata, c'era Giovanni Mulargia, il docente a cui è spettato il non sempre facile compito di fare storia, avvicinando questi giovani alla conoscenza di quanto avvenne a Bologna il 2 agosto del 1980 - ha avuto inizio nel primissimo pomeriggio proprio davanti a quel muro giallo della stazione dei treni di Bologna, spezzato da un enorme squarcio vetrato, dove prende il via il racconto della strage che provocò 85 vittime e 216 feriti e dove si possono ancora osservare particolari che riportano a quel giorno: un quadro scalfito dall'esplosione della bomba, il punto su cui quella bomba venne fatta esplodere e poi una infinita lista di nomi delle vittime, immagini di quel luogo della memoria pieno di macerie ed anche di gente che soccorreva, aiutava rispondeva a quella necessità di ribellarsi alla paura, al ricatto, al disegno di quei terroristi neofascisti dei Nar in combutta con pezzi di questa nostra democrazia, responsabili materiali dell'attentato. Ed ancora quel vecchio orologio appeso all'angolo dell'edificio crollato che ripete quel silenzioso messaggio da decenni: le 10.25, ora dello scoppio!

   E' stato l'inconfondibile sorriso di Andrea Lederi, uno dei loro professori quì accompagnato dalla prof Alessandra Magnoni, a mettere a mio agio la sempre presente preoccupazione di fare le cose per bene e non riuscirci, a salutare me e Giovanni mentre ragazze e ragazzi andavano pian piano colmando quello spazio che diventa un semicerchio all'esterno ed all'interno della sala d'aspetto, sul marciapiede del primo binario ed accanto a quella grande lapide di marmo, pronti a seguire il programma stabilito ascoltando dal nostro docente ciò che quel luogo continua a trasmettere silenziosamente a chi lo osserva. Io, lì accanto a tutti loro, ho apprezzato immediatamente la compostezza e l'interesse delle classi 5aA e 5aB da cui provenivano gli studenti odierni e questo inizio è spesso il segnale di come andranno le cose, di come sarà il nostro incontro, di come trascorreremo insieme le ore che ci stanno davanti e che ci porteranno a "vagare" con la mente dentro quella storia passando dalla sala d'aspetto a via Indipendenza, da Piazza Re Enzo alla grande sala - gelida! - del Comune, "complici" insieme di un pomeriggio importante.

   Ma le ore sono volate via troppo in fretta!                                   

                                                                                                         

   Giovanni è stato di una bravura encomiabile! Ha saputo essere preciso, dettagliato, rispettoso dei tempi, è riuscito a fare da collante tra la sua lezione ed i vuoti di conoscenza che i giovani non possono non avere, riempendoli con semplicità, attraverso il loro coinvolgimento, minuto dopo minuto con interrogativi posti a  stimolare le loro risposte perchè questo argomento di oggi era per loro complesso, in parte sconosciuto e zeppo di riferimenti a fatti, nomi, date difficili da conoscere e/o ricordare. E a volte non basta il grande lavoro di docenti bravi e competenti come Andrea o Alessandra a colmare i vuoti didattici. Giovanni è stato  intelligente perchè ha aiutato chi gli stava davanti a capire il contenuto di quanto andava dicendo facendosi aiutare da una serie di slide di grande efficacia, realizzate da lui stesso ma con quel criterio di semplicità ed immediatezza che immagini e parole si sono amalgate trasformandosi in una lezione didattica dalla quale anch'io ho avuto occasione di imparare molto. Ben fatto, Giovanni!

    E poi è stato grande il piacere di aver sentito tutta la loro partecipazione quando è stato il mio momento di parlare, di ricordare ciò che si conserva nella mia memoria di quel giorno. Il mio due agosto con i tanti particolari di gesti di umana solidarietà visti fare da persone più sconosciute che mai eppure lì per ore a condividere con altrettanti sconosciuti il sentire di dover dare il meglio di se stessi per aiutare, soccorrere, confortare, reagire ad una violenza inaudita. Gente di ogni età, donne ed uomini, giovani ed anziani mescolati a medici, pompieri, poliziotti, infermieri, responsabili di enti ed uffici, operai, barrellieri, taxisti, tramvieri, muratori, baristi, negozianti.......

    La storia di quel 37 è ritornata fuori. La vicenda di uno degli autobus e dei loro autisti che per me è un onore aver avuto per colleghi, corsi agli ospedali con quel carico di feriti, per salvare vite. E poi lui, quel 37, con me ad accompagnarlo, guidandolo, in quell'ultimo saluto a corpi senza vita, tra le urla strazianti di chi soffriva ed il silenzio di chi continuava a scavare. 

    Solo il  silenzio, il rispetto, di queste ragazze e ragazzi  è stato d'aiuto a me e Giovanni. Lui per finire la sua lezione, io la mia testimonianza dopo la quale ha fatto seguito quella sorta di abbraccio collettivo che ci ha visti vicini gli uni agli altri, abbracciandoci e stringendoci mani, studenti e professori, noi e loro restìì a salutarci ed allora è diventato importante scambiarci nomi e contatti, saperne di più e venire a conoscenza di storie come quella di quelle ragazze che sentono l'importanza di impegnare parte del loro tempo su tematiche legate ai problemi della loro età o quella di chi mi si è avvicinato dicendomi che loro ed io ci eravamo già incontrati al tempo (per loro) delle elementari, quando in classe affrontarono la conoscenza di quanto avvenne il 2 agosto 1980 in un progetto che coinvolse anche il sottoscritto. Dopo otto anni sono venuti a salutarmi e meglio di così non poteva finire!   

   ......anzi, non era finita perchè sul treno che mi portava a casa il caso ha voluto che mi rimescolassi con una parte di loro e con Andrea, il loro professore. Dieci minuti, tanto è stato il tempo che ci ha tenuti lì, vicini, su quei sedili dove abbiamo parlato di loro viaggi di studio in programma, di qualche interesse che appartiene a loro ed anche....di Sanremo, mentre il capotreno verificava titoli di viaggio con un sorriso complice!



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La scuola è intitolata a Enrico Mattei
Enrico Mattei nasce il 29 aprile 1906 nel paese di Acqualagna, vicino a Urbino, nelle Marche. I genitori sono il carabiniere Antonio Mattei e Angela Galvani. Enrico è il primo di cinque figli, e la famiglia, con il solo stipendio del padre, non è troppo benestante. I genitori provengono da famiglie contadine, umili e conoscono la vera povertà. 
A 16 anni nel 1922 invece di continuare gli studi e ottenere il diploma, decide di lasciare gli studi, e inizia a lavorare in modo saltuario come fattorino, pur restando con la famiglia a Matelica. Il padre poco dopo riesce a trovargli un impiego come verniciatore.
Mentre lavora inizia a studiare con grande interesse i processi e le sostanze chimiche usate nel trattamento del cuoio e delle pelli.
Già dal 1934 l’Ovra, la polizia segreta fascista, inizia a segnalarlo nei rapporti per le critiche all’inizio blande, ma poi sempre più accese espresse contro il regime. Alla vigilia della guerra ormai Mattei giunge a considerare il regime una piaga, anche per l’economia. Giunge ad affermare che la cultura fascista tende ad elevare a qualità specifiche come la superficialità, l’arroganza e la chiusura verso il nuovo ed il diverso. 
L’Italia entra in guerra, si arriva al 1943, cade il governo fascista e viene istituita la Repubblica di Salò: uno stato fantoccio tedesco che rende porzioni d’Italia di fatto territori occupati dai nazisti. 
Decide di unirsi alla resistenza armata. 
 Mattei viene considerato tra i più importanti comandanti partigiani. Egli assumerà vari nomi che gli servono per depistaggi si chiamerà Marconi, Este e Monti. Mattei inoltre organizza un servizio di intelligence facendo affidamento ad una rete di parroci e radunando molti volontari.
 Le forze nazifasciste vengono sconfitte e Mattei,  in qualità di rappresentante dei partigiani democristiani,  viene nominato Commissario straordinario liquidatore dell’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli). Grazie alle scoperte di gas e di petrolio Mattei ottiene un grande consenso tra gli italiani. Nel 1953 viene istituita la società che ha segnato la Storia d’Italia: l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi). 
Mattei morirà in un attentato ancora oggi dai tratti in gran parte sconosciuti. Il suo aereo fù fatto esplodere in volo il 27 ottobre 1962 precipitando nei pressi di Bascapè, una località di campagna in provincia di Pavia.

mercoledì 28 gennaio 2026

DUE CLASSI DEL PAOLINI, DUE PROF, UN TESTIMONE. Raccontare la volontà di rispondere alla strage del 2 agosto 1980

    A volte un imprevisto puo dar vita a qualche cosa di positivo. Nel caso che sto per raccontare sono addirittura due gli imprevisti!

   Gli studenti dell'IIS Paolini di Imola, fin dal mese di novembre 2025 avevano già fissato - con noi che ricordiamo, con lezioni di storia e testimonianze, la strage del 2 agosto 1980 - un incontro alla stazione di Bologna ma la tifoseria troppo "allegra" della squadra inglese che proprio quel giorno avrebbe dovuto vedersela con i calciatori del Bologna consigliò di rinviare il nostro appuntamento con i ragazzi. Detto e fatto si decise di spostare l'incontro al 16 dicembre ma.....democrazia vuole che l'Assemblea degli Studenti (cosa più che giusta!) abbia avuto il sopravvento su tutto quindi nulla da fare anche quì!

   L'insistenza paga perchè, rivista la programmazione della giornata da dedicare al ricordo della strage alla stazione, Chiara Billi e Claudia Gubellini, le prof del Paolini che già in altre occasioni avevo conosciuto, hanno deciso insieme alle loro studentesse ed ai ragazzi interessati da questo nostro programma, di proporre un incontro tra le classi ed il testimone direttamente nella sede scolastica dell'Istituto, a Imola, a pochi passi dal centro cittadino.

Ed è così che ieri, martedì 27 gennaio, mi sono recato in via Guicciardini 2 per incontrare prof e studenti e raccontare la mia storia di testimone presente quel giorno della strage a Bologna trasmettendo loro ciò che nella mia memoria rimarrà per sempre.

   Confesso di aver avuto una preoccupazione: quella della mancanza di chi, con noi testimoni, fa sempre la parte storica di quella vicenda, raccontando antefatti di quegli anni che furono anche di grandi movimenti, lotte e diritti e non solo di sangue, attentati e tensioni. Ho sentito quindi la responsabilità di dover aggiungere "qualcosa in più" a quello che è la mia storia di autista di autobus addentrandomi nelle vicende processuali e non solo e ho sentito quanto sia importante non commettere errori, non falsare storia e storie di quel lontano avvenimento, non sbagliare nomi, date e fatti, mantenere la correttezza del racconto e so che questo è sempre un rischio. Ma ho avuto la grande fortuna di avere al mio fianco per tutta la mattinata due prof splendide come persone ed impeccabili come insegnanti! Loro avevano già fatto storia in classe, avevano addirittura rovesciato il programma di studio affinchè i loro ragazzi questa storia di terrorismo la conoscessero bene, ed infatti sapevano tutto o molto del 2 agosto 1980, sapevano di tanto altro ed è bastato poco a capirlo. Ed io ho avuto il sollievo di potermi limitare a raccontare, da vecchio testimone di quel giorno, che cosa provai a fare con un autobus della linea 37, io tra tanta altra gente così diversa eppure così affratellata nel sentirsi parte di un coro di soccorsi e di solidarietà che lasciò un segno in noi e nel destino di una intera città.

   Ieri mattina i 16 studenti (ragazze molte più che i ragazzi) della 5aN RIM e Chiara Billi, la loro prof, mi hanno ospitato in classe, ho raccontato, l'emozione mi è appartenuta ma ho sentito tutta la loro comprensione e partecipazione, mi hanno ascoltato per un'ora e mezza mentre ricordavo una giornata di sofferenza, di stupore ma anche di risposta, quel 2 agosto del 1980 alla guida di un autobus, il 37, mescolato tra tante mani che scavavano ed aiutavano, nel silenzio e nella determinazione, con la consapevolezza di stare nel giusto e non restare indifferenti.

                                                                           
E dopo, l'altra classe, la 5aM RIM con i suoi 17 studenti e studentesse, con Claudia Gubellini, la prof che ho avuto vicino a me per tutta la durata dell'incontro protrattosi fino a mezzogiorno e vissuto da tutti con quello stesso clima di partecipazione, condivisione e rispetto. Il 2 agosto, il ricordo di tante vittime, di feriti e di storie che non debbono essere dimenticate ci ha tenuto insieme, hanno creato quel clima che toglie via ogni difficoltà insito nel non conoscersi.

    Il ricordo di quanto ho vissuto in una mattinata al Paolini rimarrà. E non saranno solo le belle fotografie-ricordo che ci siamo fatte ed i regali ricevuti (ricordi preziosi per me!) a rammentarmi i momenti vissuti così bene insieme, perchè uscire da quelle aule con l'animo sereno mi ha dato forza e speranza.  

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La scuola è intitolata a LUIGI PAOLINI

Luigi Paolini (Pesaro, 30 luglio 1852-Imola, 10 marzo 1930), esperto in ragioneria e in materia finanziaria, nel 1885 fu nominato direttore della Cassa di Risparmio di Imola, e ricoprì questa carica per quaranta anni.

Fu anche promotore di iniziative in favore di operai, artigiani e contadini concedendo prestiti a tassi agevolati per l'impianto e la miglioria di attività produttive.

Nell'ambito dell'attività professionale e scientifica Paolini fu in contatto con autorevoli cultori di scienze economiche, pubblicò numerosi saggi e, insieme alla moglie Gianna Raineri si distinse in attività benefiche a favore della città di Imola. Nel 1927 destinò alla Biblioteca comunale 20 sue pubblicazioni insieme a documenti personali e cimeli, mentre la sua biblioteca personale pervenne nel 1933 per disposizione della vedova.

REGISTI CRESCONO. Al Rosa Luxembourg si sta girando un documentario sulla strage

     Questo post in un certo senso è ritardatario perchè lo scrivo a distanza di  oltre un mese da quando - era il 12 dicembre dell'anno appena lasciato - gli studenti che io ho incontrato lunedì 26 gennaio, tra le ore 12 e le ore 14, incontrarono Michele Sgobio (uno dei nostri docenti che intrattengono i ragazzi delle scuole facendo un po' di storia su quanto accadde a Bologna il 2 agosto 1980) davanti al muro giallo dell'ala ovest della stazione, quella parte del grande edificio che venne distrutta dall'attentato fatto dai terroristi neofascisti dei Nar.

    Quella mattina avrei dovuto essere presente ma un attacco influenzale me lo impedì e così, mentre Michele mostrava segni della memoria e spiegava ogni particolare di quell'attentato, delle conseguenze che provocò e di quanto avvenne dopo, parlando di colpevoli, depistaggi, complici, processi, mandanti e condanne io me ne sono dovuto stare in casa e attendere che il mio non più giovane organismo reagisse e mi rimettesse in condizioni di normalità. Niente testimonianza, quindi, tutto rimandato!

    Con il nuovo anno, finalmente, grazie ad una fitta corrispondenza con le nostre efficacissime prof (quelle della scuola e quelle che curano il nostro progetto "Educare attraverso i luoghi"), l'incontro tra me - testimone - e gli studenti è stato fissato per ieri l'altro, lunedì 26 gennaio 2026 tra mezzogiorno e le due del pomeriggio, non più accanto al binario numero uno ma direttamente tra le mura del loro Istituto! 

  La classe che ho incontrato era la 2aDOC del Liceo Scienze Umane dell'I.I.S. Rosa Luxembourg ad indirizzo documentaristico-cinematografico. Una quindicina di ragazze e ragazzi che si propongono di realizzare un loro documentario sul 2 agosto 1980 all'interno del quale mi hanno chiesto di poter inserire anche una mia testimonianza di quanto vidi e di quanto accadde quel giorno. Questo è il motivo per cui li sono andati a trovare là dove loro studiano e mi sono messo a loro disposizione per collaborare nella realizzazione di questo loro progetto. 

    Tutto questo è stato possibile grazie all'impegno ed anche all'accoglienza avuta da parte della prof Nadia Gualanduzzi che voglio ringraziare attraverso queste righe.

    Gli studenti, con la guida del regista prof Francesco Merini dell'Associazione DER (Documentaristi Emilia Romagna), presente durante il nostro incontro,  dovranno realizzare un corto metraggio nel corso dell'anno scolastico, finalizzato alla comprensione di quelle che sono le varie fasi di lavorazione cinematografiche , a partire dall'ideazione del soggetto, fino al montaggio. Fin dal mese dei settembre gli studenti hanno manifestato il desiderio di lavorare sulla strage del 2 agosto e ora, insieme ai loro professori, sono nella fase di stesura della sceneggiatura e prevedono di poter presentare il loro doc indicativamente a fine maggio, poco prima della fine dell'anno scolastico.

    Stare con loro, raccontare la mia testimonianza, parlare del 37, di quanto vidi fare da uomini e donne, giovani e non solo, nelle ore di quella drammatica giornata di tanti anni fa è stato emozionante ma anche bello perchè quei giovani che avevo davanti, che facevano le riprese e che condividevano con me ogni passaggio di quella storia rappresentano quell'aiuto che noi sempre chiediamo quando li incontriamo.

    Lunedì scorso si può dire che sia stato anche un incontro anticipatore perchè, ora che loro stanno lavorando a quell'obiettivo che si sono dati, non ci resta altro che attendere, con la certezza che avranno aiutato tutti - noi, loro, i loro prof e la gente della loro e nostra città - a mantenere attiva la memoria sulla strage alla stazione di Bologna. Con loro ci rivedremo tra pochi mesi e sarà nuovamente un bell'incontro! Buon lavoro, ragazzi!

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La scuola è intitolata a Rosa Luxembourg

Rivoluzionaria e teorica del socialismo polacca naturalizzata tedesca (Zamość, Polonia, 1870 - Berlino 1919). Di origine ebraica, costretta all'esilio per motivi politici (1889), a Berlino aderì al Partito socialdemocratico e divenne la principale esponente dell'ala di sinistra. Prese posizione contro il revisionismo teorico di E. Bernstein e fu critica anche rispetto al modello leninista di organizzazione del partito. Nel 1916 fu tra i fondatori dello Spartakusbund. Insieme a K. Liebknecht promosse l'insurrezione spartachista: entrambi furono uccisi, nel gennaio 1919, nella repressione che seguì.

mercoledì 21 gennaio 2026

PER UN PROGETTO ALLE MEDIE PANZINI. Come i ragazzi mantengono la memoria sul 2 agosto 1980

   Ottantasette adolescenti in ascolto, usciti dalle loro classi 2aA, 2aC, 2aB e 2aD. Due turni di lezione e di testimonianza che gli studenti della Scuola Media "A. Panzini" di Bologna hanno potuto ascoltare dalla voce di CINZIA VENTUROLI, docente e storica che da tanti anni ripropone storia e vicende della strage di Bologna ai giovani e non solo a loro.

   Con lei, lunedì 19 gennaio, dalle ore 10 alle ore 14, c'ero anch'io, nelle vesti di uno dei testimoni che quel sabato 2 agosto 1980 era in stazione, vide quanto accadde ed ebbe modo di unirsi alle tante persone che si prodigarono per aiutare nei soccorsi i feriti e quanti rimasero coinvolti nello scoppio della bomba depositata dai neofascisti dei Nar nella sala d'aspetto della stazione dei treni.

I ragazzi delle medie non sono soggetti facili da tenere lì, fermi ed interessati, seduti ed in ascolto,  coinvolti nella spiegazione di che cosa è un attentato e cosa significano sofferenza, morte, distruzione in tempi da loro considerati tempi di crescita, di divertimento, di approccio ad un futuro che - a quella loro età - non possono che immaginare con risvolti positivi e di svago. Tanti ci riescono e noi ce li sentiamo  vicini, con il loro silenzio, le tante domande che rivolgono a chi sta davanti a loro, ma nel mucchio difficilmente mancano i pochi che abbandonano l'interesse per questa storia, importante ma anche tragica e si perdono nel loro mondo fatto di chiacchiere, indifferenza, risate e assenza che poi costringe qualcuno a riprenderli. Cosa che è successa anche a noi, nel corso del nostro incontro e Cinzia, la nostra docente, ben lo sa perchè è lei stessa che riprende le redini in mano rivolgendosi a quanti non vogliono comprendere le difficoltà di chi parla di ricordi colmi di emozione e li redarguisce per il venir meno del loro rispetto. Fermezza ed educazione sono il suo metodo, un modo di fare che ottiene il suo risultato e che ci dice quanta serietà, dedizione e professionalità facciano parte del suo lavoro.

   Studentesse e studenti della media "A. Panzini", insieme alle loro professoresse e professori avranno un importante compito da svolgere da quì al termine dell'anno scolastico in corso: elaborare, progettare e realizzare un loro progetto che parli della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Dovranno pensare a cosa realizzare e lo faranno nell'ambito del "Progetto Montanari", un lavoro di coinvolgimento degli studenti di vari istituti scolastici del quartiere Corticella sostenuto, incoraggiato e finanziato dal Centro "A. Montanari", una istituzione che ha sede in quello che un tempo era il Deposito Zucca dell'Atc, l'azienda del trasporto pubblico di Bologna che ora è diventata Tper.

   Tutti gli studenti da noi incontrati lunedì avevano già precedentemente ascoltato come avvenne quella strage, chi commise l'attentato, chi lo volle e lo finanziò, chi aiutò coloro che la bomba la misero nella sala d'aspetto colma di uomini, donne, bambini. Questi ragazzi, dalla voce di Cinzia, avevano già imparato com'era andata a finire la storia, come si chiamano gli attentatori, che fine hanno fatto, dove sono ora, hanno saputo dei processi, delle condanne e tanto altro. La prof Venturoli ha il pregio della precisione e la capacità di "non tenerla troppo lunga" e queste sue particolarità sono venute fuori quando - nel corso del nostro incontro - tanti di loro (ragazze e ragazzi) hanno ricordato cose e parole spiegate dalla nostra docente nelle loro classi e si sono ricordati anche di tanti particolari che riguardavano me, l'autista di quell'autobus della linea 37 che trasportò corpi senza vita, per tante ore, tra la commozione ed il dolore, tra gente che si ribellava ad una assurda ingiustizia e dava il meglio per portare aiuto, conforto, risposta ad un vile massacro che avrebbe voluto piegare una città, un paese. Bologna venne colpita ma la reazione, quella risposta della sua gente, non permise ai neofascisti di fermare la storia! 

Quattro ore siamo stati tra le mura delle Panzini. Ringraziamo loro (studentesse e studenti), le professoresse ed i loro colleghi per averci concesso questa altra occasione di dialogo con i ragazzi su una storia particolare. Uscendo, da quella bacheca che guarda la porta a vetri, tanti piccoli fogli di carta appesi, incollati, fermati da puntine ci hanno parlato di memoria, solidarietà, pace. Le "parole d'ordine" di una buona scuola!

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La scuola è intitolata a Alfredo Panzini

   

Nacque a Senigallia il 31 dicembre 1863 da Emilio, medico condotto a Rimini, e da Filomena Santini. Ebbe un fratello, Ugo, mentre una sorella, Matilde, morì subito dopo la nascita. Trascorse l’infanzia a Rimini, per poi trasferirsi per gli studi a Venezia, avendo ottenuto un posto gratuito presso il convitto Marco Foscarini, dove conseguì il diploma nel 1882. Iscrittosi alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, fu allievo di Giosue Carducci e Francesco Acri. 

   Dopo la morte prematura del padre (2 maggio 1883), conseguì la laurea nel 1886 discutendo una tesi su Teofilo Folengo, che divenne la sua prima pubblicazione (Saggio critico sulla poesia maccheronica, Castellammare di Stabia 1887), e iniziò a insegnare: dapprima nei ginnasi di Castellammare di Stabia e Imola e poi, a partire dal 1888, a Milano al ginnasio Parini e infine, dal 1897, al Politecnico.

   Legato alla narrativa realistica del secondo Ottocento, nei primi anni del Novecento Panzini si dedicò a un’intensa produzione novellistica ma fu comunque solo con il romanzo "La lanterna di Diogene" (Milano 1907) che l’attenzione dei critici e del pubblico verso la sua opera narrativa divenne significativa.

   Morì a Roma il 10 aprile 1939.


domenica 18 gennaio 2026

QUANDO LA VOLONTA' DI CONOSCENZA SUPERA OGNI INCONVENIENTE

 

     Erano le 10.05 di ieri, sabato 17 gennaio 2026, quando, destreggiandosi tra valigie, zaini, carrelli e passeggeri frettolosi ed infreddoliti, li abbiamo visti arrivare sul marciapiede della stazione di Bologna, davanti a quel binario numero uno dove Michele Sgobio ed io avevamo dato loro appuntamento, speranzosi che non intervenissero altri inconvenienti ad impedire il nostro programmato incontro. Già, perchè il loro arrivo in ritardo è stato dovuto ad un grave incidente accaduto nella prima mattinata proprio nella loro stazione di partenza, a Reggio Emilia e, di conseguenza, sono saltate partenze ed arrivi mandando in tilt per qualche ora l'intero traffico ferroviario e ritardando di un’ora il nostro stare insieme.

     Vederli arrivare è stato un sollievo, quel sollievo allietato anche dai freschi sorrisi e dalla simpatia di quella intera squadra di studenti e docenti composta al 99% da ragazze più due loro professoresse ed un solo - spavaldo ed a suo perfetto agio - aitante giovane che da subito ci ha dato l'idea di sentirsi ben inserito in quel contesto tutto al femminile. E non facciamo fatica a crederlo!

     Espletata la prassi dei saluti e delle presentazioni, stabiliti i tempi del nostro incontro, è stato Michele a dare il via al racconto di quanto successe 45 anni fa nel luogo dove ci trovavamo, la Stazione dei treni di Bologna, ovvero la rievocazione dell'attentato che causò la morte di 85 persone ed il ferimento di altre 216 oltre alla distruzione dell'intera ala ovest che ospitava le sale d'aspetto, gli uffici ed i locali di ristoro per i passeggeri in transito. E Michele oggi ha superato se stesso offrendo a chi l'ha ascoltato una lezione di storia precisa, dettagliata, ricca di inserti di grande interesse soprattutto per chi ancora non era nato in quegli anni e con una capacità di sintesi che ha messo d'accordo la ristrettezza dei tempi con la ricchezza di dettagli che una simile storia contiene. Non sempre è facile riuscire a fare tutto questo!

     Le 16 studentesse ed il loro compagno di quella classe terza del Liceo "Aldo Moro"     


che frequentano insieme più Federica e Barbara, le due professoresse che li hanno accompagnati a Bologna, hanno ascoltato dalla voce di Michele come avvenne quell'orrenda strage di uomini, donne, ragazzi e ragazze di ogni età, di tanti luoghi e paesi e di tante professioni diventate le vittime sacrificali di terroristi neofascisti il cui obiettivo era quello di spargere sangue e paura con l'idea di fermare la storia e far compiere un passo indietro alla democrazia del nostro paese. Sono passati davanti a lapidi e foto rendendosi conto di quanto grande sia il significato degli oggetti che ricordano quella grande strage. Un ricco ed interessante racconto che ci ha tenuti tutti accanto a Michele pur dovendo fare i conti con la bassa temperatura ed una pioggerella fine e fastidiosa
che non è riuscita a scoraggiare nessuno di noi, in stazione, nel piazzale antistante e poi accanto alle mura del Comune, davanti a quella immensa lapide che ci racconta le sofferenze di chi diede la vita per sconfiggere nazismo e fascismo e davanti a quella lastra di vetro riempita dei nomi delle vittime delle tre stragi che hanno colpito Bologna e la sua gente: l'Italicus, la Stazione ed il rapido 904.

     Ed anche in quella fredda, grande, sala del Palazzo Comunale dove ci siamo messi comodi per completare il nostro incontro, con il mio racconto di testimone e di autista, con il riassunto di quanto vidi in quel 2 agosto 1980, non è mai venuta meno la loro attenzione, l'interesse di questi studenti che imparano lingue nel loro Liceo reggiano, delle prof mescolate in mezzo a questa bella gioventù ed anche la loro emozione che si è unita alla mia nel corso del racconto che riapre ogni volta i cassetti della memoria dentro i quali c'è tanta sofferenza, tanta umanità, tanta solidarietà, un insieme di gente così diversa, così distante ma anche così vicina, per ore ed ore, per dare il meglio affinchè non fosse lasciato solo chi soffriva e ci si fosse stretti intorno a quei poveri resti che per tante ore accompagnai nel loro ultimo viaggio, su quell'autobus della linea 37 divenuto triste carro finebre ma a sua volta soccorritore senza voce ma con tanta dignità.

     Nel silenzio abbiamo terminato il nostro incontro. Michele ed io ce li siamo sentiti vicini. Le loro ultime domande, i saluti, quel commiato fatto con riguardo, quei loro sorrisi così genuini e sinceri hanno chiuso una bella giornata. Lì dentro era freddo ma noi non lo abbiamo mai percepito perchè abbiamo avuto intorno il loro calore.


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La scuola è intitolata a ALDO MORO

Aldo Romeo Luigi Moro (Maglie, 23 settembre 1916 - Roma, 9 maggio 1978) è stato un politico e giurista italiano.Tra i fondatori della Democrazia Cristiana e suo rappresentante nella Costituente, ne divenne dapprima Segretario dal 1959 al 1964 e in seguito Presidente nel 1976.

Cinque volte Presidente del Consiglio dei Ministri, guidò governi di centro-sinistra tra il 1963 e il 1968 e tra il 1974 e il 1976 promuovendo la cosiddetta strategia dell'attenzione verso il Partito Comunista Italiano P.C.I. attraverso il "compromesso storico" e determinò la nascita del Governo Andreotti III (definito il governo della non-sfiducia) sul quale il PCI garantiva l'astensione.

Fu rapito da un commando delle Brigate Rosse il 16 marzo 1978 mentre il Governo Andreotti (in cui veniva garantito l'appoggio esterno del PCI) si apprestava a ottenere il voto di fiducia da entrambi i rami del Parlamento; fu assassinato il 9 maggio successivo dopo 55 giorni di prigionia.

giovedì 11 dicembre 2025

IN CLASSE CON IL 37

      "Matricola 4030" è il titolo di una pubblicazione scritta da una giovane donna di nome Emanuela Susmel,

una bolognese che ama scrivere romanzi e piccole favole ma che con questo suo recente libro ha voluto imprimere sulle sue pagine ciò che per tanto tempo si è tenuta dentro, l'esternazione di un sentimento di condivisione dei valori, dei sentimenti, delle emozioni che furono il motivo che spinse tante persone a dare il meglio di loro stessi in una giornata che non potrà mai essere dimenticata: il 2 agosto 1980, il giorno della strage, il giorno dell'attentato neofascista alla stazione di Bologna.

     Il sabato di quell'anno Emanuela aveva 10 anni, abitava poco lontano dal centro di Bologna, era per la strada in compagnia della mamma e la cosa che la colpì fu l'andarivieni di ambulanze e mezzi di soccorso ed il parlare sommesso di passanti che dicevano di una "caldaia" esplosa alla stazione dei treni non immaginando che di ben altro si sarebbe trattato, ma poi gli anni della gioventù presero il sopravvento e quel ricordo si affievolì per riprendere importanza molti anni dopo, nel 2022, quando decise di partecipare al concorso letterario "Racconti liberi" per tradurre in parole quella sua sensibilità che il sentir parlare della strage, delle vittime, dei soccorsi e di un autobus che fu parte di essi risvegliò in lei. 

     E così, Emanuela scrisse. Scrisse un po' di pagine in formato A4 dando voce ad un mezzo che voce non ha: l'autobus della linea 37 che quel 2 agosto 1980 trasportò corpi senza vita, per tutto il giorno. Era lui che parlava, era lui che si raccontava e raccontava di tanta gente che accorse e soccorse chi aveva bisogno di aiuto, accanto a lui, con lui, come quell'autista che mise le mani sul suo volante e lo aiutò per ore ed ore a fare il proprio dovere, con animo e con destrezza, per fare le cose per bene, per farle con umile umanità.

     Il lavoro di Emanuela venne selezionato, insieme a pochi altri, per essere pubblicato in un'antologia, cercò l'autista di quell'autobus, mi trovò e ne nacque una bella amicizia e la consapevolezza che quanto era dentro quel suo racconto non poteva finire solo in un cassetto ma essere fatto conoscere, diventare strumento di conoscenza di un avvenimento che non deve essere dimenticato, arricchendone il contenuto con altre note di interesse e facendolo diventare un libro, di dimensioni modeste ma a tutti gli effetti degno di essere letto, discusso e conservato, un libro che lei decise di dargli come titolo

"Matricola 4030, per non dimenticare". 

     Perchè "Matricola 4030"? Perchè quella è la "carta d'identità" che distingue quell'autobus dagli altri, l'unico modo per non confonderlo mai con nessun'altro!

     Una volta dato alle stampe, "Matricola 4030" ha cominciato a viaggiare, è stato portato ad amici, ha fatto parlare di sè tra gli ombrelloni del mare, tra le sedie di un oratorio, è stato presentato in librerie e a molte iniziative di vario genere, fatto conoscere sui social fino ad arrivare...sui banchi delle scuole! Sì, proprio come è avvenuto ieri quando - insieme ed Emanuela - anch'io ho accompagnato il 37 nascosto tra le pagine del libro giallo-rosso (i colori degli autobus Atc degli anni '80) fin dentro la scuola media "Il Guercino" che sta tra San Lazzaro e Bologna, per rivitalizzarne la storia raccontandola ai ragazzi che, con i loro professori, hanno così ascoltato la ricostruzione di quanto accadde in stazione a Bologna il 2 aqosto 1980 e quale contributo diede quell'indimenticabile "caro amico" che è l'autobus matricola 4030.

     La bella presentazione fatta da Emanuela, la sua storia di ragazzina e poi donna, mamma,  chiamata a fare i conti con una storia ben più grande e dolorosa e poi l'impegno, come bolognese e come scrittrice, per dare un senso ad una passione grande quale quella di scrivere ma farlo con la mente rispettosamente collegata al ricordo di un giorno di dolore e di grande risposta civile ed umana. E, insieme, ce l'abbiamo fatta. Ragazze e ragazzi delle terze B, D, E ed F ci hanno seguito con attenzione e con rispetto e per questo li ringraziamo. I loro professori ed in particolare Noemi, la prof  che ci ha guidato dentro le aule della sua scuola, hanno contribuito alla piena riuscita del nostro appuntamento con la storia. Anche a loro il nostro grazie!

      "Matricola 4030", da ieri, non farà solamente parte del materiale scolastico della Media "Guercino" ma avrà una sua degna collocazione anche negli scaffali delle librerie di quelle ragazze e di quei ragazzi che hanno voluto portarselo a casa, autografato dalla sua autrice come si fà per un libro importante, per non dimenticare....  

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La scuola è intitolata a "Il Guercino"

Giovanni Francesco Barbieri, noto anche con lo pseudonimo di Il Guercino, nacque a Cento il 2 febbraio 1591. E' stato un pittore italiano. In continuità con i Carracci, Guido Reni, Francesco Albani, Domenichino e Lanfranco, è uno dei grandi pittori di scuola emiliana, nonché tra i più propositivi autori nella Roma barocca, contribuendo con le sue opere allo sviluppo di tale movimento artistico su tutto il panorama italiano.

Guercino morì Bologna il 22 dicembre 1666lasciando un'eredità duratura nel mondo dell'arte.


I QUARANTA "NOBILI" DI REGGIO EMILIA

    I quaranta studenti che oggi ci hanno raggiunto a Bologna, provenienti da Reggio Emilia, vanno ad aggiungersi ai tanti altri loro concit...