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giovedì 16 aprile 2026

DAL SUDTIROLO ALLE DUE TORRI

      E' stato un diversivo, un diversivo importante e magari da ripetere, l'incontro che ieri pomeriggio abbiamo avuto con giovani e non solo scesi dall'Alto Adige e venuti  sotti le Due Torri per incontrare ed ascoltare dall'Associazione tra i Famigliari delle Vittime, dalle nostre storiche e da noi testimoni quanto accadde nella stazione ferroviaria di Bologna il 2 agosto 1980, alle ore 10:25.

     Motore di questa iniziativa è stata  SONIA ZANOTTI -  ora bolzanina ma che ha tanto da condividere con il nostro territorio essendo stato il babbo cittadino di Castel del Rio -  che in quel lontano sabato di 45 anni fa uscì gravemente ferita da quel vile attentato che provocò 85 vittime e 216 feriti. Sonia, oltre a far parte della squadra di testimoni che incontrano gli studenti delle scuole di ogni ordine e grado, è anche componente del Direttivo dell'Associazione tra i Famigliari alla quale da anni offre il proprio impegno per continuare la lunga battaglia per ottenere giustizia e conoscere la verità su quella strage.

     Nella sua attività e grazie alle sue conoscenze a Bolzano e non solo, ieri Sonia ha accompagnato fino alla stazione un bel gruppo di persone: sedici, per la verità. Gente giovane e qualcuno anche con i capelli grigi, persone che fanno attività nei Centri Giovanili, altri che hanno iniziato la loro avventura di vita nelle vesti di giovani imprenditori ed altri ancora che si stanno impegnando nella ricerca di quanto va fatto per contrastare i rischi climatici operando come ricercatori in "Eurac Research", una istituzione che collabora con le Università dell'Alto Adige.

     Ad attenderli, in stazione, c'erano CINZIA VENTUROLI e ANTONELLA BECCARIA, le nostre storiche oltre che scrittrici di libri, che di quella strage conoscono tutto e che con i nostri ospiti hanno saputo far onore alle loro immense conoscenze per aiutarli a capire, a sapere quello che non sempre si dice e si scrive su quell'attentato, a riflettere su intrecci complicati di quella storia che tira in ballo personaggi conosciuti e altri nell'ombra, gruppi terroristici e servizi di questo Stato che si resero complici di quella strage, uomini di giovane età e altri di arretrata storia e militanza nelle organizzazioni e nelle milizie che furono il sostegno criminale e violento di quel ventennio nazi-fascista di lontana memoria.

     Ma erano presenti anche PAOLO LAMBERTINI, attuale Presidente dell'Associazione tra i Famigliari delle Vittime del 2 agosto 1980, ed il sottoscritto. Una presenza dovuta quella di Paolo, una presenza che mi è stata proposta la mia (e di cui ringrazio  le persone che l'hanno chiesta).

     Ed è così che Cinzia , cominciando quella sua esposizione storica davanti al muro giallo della sala d'aspetto, ha raccontato ogni momento di quella distruzione, ne ha illustrato e spiegato i segni che riconducono a quanto accadde, ha sottolineato l'importanza di quel luogo della memoria per i ricordi che svelano le lapidi, le fotografie, le targhe, i monumenti, lo squarcio in quel muro e quel pezzo di pavimento diverso dal resto, dove la bomba esplose e fece l'inferno.

Da lei abbiamo ascoltato le storie di vita, i progetti infranti, i sogni di grandi e piccoli  "fatti deragliare" da mani assassine, mani neofasciste.

     Ed una volta giunti in quella "Sala del Dentone", nel Palazzo del Podestà, disposti intorno a quell'enorme tavolo rettangolare di vetro è stata la volta di Antonella, giornalista, ricercatrice e scrittrice sempre in grado di sorprendere chi l'ascolta per l'enormità di cose che sa spiegare, svelare, scomporre con parole talmente semplici che anche i bambini rimangono affascinati quando l'ascoltano (stessa cosa che accade con Cinzia!). Antonella ha saputo prendere spunto da poche domande per raccontare una lunga storia di crimini e di attentati alla democrazia, ancor prima che attentati alle persone. Dalle sue labbra abbiamo percorso oltre una metà del secolo scorso e parte di quello attuale: da ben prima di Piazza Fontana (12 dicembre 1969) fino alla conclusione dei processi che hanno individuato e/o condannato colpevoli materiali, depistatori, complici, mandanti e finanziatori della strage alla stazione, passando attraverso storie di personaggi che hanno lasciato nelle vicende di questo paese tracce di sangue e violenza oltre che di piani per mettere fine ai diritti rivendicati da grandi masse di lavoratori, studenti, gente di popolo protagonisti di lotte che davano fastidio a molti!

     Paolo Lambertini , il Presidente, nel portare il saluto della sua Associazione ha sottolineato l'importanza dell'incontro, il significato della conoscenza dei fatti che non deve essere limitata al nostro territorio, alle nostre scuole, alle nostre realtà locali ma uscire dalla regione e confrontarsi con altra gente, come oggi è accaduto perchè solo una grande attenzione ed una grande sensibilità può diventare un deterrente contro coloro che ancora tramano nell'ombra.

     Ho finito io, con la mia testimonianza, forse dilungandomi troppo, forse emozionandomi oltre quello che di solito avviene nel corso delle mie testimonianze. Mentre raccontavo ciò che vidi e ciò che accadde quel giorno ho sentito l'attenzione ed il rispetto e questo mi basta perchè è stata attenzione e rispetto non tanto verso un vecchio autista di un vecchio autobus della linea 37 ma un'attenzione ed un rispetto rivolto a quanti ancora soffrono ed a quanti non possono più essere tra di noi. E quando il clima che si crea, alla fine di tutto,  è fatto di silenzi o di parole semplici e umane credo si possa dire che abbiamo fatto una cosa buona.

lunedì 13 aprile 2026

EMILIANI SCESI DA NORD - Studenti del "Corni" di Modena e del "Marconi" di Piacenza con noi per capire cosa fu il 2 agosto 1980

 Scampoli di tempo - gli impegni sono tanti e di vario genere - mi impongono di registrare gli ultimi incontri con gli studenti in modo sintetico, abbreviato ma con lo stesso senso di soddisfazione e con la stessa consapevolezza di aver portato memoria e voce ad altre classi, ad altri giovani contribuendo a tener vivo il ricordo di una data importante e di un fatto indimenticabile: il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 9-13

Quindici studenti (ragazze e ragazzi) della 5aA mn dell'Istituto di Istruzione Superiore di Modena "F. CORNI", che studiano Meccanica e Meccatronica.

Carla, Maria Elena e Simona sono le prof che li hanno "guidati" da noi, a Bologna.

Ad incontrarli c'eravamo PAOLO MAORET ed il sottoscritto, puntualmente presenti davanti al muro giallo dell'ala ovest della stazione, di fronte al binario numero uno.

E da lì è partita la storia di una strage. Prima con le parole - una lezione colma di particolari, nomi, date e fatti - di Paolo che, con quel suo racconto didattico, ha illustrato ai giovani che gli stavano davanti segreti e conoscenze di quella che fu la più grande strage del dopoguerra, con i suoi 85 morti, gli oltre 216 feriti ed una intera parte della stazione bolognese distrutta da una bomba collocata nella sala d'aspetto di 2a classe e fatta esplodere alle 10.25 di quel lontano sabato. 

Poco dopo, in quella grande sala del Palazzo Comunale, il mio racconto di testimone di quel giorno. Le azioni di tanta gente, il soccorso e l'affetto mescolato ad una risposta ferma ed efficace per essere d'aiuto e per rovesciare piani pensati e realizzati da terroristi e collaboratori di un progetto criminale. Il muoversi silenzioso di chi scavava tra le pietre di quelle macerie e chi viaggiava ininterrottamente con un autobus, per dare pace, l'ultima pace, a corpi ormai silenziosi. Un autobus della linea 37 che si unì al coro antifascista di persone semplici ma determinate a lasciare un segno di civiltà nella storia della città e del paese.

Una bella occasione fatta propria dagli studenti. Una storia ascoltata con interessato rispetto. La conferma che i giovani del Corni ci fanno visita per aggiungere al loro bagaglio di conoscenza anche la storia triste di quella "nostra" strage. Per non dimenticare!


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 14-17

Quaranta ed anche più! Da Piacenza e dalle classi 5aM e 5aH di quel loro Istituto Superiore "G. MARCONI" che li forma come futuri informatici e meccanici.

Hanno avvicinato il sottoscritto e ROSSELLA ROPA (oggi pomeriggio toccava a lei fare la docente!) puntualmente alle 14, davanti al sacrario dei caduti partigiani, di fronte a quella imperiosa statua conosciuta ormai da tutti i bolognesi e non solo come "il Gigante", con le loro prof Annalisa, Laura ed altre colleghe a tenerli coordinati per dare immagine ancor più seria al loro già serio atteggiamento di ascolto e rispetto allorchè Rossella ha dato inizio alla sua lezione di storia.

Dentro quella sala - che noi abbiamo affettuosamente ribattezzato "Direttorio" - l'hanno ascoltata, resistendo valorosamente agli attacchi che la stanchezza e la digestione sono sempre pronti a farsi vivi nelle prime ore del pomeriggio, e hanno preso atto - da ogni parola che usciva dalle labbra di Rossella - di una storia che conoscevano relativamente, per grandi linee. Ovvio, quindi, che tutti i particolari di quella strage che distrusse l'ala ovest della stazione di Bologna il 2 agosto 1980 ha destato in loro attenzione, curiosità, anche stupore e poi sentirsi coinvolti da quel filo di emozione che è arrivato quando è stata la volta della mia testimonianza.

Una testimonianza che si è amalgamata al percorso storico che Rossella aveva appena spiegato. Personaggi di una strage che si sono intrecciati con i "personaggi" dei soccorsi, degli aiuti, della solidarietà portata alle vittime di quella strage. Una bomba e poi le mani, gli autobus, la vigliaccherìa di pochi combattuta dalla volontà di molti. Un orologio, un autobus della linea 37, un quadro: oggetti che rimarranno nella nostra e nella loro - dei ragazzi oggi con noi - memoria.

Aver fatto parte di quel piccolo corteo - loro, i prof ed io - che alla fine ci ha portato tutti in stazione, a vedere muri tinti di giallo che raccontano momenti in cui altri muri crollarono, un quadrato di pavimento affossato, un vecchio quadro e lapidi con una lista interminabile di nomi e poi trovare le parole per dare l'ultimo pezzetto di storia ad oggetti inanimati ma che ci raccontano storie di "anime" non più tra di noi è stato per me emozionante. Lo devo a Rossella, a lei che mi ha lasciato questo compito che non mi compete ma che ho accettato con grande orgoglio!

Ci sono rimasti non  solo i saluti. 

Su quel libro che raccoglie firme di visitatori del Palazzo del Podestà, qualcuna - o qualcuno - di loro ha voluto scrivere poche parole, un nome imperfettamente scritto ma che ha un grande significato per noi che crediamo ancora in questo progetto. Tutto il resto era e rimane in noi, accompagnerà loro ma anche noi che abbiamo avuto il privilegio di incontrarli.


sabato 11 aprile 2026

SAN GIOVANNI IN PERSICETO ED I SUOI GIOVANI

      Nelle classi dell'Istituto "Archimede" di San Giovanni in Persiceto mi ci ero recato già altre volte ed in ognuna delle occasioni lo avevo fatto in compagnia di MATTEO PASI, responsabile dell'Associazione Pereira nonchè coautore del docufilm "Un solo errore", uno dei primi documenti filmati che ci parlano della strage avvenuta il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.

     E con Matteo - che in questo istituto era già entrato per incontrare anche i ragazzi e le ragazze di oggi, facendo loro quella lezione didattica che ha reso possibile la comprensione per questi giovani di che cosa fu quel periodo della nostra storia dove ai bisogni di conquiste democratiche e diritti si rispose con la violenza e con il sangue - giovedì scorso 9 aprile sono tornato per incontrare le studentesse e gli studenti di una classe 4a e di una 5a e per parlare loro di ciò che accadde alla stazione quel sabato mattina di agosto, poco meno di 46 anni fa.

     Ad accoglierci la prof DANIELA SAGUATI, poi coadiuvata durante l'incontro da altri due suoi colleghi dell'Istituto mentre ad ascoltare me e Matteo i 22 giovani che hanno scelto come indirizzo di studio Amministrazione e Finanza, materie di tutto rispetto per l'impegno che richiedono nell'apprenderle.

     E così, tra le ore 10.30 e mezzogiorno, in quella loro Aula Magna di mia conoscenza, dopo aver visionato pochi ma significativi minuti di quel "Un solo errore" che fa sempre da introduzione alla mia testimonianza ogni volta che vado con Pereira, ho riaperto i cassetti della mia memoria ed ho raccontato con semplicità ma con emozione che cosa avvenne alla stazione dei treni e come seppero reagire la popolazione, le istituzioni, i servizi, il personale di enti, ospedali, strutture civili e militari bolognesi per aiutare e soccorrere, cercare di salvare vite, portare quegli ultimi gesti di affetto e rispetto a chi la vita non l'aveva più, rispondendo al contempo ad una inaudita violenza pensata, organizzata da personaggi e servizi di fede fascista mentre a compierla materialmente furono giovani elementi neofascisti appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari.     


Agli studenti che avevo davanti ho raccontato di donne ed uomini, di personale preparato e di gente inesperta, di medici ed operai, vigili del fuoco ed infermieri, di poliziotti e ferrovieri, di giovani del servizio di leva, di muratori ed impiegati, taxisti ed autisti di autobus, di mani nude che cercavano corpi feriti e di autobus che quei corpi trasportarono agli ospedali, del silenzio e del rispetto per altri corpi inanimati adagiati sul pavimento di quel 37 che condussi per ore ed ore verso quelle camere mortuarie dove finirono le tante storie ed i tanti sogni di gente incolpevole, di fanciulli e giovani che non hanno potuto conoscere la felicità di una vita piena di progetti da realizzare.

     Con l'emozione sempre lì a farsi viva è stato un bell'incontro, seguito silenziosamente con rispetto e con attenzione. La loro prof, al termine del tempo a nostra disposizione, ha detto che nulla verrà dimenticato ed io so che sarà così perchè quei momenti di umanità ed affetto usciti attraverso le parole del mio racconto non se ne andranno dalla loro mente. Ed è quello che Matteo ed io crediamo debba avvenire, sempre, ogni volta.


mercoledì 1 aprile 2026

LA MEMORIA, LA STORIA DIETRO UNO SCHERMO

     Dove non è possibile incontrarsi direttamente c'è sempre il web che ci viene in soccorso!

   E' quello che hanno pensato al "Lanfranco", la scuola media di Modena che poche settimane fa ha visto gli studenti di una delle sue classi, la 3aB, arrivare in stazione a Bologna per dedicare parte della mattinata alla visita di quel luogo della memoria - l'ala ovest - distrutto il 2 agosto 1980 dallo scoppio di una bomba collocata dai terroristi dei Nar.

    Una ventina in totale, accompagnati da SIMONA ANSALONI, ottima insegnante e buona amica, che da anni sappiamo essere una convinta formatrice didattica e curatrice della memoria storica di quel periodo che attraversa gli ultimi decenni del secolo scorso e che lei trasmette con pazienza, costanza e convinzione ai ragazzi delle sue classi affinchè conoscano anche quel pezzo di storia complesso e non sempre presente nei testi scolastici.

     Davanti alla stazione di Bologna i ragazzi di Simona si erano inventati "diffusori" di storia e storie grazie a quelle pagine, lette e diffuse tra i viaggiatori in transito, dove si parlava di vite spezzate dallo scoppio di una bomba e di sogni e progetti interrotti per sempre. Autori e diffusori: un modo originale di fare memoria e sentirsi protagonisti di un gesto di grande utilità e sensibilità!

     Loro volevano ascoltare anche la storia di quel giorno dalla voce di un testimone del tempo, mi avevano contattato ma non era stato possibile incontrarci ed è così che è venuta l'idea di "incontrarci" in collegamento online, quello che abbiamo realizzato ieri mattina, martedì 31 marzo 2026.

     Separati da uno schermo, seduti davanti ad un computer, loro nella loro classe 3aB e con i tanti chilometri che li separavano da me, ieri abbiamo recuperato quella mancanza di contatto che invece è stato utile riprenderci. Tra Imola e Modena si è intrecciato un dialogo, ne è venuta fuori una storia fatta di gesti compiuti e di emozioni vissute, loro hanno prima ascoltato me, la mia testimonianza, poi io ho raccolto le loro impressioni, le domande alle quali mi chiedo se sono stato all'altezza di rispondere esaurientemente e con chiarezza. Simona ha sapientemente fatto da filtro rendendo agevole un colloquio "sabotato" da quella sola ora di tempo che avevamo a disposizione ma il suo lavoro è stato decisivo per la riuscita del nostro appuntamento.

E così anche quelle ragazze e quei ragazzi del Lanfranco hanno potuto essere parte attiva di quel progetto che ci vede coinvolti insieme - studenti, insegnanti, volontari, testimoni - nella conservazione della memoria e nell'impegno umano e civile per non dimenticare coloro che non ci sono più.

     Nel ringraziare la loro prof Simona Ansaloni per questa mattinata da ricordare, voglio dire ad  Arianna e CHristian che le belle e motivate domande che mi hanno posto sul finire dell'incontro, per me sono state le domande di tutti loro, perchè sono state la testimonianza del loro interesse collettivo e questo mi è stato di grande aiuto nel raccontare un giorno di dolore mai facile da fare ma che lo può diventare se senti intorno a te il rispetto e l'ascolto....

     ....quello che ha saputo dare la 3aB, ieri.

martedì 31 marzo 2026

CON GIOIA.....

     Studenti e professori del Liceo "M. Gioia" di Piacenza ne conosciamo molti ed ogni volta che ci hanno fatto visita ci hanno lasciato con la certezza di aver avuto a che fare con un buon Istituto, una ottima preparazione professionale dei docenti e con classi di studentesse e studenti seri, volenterosi, attenti ed interessati all'ascolto di storie "difficili" come appunto è quella che propiniamo loro ogni volta che arrivano a Bologna: la storia del 2 agosto 1980, la storia della strage alla stazione.

     Ieri, casomai, c'è stata una ulteriore conferma di tutto questo. L'unico intoppo che ci si è messo di mezzo è stato....il tempo a nostra disposizione. Lo prevedevamo: quando si arriva, al mattino presto, e si proviene da Piacenza ed il programma è intenso in quanto prevede una mattinata al museo di Ustica ed il pomeriggio insieme a noi si sà che oltre una certa ora non si può andare in quanto ragazze, ragazzi e loro professori hanno il diritto sacrosanto di far ritorno a casa e - prevedibilmente - non a notte fonda! Abbiamo dovuto fare i conti con questo...problemino, ieri pomeriggio.

     Intanto è importante dire che un testimone è persona fortunata perchè cambia quasi ogni volta il docente con cui collabora nel corso degli incontri. Passano anche settimane ed anche mesi senza che si riveda un volto amico e quando questo capita è un rinnovarsi di saluti, di notizie, di aggiornamenti proprio come è capitato al sottoscritto ieri, quando sul binario numero uno della stazione di Bologna mi sono nuovamente incontrato con ROSSELLA (ROPA) che aveva l'incarico di spiegare la parte storica della strage di Bologna alle ragazze e ragazzi del Gioia. 

     Il vociare tranquillo dei ragazzi ha interrotto le nostre chiacchiere e Rossella, da buona prof  (lei non vuole che la chiami così!), ha fatto gli onori di casa presentandosi e presentando me a professoresse e studenti, prima di dare inizio a quella lezione che è parte indispensabile nei nostri incontri: parlare di chi commise quell'attentato, qual'era il disegno politico nella mente di chi ideò quella vile azione, chi ne furono i mandanti, finanziatori, complici e depistatori e quali pezzi delle nostre Istituzioni presero parte - criminalmente - a quel tentativo di sovvertire l'ordine democratico del nostro paese. E poi far notare segni, simboli ed oggetti in quel luogo della memoria che è la Stazione dei treni di Bologna, quell'ala ovest in cui venne collocata la bomba che fece saltare per aria sale d'attesa, uffici, luoghi di ricreazione provocando 85 vittime e 216 feriti.

   


 Ragazze, ragazzi  e loro prof ci hanno seguito poi in quel "sentiero" asfaltato (la via Indipendenza) che ci porta dalla stazione al Palazzo Comunale, fin dentro quella grande sala dove l'incontro si fa più intimo, il clima è più rilassante (pericoloso per chi è stanco e rischia di.....appisolarsi!) e quì parte la seconda parte del nostro appuntamento: l'incontro con il testimone.

     Quei circa quaranta giovani che avevo davanti, le loro quattro professoresse, le due classi di 5a impegnate nello studio scientifico e classico che dopo aver seguito il filo della storia offerto loro da Rossella, hanno avuto la paziente resistenza di ascoltare i particolari della mia testimonianza, la mia memoria che diventa parole, i ricordi che restano strettamente ancorati ad immagini, suoni, gesta di quel giorno tremendo ma anche esemplare. L'emozione che arriva e si prende il suo posto ed i particolari salienti di una giornata vissuta tra mani che soccorrevano, donne ed uomini che davano il meglio di sè, il silenzio e le urla, la disperazione e la risposta dignitosa ed umana di tante e tanti ed io - tra loro e con loro - con le mani su un volante, con quel 37 che "accarezzava" con il rombo del suo motore corpi inermi, sottratti al diritto alla vita da mani e menti criminali.

     E' stato un buon incontro? Senza ombra di dubbio sì, è stato un buon incontro, obbligato a finire - prima di quello che in molti avremmo voluto continuare a fare - da quell'inesorabile passare dei minuti. La casa aspetta, è giusto così. Ritornerà il tempo delle parole, per noi sempre quì , tra queste mura, tra questi oggetti e con questi ricordi, mentre loro, le ragazze ed i ragazzi del Gioia, ne riparleranno in classe, a casa, come giustamente ci ha detto quella loro prof. di nome Paola mentre se ne andava salutandoci.

venerdì 27 marzo 2026

UNA STORIA PER I GIOVANI DI MOLINELLA, IMOLA E CENTO DI FERRARA

    Michele Sgobio, Luca Palestini e Paolo Maoret sono stati i tre collaboratori del progetto "Educare attraverso i luoghi" con i quali ho incontrato studenti tra la mattinata di martedì ed il pomeriggio di mercoledì della settimana ancora in corso.
Complessivamente sei  (6) classi  per un totale di circa 100 ragazze e ragazzi delle quinte superiori salvo le due classi di terza incontrate nella mattinata di mercoledì.

Tre le scuole interessate all'incontro con noi, sulla storia e l'ascolto della testimonianza inerente la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980:

* IIS "GIORDANO BRUNO" , sede di Molinella, incontrata Martedì 24 marzo ore 9

* IIS "SCARABELLI-GHINI" di Imola, incontrata Mercoledì  25 marzo ore 9

* ISIT "BASSI-BURGATTI" di Cento di Ferrara, incontrata Mercoledì 25 marzo ore 13

   
Tanti studenti, tanti professori, tanti (futuri) mestieri che i ragazzi stanno apprendendo nel corso delle lezioni che si tengono nei loro Istituti: meccanici, chimici, tecnici, agrari, esperti di tecnologie ecc. che si sono presentati a noi e che dal loro atteggiamento ci hanno fatto comprendere che il motivo dell'incontro ha destato il loro interesse e - di conseguenza - hanno partecipato con impegno e serietà a questi incontri finalizzati a parlare di una storia di altri tempi ma non per questo di scarsa importanza.

     Devo dire che è stato un vero piacere l'essermi trovato nelle vesti di testimone nella giornata (MARTEDI' 24/3 ALLE  9) in cui ho incontrato gli studenti  (erano in 20) provenienti da Molinella. Una felice sorpresa in quanto da quella città - credo di non sbagliare - questa è stata la prima volta che studenti e professori sono saliti fino alla Stazione di Bologna per sentire parlare della strage del 2 agosto 1980! la dimostrazione che gli incontri, l'impegno di tutti noi e la perseveranza di questo progetto non solo è utile ma allarga la sua cerchia di conoscenza e coinvolgimento in un numero sempre più alto di luoghi di studio del territorio regionale. Le classi 5aAPM e 5aATM  del Giordano Bruno di Molinella hanno "aperto una porta" ed ora sta a tutti noi far sì che non si richiuda!    

     Buona sorpresa anche dai 38 studenti (ragazze e ragazzi) arrivati  da Imola MERCOLEDI' 25/3, ALLE  9 DEL MATTINO. I nomi degli Istituti che frequentano (Scarabelli e Ghini) testimoniano un percorso di studio che si collega a materie quali biotecnologie agrarie, gestione dell'ambiente e del territorio, animali  ed anche biochimica, fisica ambientale, biologia ecc.. insomma....roba tosta per questi giovani! Quando ero in servizio, come autista nel territorio imolese, noi li chiamavamo semplicemente "gli studenti dell'Agraria" ma ora mi rendo conto di quanto fosse riduttivo questo appellativo che davamo loro! E loro, pur essendo ancora a metà del loro ciclo di studio (sono ancora solo in 3a), mi hanno dato l'impressione di voler far onore alla scelta di studiare materie di un certo impegno, fisico ed intellettuale.

     Pressochè scontato l'andamento dell'incontro - INIZIATO ALLE 13 DI MERCOLEDI' 25/3 - con i 41 frequentatori della 5aT e 5aU  del "Bassi-Burgatti" di Cento di Ferrara. Quando, dietro agli studenti che ci raggiungono a Bologna dalla cittadina della provincia ferrarese, c'è una prof come Francesca Roveri, sappiamo già che lezione di storia e testimonianza avranno l'ascolto che meritano. Eh, sì, si  deve dare atto - senza nulla togliere a tutti gli altri e le altre BRAVI/E docenti - che questa prof ama il progetto e lo propone anno dopo anno ai suoi studenti ma lo fa con una tal serietà ed impegno che i risultati si vedono da come i suoi giovani seguono ogni momento delle storie che raccontiamo, prima in Stazione e poi nella grande sala del Comune di Bologna.
     Tre incontri finiti con soddisfazione da entrambe le parti. Michele, Luca e Paolo hanno speso bene le loro energie, raccontando storia davanti a lapidi colme di nomi, davanti ad una strana ma piena di ricordi palazzina gialla, accanto ad un piccolo quadrato di cemento dove una bomba esplose alle 10.25 di un sabato d'estate, sotto un vecchio (ma "vivo") orologio fermo su un orario che da 45 anni non cambia mai e davanti ad altri strani monumenti-ricordo, parlando poi di chi seminò terrore e morte, di chi ideò una assurda giornata di dolore e di violenza, di coloro che chiusero occhi facendo finta di non sapere e lasciandosi alle spalle una scia di vergogna incancellabile. La loro lezione sulla strage alla stazione seguita sempre dalla mia testimonianza, quel ricordo di gente che scavava e soccorreva, quel silenzio e quel fervore di umanità e di affetto, quel farsi protagonisti di una risposta che divenne politica ma restando umana e civile e quell'inventarsi modi di aiutare che apparvero strani ma divennero importanti ed indimenticabili. Indimenticabili come un piccolo batufolo di alcol per fermare sangue da una ferita ed un autobus per restituire corpi inanimati a quelle famiglie straziate da una ricerca senza esito.

     Molinella, Imola, Cento di Ferrara. Tre luoghi, tre racconti, tre incontri, tanti giovani per un solo messaggio che continua a non dimenticare quella data, quella strage, quella stazione dove a Bologna il 2 agosto 1980 la storia cambiò.

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Le scuole sono intitolate a GIORDANO BRUNO, G.SCARABELLI-L.GHINI

  • Giordano Bruno nasce a Nola nel 1548 e dimostra, già in adolescenza, spiccate capacità intellettive.
  • Si dedica allo studio filosofico e prende i voti, frequentando il chiostro dei domenicani a Napoli.
  • Da subito, a causa delle sue idee spregiudicate e anticonformiste, entra in urto con la Chiesa e le autorità dell’epoca.
  • È costretto a viaggiare molto e soggiorna in numerose città italiane, Inghilterra, Germania e Francia.
  • In ultimo, pensando di essere al sicuro, ripara a Venezia, dove verrà consegnato nelle mani dell’Inquisizione. Decide di non abiurare e, per questo, viene arso vivo a Roma nel 1600.

Giuseppe Scarabelli  (Imola15 settembre 1820 – Imola28 ottobre 1905) è stato un geologopaleontologo e politico italiano; è ricordato come fondatore dell'archeologia preistorica italiana ed è stato il primo archeologo a realizzare in Italia uno scavo stratigrafico.

Luca Ghini (Croara di Casalfiumanese1490 – Bologna4 maggio 1556) è stato un medicobotanico e farmacologo italiano; fu il primo creatore al mondo di un orto botanico ad uso universitario. Fu inoltre il primo a sperimentare l'essiccazione delle piante al fine di utilizzarle nell'attività didattica.

sabato 21 marzo 2026

GIOIA e VENTURI, PIACENZA e MODENA: a ovest di Bologna, l'interesse per la storia di una strage

   Sono venuti a Bologna nel corso della settimana che si sta chiudendo, provenienti da due città che stanno a ovest del capoluogo regionale. Erano piacentini e modenesi, studentesse e studenti di scuole superiori venuti sotto le due torri per ascoltare e memorizzare che cosa accadde il 2 agosto 1980 alla Stazione Centrale e ripercorrere con docenti e testimoni la storia di una strage, la storia di un vile attentato compiuto dai neofascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari protetti da parti di questo Stato e pensato e finanziato da personaggi che appartenevano alla Loggia Massonica P2. 

   A Bologna ci siamo dati appuntamento su quel marciapiede che fronteggia il binario numero uno con alle spalle quella palazzina gialla che ospita la sala d'aspetto mentre di fronte stanno le rotaie su cui vennero scagliati muro, pensilina ed oggetti che violentarono quelle due carrozze che fronteggiavano il luogo dove la bomba esplose alle 10.25 del sabato 2 agosto 1980.

   GIOVEDI' 19 MARZO 2026, ore 14

 

 I trentanove studenti (ragazze e ragazzi) del Liceo "M. Gioia" di Piacenza con i loro docenti Chiara, Francesco ed Elisabetta. Studiano Lingue e materie scientifiche nelle loro classi 5aC e 5aA e per loro la giornata è stata impostata interamente sulla visione e l'ascolto di storie che sono state e sono tutt'ora al centro di analisi, commenti, studi, processi e ricerche per conoscere la verità oltre che avere quella giustizia che la Strage di Ustica e quella alla Stazione di Bologna ancora non hanno pienamente avuto.

    Li abbiamo incontrati - Paolo Maoret ed io - dopo che al mattino avevano fatto visita al museo di Ustica. Paolo, in stazione ed anche nella grande sala che si trova nel Palazzo Comunale, ha spiegato loro tutti i risvolti di un attentato: chi lo fece, chi lo organizzò e finanziò, chi protesse gli attentatori - i neofascisti dei Nar - chi è stato ritenuto colpevole e condannato nel corso di vari processi, chi ha deciso di rimetterli in libertà dopo che non hanno nemmeno scontato la pena prevista prima che venga data l'opportunità di uscire dal carcere. Un racconto dettagliato, quello di Paolo, lungo ed impegnativo avvenuto in parte davanti e dentro a quel luogo della memoria che è l'ala ovest della stazione, dove ci sono lapidi e fotografie e dove tutt'intorno sono conservati oggetti che fungono da memoria di quanto avvenne in Stazione.

    E poi una testimonianza, per far conoscere a questi giovani come seppe reagire una città, la sua gente, per offrire gesti di aiuto e di umanità, per stare dalla parte di chi fu colpito, per reagire a quella violenza senza senso. Il mio racconto di come anche oggetti inanimati come un autobus sono diventati parte di un coro di affetto e di aiuto verso uomini, donne, bambini uccisi e feriti da mani assassine.

    Quel racconto che è poi stato riproposto anche..


   OGGI, SABATO 21 MARZO, ALLE ORE 9 DEL MATTINO...

   ...alle studentesse ed ai loro colleghi maschi dell'IIS "Adolfo Venturi" di Modena. Un gruppone di 41 giovani "controllati" a vista dalla prof Giuseppina Lepera ed altri suoi quattro colleghi d'Istituto. Ordinati e consapevoli di vivere alcune ore a contatto con una storia e con testimonianza di un fatto che è ormai storia da conoscere, ascoltare in quanto non è solo  la vicenda di una città ma la storia di un paese, un avvenimento terribile per il disegno che alloggiava nella mente di chi lo progettò e lo compì, una strage che significò lutto per 85 famiglie e dolore per centinaia di colpiti nel corpo e nella mente, una data da ricordare: 2 agosto 1980.

   Nelle loro 5aM e 5aN studiano Cultura e Spettacolo, si preparano ad affrontare la parte più impegnativa della loro vita: laurea o lavoro! Entrambi progetti alquanto impegnativi ai tempi attuali.

   Oggi insieme a me c'era di nuovo Michele, puntualmente preciso nel racconto di quella storia di terrorismo che è suo compito offrire alla riflessione dei giovani. Ancora dettagliato e sicuro, come sempre lui è....peccato che un piccolo inconveniente tecnico (ovvero la mancanza del microfono) abbia reso problematico l'ascolto della sua voce là dove traffico, via vai di passeggeri ed altoparlanti senza sosta, abbiano reso difficoltoso il seguire ogni sua parola. Sembra una sciocchezza ma chi non sente poi si perde, si distrae, non segue e.....Michele rischia di parlare al vento! (ma la prossima volta andrà meglio!).

    Molto più facile il mio compito làssù, nella sala messaci a disposizione dal Comune di Bologna, un grande ed accogliente ambiente dove termina la lezione storica del docente (Michele) ed ha inizio il racconto del testimone (ancora io, oggi). Studentesse e studenti modenesi hanno confermato quello che noi sappiamo già:

dal Venturi arrivano sempre studenti e docenti che - con la loro serietà e compostezza - ci sono di grande aiuto, ci ascoltano, le storie che raccontiamo entrano a far parte del loro bagaglio culturale e ogni minuto del nostro incontro è trascorso con emozione e con quel silenzio che parla da solo. E' stato, in poche parole, un bell'incontro e separarci al termine del nostro tempo non è mai facile, non lo è mai soprattutto quando il commiato avviene con quei gesti che significano affetto e rispetto, per Michele e per quel testimone odierno che ha raccontato loro una giornata vissuta con le mani sul volante di un autobus, quel 37 che cercò di voler bene ad esseri umani che non avrebbero mai più potuto raccontare di sogni e progetti...

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Le scuole sono intitolate a Melchiorre Gioia e Adolfo Venturi

Melchiorre Gioia filosofo ed economista italiano (Piacenza 1767-Milano 1829). Compì gli studi ecclesiastici al collegio Alberoni di Piacenza, ma si diede poi alla politica, fondando a Milano diversi giornali. Storiografo della IIa Repubblica Cisalpina  perdette l'impiego per lo scritto Teoria civile e penale del divorzio (1803), che egli sosteneva. Dal 1815 al 1819 pubblicò il Nuovo prospetto delle scienze economiche, che assieme all'opera Del merito e delle ricompense (1818) ne fecero il fondatore della statistica in Italia. 

Adolfo Venturi era nato il 4 settembre 1856 a Modena da una famiglia di artigiani e decoratori: a 16 anni  studia ragioneria e frequenta contemporaneamente l’Accademia di Belle Arti; nel 1877 avviene il suo battesimo poetico con la pubblicazione di 38 pagine di poesie “Versi”, pur senza abbandonare le ricerche sull’arte modenese.                                                  

 Nel 1878 diventa Ispettore della Galleria dell’Istituto di Belle Arti e nel 1887 si trasferisce a Roma, dopo la nomina a Ispettore di 3a classe dei Musei e delle Gallerie del Regno.Dal 1896 al 1931 insegnò Storia dell’arte medioevale e moderna all’Università; il 18 settembre 1924 fu nominato senatore. Una carica che si aggiunse a numerose altre onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (6/7/1890), Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (25/6/1895), Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (24/1/1901), Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia (16/5/1909), Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (26/6/1910), Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (9/7/1922). Pubblicò numerosissimi volumi, monografie, saggi, articoli, relazioni, ma il suo ricordo è legato alla monumentale Storia dell’Arte Italiana. 

DAL SUDTIROLO ALLE DUE TORRI

      E' stato un diversivo, un diversivo importante e magari da ripetere, l'incontro che ieri pomeriggio abbiamo avuto con giovani ...