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sabato 21 marzo 2026

GIOIA e VENTURI, PIACENZA e MODENA: a ovest di Bologna, l'interesse per la storia di una strage

   Sono venuti a Bologna nel corso della settimana che si sta chiudendo, provenienti da due città che stanno a ovest del capoluogo regionale. Erano piacentini e modenesi, studentesse e studenti di scuole superiori venuti sotto le due torri per ascoltare e memorizzare che cosa accadde il 2 agosto 1980 alla Stazione Centrale e ripercorrere con docenti e testimoni la storia di una strage, la storia di un vile attentato compiuto dai neofascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari protetti da parti di questo Stato e pensato e finanziato da personaggi che appartenevano alla Loggia Massonica P2. 

   A Bologna ci siamo dati appuntamento su quel marciapiede che fronteggia il binario numero uno con alle spalle quella palazzina gialla che ospita la sala d'aspetto mentre di fronte stanno le rotaie su cui vennero scagliati muro, pensilina ed oggetti che violentarono quelle due carrozze che fronteggiavano il luogo dove la bomba esplose alle 10.25 del sabato 2 agosto 1980.

   GIOVEDI' 19 MARZO 2026, ore 14

 

 I trentanove studenti (ragazze e ragazzi) del Liceo "M. Gioia" di Piacenza con i loro docenti Chiara, Francesco ed Elisabetta. Studiano Lingue e materie scientifiche nelle loro classi 5aC e 5aA e per loro la giornata è stata impostata interamente sulla visione e l'ascolto di storie che sono state e sono tutt'ora al centro di analisi, commenti, studi, processi e ricerche per conoscere la verità oltre che avere quella giustizia che la Strage di Ustica e quella alla Stazione di Bologna ancora non hanno pienamente avuto.

    Li abbiamo incontrati - Paolo Maoret ed io - dopo che al mattino avevano fatto visita al museo di Ustica. Paolo, in stazione ed anche nella grande sala che si trova nel Palazzo Comunale, ha spiegato loro tutti i risvolti di un attentato: chi lo fece, chi lo organizzò e finanziò, chi protesse gli attentatori - i neofascisti dei Nar - chi è stato ritenuto colpevole e condannato nel corso di vari processi, chi ha deciso di rimetterli in libertà dopo che non hanno nemmeno scontato la pena prevista prima che venga data l'opportunità di uscire dal carcere. Un racconto dettagliato, quello di Paolo, lungo ed impegnativo avvenuto in parte davanti e dentro a quel luogo della memoria che è l'ala ovest della stazione, dove ci sono lapidi e fotografie e dove tutt'intorno sono conservati oggetti che fungono da memoria di quanto avvenne in Stazione.

    E poi una testimonianza, per far conoscere a questi giovani come seppe reagire una città, la sua gente, per offrire gesti di aiuto e di umanità, per stare dalla parte di chi fu colpito, per reagire a quella violenza senza senso. Il mio racconto di come anche oggetti inanimati come un autobus sono diventati parte di un coro di affetto e di aiuto verso uomini, donne, bambini uccisi e feriti da mani assassine.

    Quel racconto che è poi stato riproposto anche..


   OGGI, SABATO 21 MARZO, ALLE ORE 9 DEL MATTINO...

   ...alle studentesse ed ai loro colleghi maschi dell'IIS "Adolfo Venturi" di Modena. Un gruppone di 41 giovani "controllati" a vista dalla prof Giuseppina Lepera ed altri suoi quattro colleghi d'Istituto. Ordinati e consapevoli di vivere alcune ore a contatto con una storia e con testimonianza di un fatto che è ormai storia da conoscere, ascoltare in quanto non è solo  la vicenda di una città ma la storia di un paese, un avvenimento terribile per il disegno che alloggiava nella mente di chi lo progettò e lo compì, una strage che significò lutto per 85 famiglie e dolore per centinaia di colpiti nel corpo e nella mente, una data da ricordare: 2 agosto 1980.

   Nelle loro 5aM e 5aN studiano Cultura e Spettacolo, si preparano ad affrontare la parte più impegnativa della loro vita: laurea o lavoro! Entrambi progetti alquanto impegnativi ai tempi attuali.

   Oggi insieme a me c'era di nuovo Michele, puntualmente preciso nel racconto di quella storia di terrorismo che è suo compito offrire alla riflessione dei giovani. Ancora dettagliato e sicuro, come sempre lui è....peccato che un piccolo inconveniente tecnico (ovvero la mancanza del microfono) abbia reso problematico l'ascolto della sua voce là dove traffico, via vai di passeggeri ed altoparlanti senza sosta, abbiano reso difficoltoso il seguire ogni sua parola. Sembra una sciocchezza ma chi non sente poi si perde, si distrae, non segue e.....Michele rischia di parlare al vento! (ma la prossima volta andrà meglio!).

    Molto più facile il mio compito làssù, nella sala messaci a disposizione dal Comune di Bologna, un grande ed accogliente ambiente dove termina la lezione storica del docente (Michele) ed ha inizio il racconto del testimone (ancora io, oggi). Studentesse e studenti modenesi hanno confermato quello che noi sappiamo già:

dal Venturi arrivano sempre studenti e docenti che - con la loro serietà e compostezza - ci sono di grande aiuto, ci ascoltano, le storie che raccontiamo entrano a far parte del loro bagaglio culturale e ogni minuto del nostro incontro è trascorso con emozione e con quel silenzio che parla da solo. E' stato, in poche parole, un bell'incontro e separarci al termine del nostro tempo non è mai facile, non lo è mai soprattutto quando il commiato avviene con quei gesti che significano affetto e rispetto, per Michele e per quel testimone odierno che ha raccontato loro una giornata vissuta con le mani sul volante di un autobus, quel 37 che cercò di voler bene ad esseri umani che non avrebbero mai più potuto raccontare di sogni e progetti...

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Le scuole sono intitolate a Melchiorre Gioia e Adolfo Venturi

Melchiorre Gioia filosofo ed economista italiano (Piacenza 1767-Milano 1829). Compì gli studi ecclesiastici al collegio Alberoni di Piacenza, ma si diede poi alla politica, fondando a Milano diversi giornali. Storiografo della IIa Repubblica Cisalpina  perdette l'impiego per lo scritto Teoria civile e penale del divorzio (1803), che egli sosteneva. Dal 1815 al 1819 pubblicò il Nuovo prospetto delle scienze economiche, che assieme all'opera Del merito e delle ricompense (1818) ne fecero il fondatore della statistica in Italia. 

Adolfo Venturi era nato il 4 settembre 1856 a Modena da una famiglia di artigiani e decoratori: a 16 anni  studia ragioneria e frequenta contemporaneamente l’Accademia di Belle Arti; nel 1877 avviene il suo battesimo poetico con la pubblicazione di 38 pagine di poesie “Versi”, pur senza abbandonare le ricerche sull’arte modenese.                                                  

 Nel 1878 diventa Ispettore della Galleria dell’Istituto di Belle Arti e nel 1887 si trasferisce a Roma, dopo la nomina a Ispettore di 3a classe dei Musei e delle Gallerie del Regno.Dal 1896 al 1931 insegnò Storia dell’arte medioevale e moderna all’Università; il 18 settembre 1924 fu nominato senatore. Una carica che si aggiunse a numerose altre onorificenze: Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia (6/7/1890), Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia (25/6/1895), Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (24/1/1901), Cavaliere dell’Ordine Civile di Savoia (16/5/1909), Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (26/6/1910), Grande ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia (9/7/1922). Pubblicò numerosissimi volumi, monografie, saggi, articoli, relazioni, ma il suo ricordo è legato alla monumentale Storia dell’Arte Italiana. 

mercoledì 18 marzo 2026

VENTOTTO PER CENTO

    Pomeriggio di parole e ricordi anche quello di ieri, a Bologna.

   

I ventotto studenti - ragazze e ragazzi della 5aG e 5aH dell'ISIT "Bassi-Burgatti" di Cento di Ferrara - che sono venuti ad ascoltare la ricostruzione storica di Michele Sgobio e la mia testimonianza, sono arrivati puntuali ed ordinati, alle  13, in compagnia delle loro  tre prof  Angela, Alice e Lara, raggiungendoci davanti a quell'ala ovest della stazione  -  che con quel suo colore giallo  si differenzia volutamente dal resto degli altri edifici -  distrutta interamente dallo scoppio della bomba collocata nella sala d'aspetto di seconda classe, alle ore 10.25 del 2 agosto 1980. Un atto terroristico attuato materialmente dai Nar, pensato e finanziato dalla Loggia Massonica "P2" di Licio Gelli, coperto ed aiutato da parte dei nostri Servizi Segreti che, attraverso il criminale comportamento di personaggi delle nostre istituzioni, depistarono più volte le indagini per allontanare nel tempo la possibilità di arrivare alla verità ed ottenere giustizia. Un obiettivo non raggiunto, ritardato ma non raggiunto anche se, nel tempo attuale, viene da chiedersi con insistenza se parte degli obiettivi che si proponevano gli adepti della P2 non siano stati raggiunti e realizzati. Ma questa è un'altra storia e ci sarà modo di ragionarci sù!

    Ieri è stata la volta del bravo Michele, è stato lui ad offrire alle giovani ed ai giovani di Cento tanti momenti di riflessione ed anche di studio, per capire cosa fu la strage più grande mai commessa nel nostro paese e quali obiettivi si proponevano coloro che ne furono i materiali esecutori ed anche cosa passava nella mente di quei personaggi che la resero possibile con le loro falsità e le loro connivenze. Il testimone ha un ruolo che viene dopo, ma ascoltare chi fa la lezione storica è sempre - o almeno lo è per chi scrive - un momento di approfondimento, di conferma, di apprendimento dei risvolti che quella storia della strage avvenuta a Bologna sempre contiene. Lui lo sa perchè altre volte glie l'ho fatto presente: la scrupolosità, la ricchezza di informazioni, la precisione nel mantenere un filo che lega tra di loro tutti i momenti, i personaggi, le date ed i fatti di quell'attentato, il non perdersi in particolari di scarso od inutile importanza è la prerogativa di Michele, lui "insegna" così e lo fa bene e quando lo fa e sono io ad avere la fortuna di essere il suo testimone, mi rendo conto che è stato un incontro che non è servito solo a loro - gli studenti - ma anche a me che quel giorno c'ero perchè, come diceva il maestro Manzi, "non è mai troppo tardi" (per imparare)! 

    La stazione, la sala d'aspetto, luoghi ed oggetti della memoria, tanti nomi incisi su lapidi e su piccole targhe di ottone a ricordare chi non c'è più, immagini che ricordano macerie ma anche tanta umana risposta, tanto valore offerto da grandi professionisti del soccorso ed una moltitudine di mani che cercavano, scavavano, soccorrevano in un silenzio rotto dai rumori meccanici di una città che reagiva ad una assurda ingiustizia ed il rumore di quegli autobus che salvarono vite sospese percorrendo strade fuori dal loro itinerario, per un servizio veramente degno di quella parola "pubblico" che ne contraddistingue la funzione e che in quel sabato 2 agosto si trasformò in possibilità di salvare vite appese ad un filo. Autobus come anche quel 37 che continuò a fare il proprio dovere passando dal trasportare vite in movimento e poi corpi inermi, distrutti ed oltraggiati ma che ebbero - su quel pavimento tante volte calpestato in vita - la restituzione di un gesto di affetto e dignità a persone non più, adagiandoli con delicatezza ed accompagnandoli con affetto in quel loro silenzio di morte. Non lo dimenticherò, non potrei.

    Il saluto, il commiato, loro che ti vengono intorno, con garbo e con rispetto e con la voglia di avere ancora qualche cosa da chiedere che potrà far parte del  ricordo di quell'incontro che vogliono conservare, non dimenticare. Michele ed io li abbiamo lasciati così, i ventotto di Cento, giovani attenti ai quali riponiamo se non il nostro futuro almeno molte delle nostre speranze. 

    Ma il nostro è un dovere è ancora lungo, nel tempo......

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Le scuole sono intitolate a UGO BASSI e PIETRO BURGATTI

 Ugo Bassi, nacque a Cento di Ferrara il 12 agosto 1801. E' stato un presbitero e patriota italiano del Risorgimento. Figlio di Luigi Sante Bassi, impiegato della dogana pontificia, e di Felicita Rossetti, cameriera originaria di San Felice sul Panaro. In gioventù, sembra a causa di una delusione amorosa, divenne novizio barnabita e nel 1821 pronunciò i voti a Roma, nella chiesa di San Carlo al Corso Durante i moti rivoluzionari del 1848 non ebbe esitazioni ad unirsi alle forze risorgimentaliFu ferito a Treviso il 12 maggio 1848 e dopo la caduta della Repubblica Romana fuggì alla volta di Venezia con Garibaldi, Francesco Nullo, Ciceruacchio, Giovanni Livraghi e altri. Giunti nella Repubblica di San Marino, il gruppo si separò. Bassi, partito da San Marino con Livraghi, cadde per la seconda volta nelle mani degli austriaci, il 3 agosto, nei pressi di ComacchioTrasferito a Bologna venne fucilato, senza nessun processo e in grande fretta, per volontà del capitano auditore Carl Pichler von Deeben, l'8 agosto 1849, quattro giorni prima di compiere quarantotto anni, nei pressi dell'arco del Meloncello insieme a Giovanni LivraghiIl 18 agosto 1849 gli austriaci, per impedire che i cittadini di Bologna manifestassero i propri sentimenti di approvazione e affetto sulla tomba del Bassi, riesumarono il suo corpo traslandolo nel Cimitero della Certosa


 Pietro Burgatti nacque a Cento il 27 febbraio 1868. E'  stato un matematico e fisico italiano. Si laureò in matematica all'Università di Roma nel 1893, dove poi rimase come assistente alle cattedre di analisi infinitesimale e meccanica razionale fino al conseguimento della libera docenza in analisi infinitesimale nel 1898 e in meccanica razionale nel 1900. Nel 1901, divenne pure assistente all'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma. Nel 1911 divenne ordinario di Meccanica Razionale all'Università di Bologna, dove rimase fino al pensionamento. Dal 1923 al 1932 fu vice presidente dell'Unione Matematica Italiana; fu altresì socio dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna e corrispondente nazionale dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1922. Morì il 20 maggio 1938 ed è sepolto nella parte monumentale del cimitero di Cento.



sabato 7 marzo 2026

INCONTRI RAVVICINATI DI.......MOLTI TIPI

 Settimana intensa, affollata, impegnativa ma di grande interesse quella intercorsa tra il 2 ed il 6 marzo scorso. 

 Sono stati giorni di memoria e di storia, giorni utili alla conoscenza ed all'ascolto, alla lettura di fatti, documenti e personaggi ed alla ricerca di atteggiamenti che sappiano tradurre in realtà il significato di valori ideali ed umani troppo spesso appresi solamente scorrendo le pagine di qualche libro o captati ascoltando qualche dialogo, a volte casualmente.

 Protagonisti di tutto questo gli studenti. Sono stati loro, infatti, che hanno riempito le nostre ore, i nostri giorni, in quest'ultima settimana: una (quasi) non-stop di incontri aventi al centro della loro attenzione la storia di una strage: quella del 2 agosto 1980 avvenuta nella stazione di Bologna.

 Centottantuno alunni e studenti, nove classi appartenenti alle Primarie, alle Secondarie ed agli Istituti Superiori, due organizzazioni coinvolte in questo itinerario storico-didattico: i progetti "Educare attraverso i luoghi" e "Associazione Pereira sul terrorismo" e diversi docenti, formatori e testimoni tra cui Cinzia Venturoli, Matteo Pasi, Silvia Donati, Andrea Quaiotto, Federica Manaresi ed io, Agide Melloni. Tutto si è svolto sul territorio che abbraccia Bologna: da Castenaso a Sant'Agata Bolognese, da Imola a Rastignano, fuori e dentro quei plessi scolastici che portano i nomi di emeriti italiani che hanno lasciato segni indelebili nella cultura e nelle idee del nostro Paese: Guglielmo Marconi, Giuseppe Mazzini, i frati Cappuccini, Rita Levi Montalcini.

 Tre delle quattro giornate che ci hanno fatto incontrare i ragazzi, ci hanno visti coinvolti con gli alunni delle quinte elementari, a Castenaso, a Imola ed a Rastignano mentre l'altro incontro è avvenuto a Sant'Agata Bolognese, in un'aula della scuola media di questo abitato sito nel silenzio delle campagne a nord di Bologna.

 Lezioni e testimonianze si sono alternate e sono state seguite con attenzione ed interesse in ognuna delle sedi che ci hanno ospitato. Con Cinzia Venturoli tanti alunni, sapienti e curiosi e che spesso ci verrebbe da dire sono alquanto maturi ed attenti per l'età che hanno! Sanno tanto e dove non sanno domandano senza sosta, veri e propri interrogatori ai quali la stessa prof Venturoli risponde con passione ben sapendo che è un ritmo incalzante che mette in seria discussione...i tempi del nostro incontro! Gara dura anche per il testimone (il sottoscritto!): pure lui deve sapersi destreggiare tra le domande ed il filo della sua testimonianza non sempre facile da tenere ben disteso. Spiegare la storia di un autobus - il 37 - richiederebbe parole ed emozioni che vengono rese difficili dallo sguardo innocente di chi sta tra i banchi, eppure devi saper portare a termine quell'impegno che hai preso con loro: raccontare la tua storia "farcendola" con le storie di altri per lasciare a loro un messaggio positivo che parli di umanità ed impegno sociale.

 I più grandicelli - quelli delle medie incontrati a Sant'Agata bolognese - se li era già precedentemente curati Matteo, con la sua Associazione Pereira. A me non restava altro che fare il testimone di quella giornata lontana, raccontando ciò che vidi e ciò che feci, le mani e le azioni di altri che divennero un tutt'uno con le mani e le azioni mie, sul volante di un autobus 37 e per accompagnare corpi inanimati in quel loro ultimo viaggio.


Un racconto ripetuto anche in quell'aula di Imola, insieme a quella maestra Silvia che ha provato a farmi sentire meno solo, davanti a quei ragazzini di quinta, ancora immaturi ma con l'ardore di sentire l'approssimarsi di un salto più sù, "sentono" arrivare le medie e azzardano un pò di quel protagonismo che forse è ancora acerbo e da tenere sotto controllo.

 Giornate belle ed intense. Ne siamo usciti tutti con la soddisfazione di aver speso energie e tempo dedicati alla crescita dei nostri giovani. Una strage raccontata è un pezzo di storia portato alla loro conoscenza, perchè li aiuti a vedere il loro futuro attraverso la conoscenza del passato. Ce l'abbiamo fatta ed io ringrazio Cinzia, Matteo, Silvia, Federica, Andrea ma anche Donato Ungaro, giornalista, e Patrizia Tommasini dell'Assemblea Regionale E.R. che ci hanno accompagnato a Sant'Agata, senza dimenticare quelle presenze preziose di maestre/i e docenti che silenziosamente hanno ascoltato e condiviso le nostre storie e testimonianze, mescolati a loro, nelle loro classi così diverse eppure così uguali in questa storia che parla di un attentato, di dolore e di risposte e solidarietà. E i ragazzi? Beh, loro sono stati come il sale sulla minestra....senza loro sarebbe stato tutto insipido!

mercoledì 25 febbraio 2026

BALDINI, MORIGIA, PEREIRA.....A Ravenna la storia diventa incontro

 

Il “Nullo Baldini" ed il “Camillo Morigia” sono due Istituti di Istruzione Superiore che hanno sede a Ravenna. Nel primo avevo già avuto l’occasione di mettere piede mentre per la prima volta, ieri, sono entrato in una delle aule del Morigia. Entrambi sono luoghi di studio eccellenti, da qui escono giovani che hanno alle spalle una buona formazione culturale e pratica che sarà d’aiuto per il loro futuro professionale.

Agli studenti della 2aE del Baldini ed a quelli della 5aB “gra” del Morigia, ieri martedì 24 febbraio, abbiamo avuto l’opportunità di raccontare quel periodo della storia del secolo scorso che culminò negli anni delle stragi, degli attentati e del terrorismo e che ebbe nella strage alla stazione di Bologna – avvenuta il 2 agosto 1980 – il suo episodio di massima violenza in quanto provocò la distruzione dell’ala ovest della stazione stessa, l’uccisione di 85 innocenti ed il ferimento di altri 216. 

Martina Marzaduri è una delle formatrici che da tempo spende parte del suo tempo per collaborare con i progetti dell’Associazione Pereira, una organizzazione che da anni porta nelle scuole della Romagna e del bolognese tematiche che permettono di conoscere ciò che ruota intorno a droghe, mafie, riciclaggio ed anche quanto avvenne nel periodo storico meglio conosciuto come “anni di piombo”, gli anni della violenza ma anche gli anni di grandi lotte per i diritti e per la democrazia. Martina è giovane, una ragazza simpatica oltrechè carina ma è anche molto determinata nel suo impegno volto ad aiutare studentesse e studenti nella conoscenza di storie, fatti e personaggi non sempre facili da assimilare e non sempre contenuti nei programmi scolastici. Lei e gli altri suoi colleghi di Pereira fanno questo...e non è un lavoro da poco con i tempi che corrono!

Ieri, con lei, ho avuto l’occasione di “entrare in classe”, a Ravenna, tra studentesse e studenti del “Nullo Baldini” e del “Camillo Morigia”. Tra le ore nove e le dieci e trenta nel primo Istituto e dalle undici alle dodici e trenta nella classe del Morigia. Tra di loro erano già venuti in classe altri formatori di Pereira, nelle settimane scorse, a spiegare quella parte della nostra storia che si colloca nella seconda metà del secolo scorso. Una storia fatta di tentativi di eversione e di condizionamento del percorso democratico del nostro Paese. Violenza e sangue per fermare lotte e diritti, movimenti neofascisti e non solo per condizionare organi dello Stato che divennero complici e personaggi della politica, della finanza, delle Istituzioni che si fecero protettori e finanziatori di criminali al soldo di potenti e poteri, italiani e non solo ma tutti con simpatie neofasciste!

Quando Martina mi ha dato la parola per portare la testimonianza di che cosa accadde in Stazione, quel sabato 2 agosto 1980, ho sentito tutta la loro attenzione, quella di ragazze e ragazzi di entrambi gli Istituti. Un silenzio che diventa una domanda: la domanda silenziosa di chi vuol sapere cose che nessuno ha raccontato a loro ed allo stesso tempo sale in entrambi – noi e loro – la consapevolezza che “entriamo” dentro un racconto che conterrà emozioni e che proverà a far vedere l’altro volto delle persone anonime con le quali in ogni momento della nostra giornata abbiamo a che fare ma senza conoscere nulla di loro. E’ qui l’importanza di portare in classe il ricordo di quel giorno, del 2 agosto 1980 alla Stazione di Bologna, farlo diventare un momento di riflessione, riuscire a raccontare azioni ed emozioni nei minuti che seguono un massacro di innocenti, provare a far diventare reali i pensieri che si sono sovrapposti ai gesti, motivarli e renderli comprensibili alle ragazze ed ai ragazzi che mi/ci stavano davanti. Le storie di vite appartenute a persone mai viste si sono mescolate alle storie di chi in stazione non volle staccarsi dal dolore di tanti e seppe trasformare la sofferenza in forza per reagire. In questo ho provato a collocare anche la mia storia di lavoratore alla guida di un autobus – quel “37” che per una città intera è un simbolo di umana solidarietà - per un ultimo saluto a corpi inanimati e per ridare tutto il valore che merita alla parola “dignità”.


Il commiato non è mai facile, così come le risposte alle loro domande. Gli studenti di Ravenna hanno mantenuto sempre quell’atteggiamento che caratterizza il rispetto: il silenzio, l’emozione e la loro comprensione di essere stati parte di una giornata che rimarrà importante per il futuro che li aspetta perché oggi non abbiamo solo parlato di una strage – assurda e criminale - ma di come gli esseri umani possono reagire alle ingiustizie, allontanando, quando serve, anche le divisioni e le diversità che troppo spesso sembrano insormontabili.

Uscendo da quel cancello delle scuole mi sono sentito parte di loro, degli studenti e dei professori che avevano ascoltato me e Martina. Il loro vociare, chiamarsi, parlare e scherzare è anche quel ritorno alla realtà che sta ad indicare che la vita continua. Il sorriso e l’arrivederci lanciatomi da Martina ne è la conferma.

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Le scuole sono intitolate a Nullo Baldini e Camillo Morigia


NULLO BALDINI nacque a Ravenna il 30 ott. 1862, in contrada Mangagnina, sobborgo popolato di braccianti. Il padre Oreste, piccolo commerciante di grani, apparteneva a una famiglia di tradizione garibaldina - i fratelli avevano assistito Garibaldi nel 1849, durante la fuga attraverso le Romagne.  La madre, Lucia Caletti, era invece nata da famiglia di poveri artigiani, alla quale Nullo rimase profondamente legato. Baldini fu tra i primi dirigenti socialisti a intuire le possibilità offerte dalla nuova congiuntura agricola e a sfruttarle praticamente con l'organizzazione di cooperative di lavoro fra salariati agricoli, facendo delle associazioni di braccianti gli strumenti ai quali lo Stato e gli imprenditori avrebbero dovuto ricorrere per effettuare i lavori (sterri, costruzioni, coltivazioni e manutenzione, ecc.) necessari alla realizzazione delle opere pubbliche e al funzionamento della conduzione diretta delle aziende agrarie.

Fu intimo collaboratore di Treves, Buozzi e Turati, che assistette sul letto di morte e di cui fu l'esecutore testamentario. Mori il 6 marzo 1945, povero, nell'ospedale di Ravenna.


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Morì a Ravenna il 16 gennaio 1795. 

La sua tomba è un simbolo di architettura neoclassica rappresenta un importante contributo alla storia alla cultura di Ravenna. 

domenica 22 febbraio 2026

QUELLA CLASSE DEL "RIGHI".....

    Sabato, 21 febbraio 2026, davanti al primo binario della stazione di Bologna.          Sono le ore 9, la temperatura non è ancora del tutto...confortevole.  L'inverno sta lentamente scemando ma la primavera è ancora lontana! 

    Vedo arrivare Paolo Maoret con il quale incontrerò una classe di studenti del Liceo "A. Righi" di Bologna.

Motivo dell'incontro sarà, come altre volte, il ricordo della strage del 2 agosto 1980 spiegata nella sua parte storica (da Paolo) e raccontata (oggi dal sottoscritto) attraverso quella che è la memoria rimasta impressa nella mente di chi fu presente nella giornata di quel lontano sabato.

     Un saluto scambiato in fretta, pochi minuti di attesa ed eccoli avvicinarsi a noi, alla spicciolata. Sono in ventidue e tra loro la componente femminile è di gran lunga maggioritaria: sono 13 le ragazze che - insieme ai loro colleghi maschi - in questo Istituto Superiore hanno scelto lo Scientifico come indirizzo di studio. Questa è la 5aD ed a guidarli fino a noi c'è anche il loro prof Patrizio Foresta. 

     Prendono la forma di un semicerchio, intorno a noi. Così raggruppati captano meglio le parole di Paolo ed al contempo evitano di essere "arrotati" da carrelli dei portabagagli e da troller che ti sfiorano i garretti quando meno te l'aspetti! E Paolo da inizio a quella sua lunga storia che lo porterà a spiegare a questi giovani ignari o scarsamente informati (ma non per loro indisciplina), che cosa si nasconde dietro alcuni segni e simboli che quel luogo dove ci troviamo ancora reca e ci parla di quel giorno. Lapidi, targhe, il colore di un muro, un tratto di pavimento strano e scavato che ricorda il punto dello scoppio, foto e nomi di vittime, un orologio che non funziona ma che ricorda, placche di ottone con nomi incisi sopra ed il tutto immerso in una cornice di ricordi che parla senza poterlo fare. Così la strage del 2 agosto 1980, lo scoppio di una bomba fatta deflagrare alle 10.25 di un sabato, duecentosedici feriti ed ottantacinque vittime, un attentato neofascista ed una grande risposta che sorprese tutti e fece onore ad una città: da tutto questo è partito il compito di Paolo Maoret di spiegare alle ragazze e ragazzi del Righi quel disegno criminale che stava dietro l'attentato dei Nar.

     Poi, una lunga camminata tra rotaie di un futuro tram, facendo slalom sotto un portico gremito di gente infreddolita e turisti sbadati lungo quella via Indipendenza affollata e cosparsa di  velocipedi da scansare e deiezioni da saltare e poi eccoci in Piazza, accanto a quel gigante che ci saluta sempre ogni volta che arriviamo. Sembra che  dica "raccontate di quel giorno, ditelo, voi continuate a farlo,  e se qualcuno  vi crea problemi io ho sempre il forcone in mano e allora vedrà di che pasta siamo fatti, noi bolognesi!". Lui sorveglia e noi parliamo ai ragazzi mentre in sottofondo una discutibile Joan Baez  canta e strimpella  con la propria chitarra qualcosa che ci ricorda "Blowin' in the Wind".

     Ancora storia, ancora particolari che Paolo tira fuori dal suo sapere e da qualche immagine proposta agli studenti seduti, foto ed immagini sbiadite dal tempo ma che ci parlano di terroristi e complici, e di uno Stato con pezzi di esso vergognosamente schierati a difesa di idee ed azioni omicide, fasciste e criminali, parole che Paolo 

spende per far capire quanta fatica sia costata la verità e la giustizia oggi conquistate seppur ancora parzialmente, l'ingiustizia di aver condannato criminali ed ora averli liberi di offendere la memoria di così tante vittime.

     Continuo poi a raccontare io quel che vidi fare da giovani, da donne, da uomini, da tanti componenti di quella "società" di cui sempre parliamo ma che quel giorno si rivelò essere una cosa straordinariamente bella, ricca di idee e di spunti umani che seppero trasformare l'ingiusto nel giusto, l'impossibile in tante azioni possibili, trasformando la semplicità dell'essere umano in una risorsa inesauribile di gesti di affetto e di risposta. Anche con un semplice e rumoroso autobus la cui unica  -muta - parola era quel numero 37 che mostrava passando tra macerie e  silenziosi, affranti passanti.

     La conclusione? E' stato un altro indimenticabile incontro con l'intelligenza ed il rispetto, con l'interesse e la condivisione sentita, percepita, vissuta e trasmessa a Paolo ed a me da quella gioventù che ha scelto di uscire da un'aula di viale Pepoli per sentire la storia di un attentato, la storia di una giornata indimenticabile per la loro città, la storia del 2 agosto 1980.

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La scuola è intitolata a AUGUSTO RIGHI

Bologna, 27 agosto 1850 - 8 giugno 1920

Fisico. Si laureò in ingegneria civile a Bologna nel 1875. Dal 1880 insegnò nelle università di Palermo e Padova. Nel 1889 rientrò a Bologna dove insegnò nell'istituto di fisica dell'Università fino alla morte. Più volte venne candidato al Premio Nobel. Sperimentalista puro, fu autore di ricerche sulle oscillazioni elettromagnetiche. A lui si deve l'introduzione del termine 'fotoelettrico' per spiegare l'omonimo fenomeno. La sua pubblicazione più importante è L'Ottica delle oscillazioni elettriche, studio sperimentale sulla produzione di fenomeni analoghi ai principali fenomeni ottici per mezzo delle onde elettromagnetiche (Bologna, Zanichelli, 1897). Agli esperimenti del Righi si ispirò Guglielmo Marconi, che seguì le lezioni e che potè accedere al laboratorio ed alla Biblioteca di Righi.

E' sepolto alla Certosa di Bologna, Chiostro VI portico ovest, lato esterno stele 9. Il busto bronzeo che lo ritrae è opera di Giuseppe Romagnoli (1872-1966) ed è firmato 'Romagnoli' e 'fonditore Laganà Napoli'. L'epigrafe della lapide recita: AUGUSTO RIGHI / FISICO INSIGNE MAESTRO INCOMPARABILE / GRANDE SPERIMENTATORE / DALLE OSSERVAZIONI ASSORGENTE ALLE LEGGI / APRI' RADIOSE VIE ALLA SCIENZA ELETTRICA / ONORANDO L'ANTICO STUDIO E LA PATRIA / IL MUNICIPIO POSE

mercoledì 18 febbraio 2026

CON L'ASSOCIAZIONE PEREIRA, TRA GLI STUDENTI DEL BELLUZZI-FIORAVANTI

    A volte non serve scrivere molto dopo un incontro avuto con gli studenti di una scuola.

   A volte serve solo memorizzare qualcosa di loro che rimarrà impresso, sguardi o parole o anche silenzi e compostezza, quell'impressione di grande rispetto e condivisione che riescono a trasmetterti in modo semplice e magico. Qualcosa del loro comportamento che ci convince ancor di più che la storia di quanto avvenne a Bologna il 2 agosto 1980 resta un appuntamento importante .   


Un po' di tutto questo l'abbiamo avuto dagli studenti bolognesi dell'Istituto di Istruzione Superiore "Belluzzi-Fioravanti" ieri, martedì 17 febbraio, nel corso dell'incontro organizzato dall'Associazione Pereira in collaborazione con professori e autorità scolastiche. Non il primo e nemmeno l'ultimo di quegli appuntamenti con gli studenti che Matteo Pasi e la sua associazione da anni organizza nelle scuole del territorio romagnolo e bolognese.

   Tra le ore 12 e le ore 13.30, in quella che potrebbe essere una loro aula magna (ma che credo fosse un'aula-refettorio!), ci siamo mescolati alle ragazze ed ai ragazzi della 3aBI e della 5aB, giovani impegnati nello studio dell'Informatica e della Bio-Tecnologia, gente che non avrà un futuro facile da costruire ma che darà fondo alle proprie energie per rivendicare un ruolo nella società di domani. Poco meno di quaranta ed a loro abbiamo - Matteo ed io - riproposto quella storia di terrorismo, di dolore e di reazione a quella grande ingiustizia compiuta in un luogo dove uomini, donne e ragazzi stavano solamente attendendo un treno, a Bologna, in quella sala d'aspetto di una stazione ferroviaria.

   Maria Letizia Cotti, la loro prof, ce li ha presentati e ci ha proposto alla loro attenzione, Matteo Pasi ha messo in video poche ma suggestive immagini di quel giorno alla stazione di Bologna ed al termine di quei pochi minuti ha dato spazio alla mia testimonianza. Un racconto che ho provato a rendere dettagliato, semplice, convincente anche in quelle sue parti più commoventi e difficili ma che devono essere proposte a chi ascolta. Parlare di tanta gente, di quello che fece, di quel clima di grande affetto e di gesti impensabili che si trasformarono in aiuto, solidarietà, umanità e ferma risposta a coloro che seminarono terrore e morte. La mia storia di autista del 37 mescolata alle tante storie di altri che fecero con dedizione tutto quanto era utile fare in quel luogo, diversi ma uguali, nel silenzio del dolore, contenendo la rabbia e trasformandola in forza, per reagire a quell'inaudita ingiustizia.

    E poi è venuto il tempo delle loro domande, tante e con tanta voglia di sapere e di far sentire - nell'esprimerle - la loro non indifferenza. Tante domande ma sempre rivolte con garbo, con affetto, con riservatezza, una cosa che colpisce sempre ed alla quale non ci si abitua mai! Dovevano star lì fino alle ore 13.30: si sono alzati da quei loro banchi alle 14.20! Letizia - la prof - ci ha detto che questo accade molto raramente ma è accaduto con noi, con la storia che abbiamo raccontato e questo ci rende contenti e convinti di continuare.

   Io li ringrazio e li saluto tutti. Ad ognuno di loro vorrei dire del piacere che mi hanno dato nel venire a salutare me ma anche il bravo Matteo. Non li conosco ma per tutti loro mi piacerà ricordare quella prima ragazza che - appena entrata - ha esaudito la sua voglia di venire a salutarmi per prima. Ciao e grazie Hajar!

sabato 14 febbraio 2026

QUANDO I MECCANICI FANNO I CONTI CON UNA STRAGE

 

   Un suono dal cellulare mi avvisa dell’arrivo di un messaggio.

   E’ un padre, una persona che conosco pur avendo con lui un contatto quasi esclusivamente di tipo professionale, non confidenziale.

   Mi scrive: “Ieri mio figlio è venuto a lezione da voi....grazie di ❤️ per quello che fate.”

   Fabio – questo è il suo nome – mi fa così capire che tra i ragazzi che studiano all’Istituto di Istruzione Superiore “F. Alberghetti” di Imola


e che Rossella Ropa ed io abbiamo incontrato nella mattinata di giovedì scorso, 12 febbraio, c’era anche suo figlio, mescolato tra i 35 studenti (ed una sola indomita e coraggiosa ragazza!) delle quinte A e B di quello che è uno degli Istituti di studio più frequentati nella città di Imola.

   Eravamo a Bologna, nella stazione dei treni, davanti a quel muro giallo che segna il luogo che venne distrutto dalla bomba che i neofascisti dei Nar misero il 2 agosto 1980 e che causò il decesso di 85 innocenti ed il ferimento di altrettanti 216.

   I miei giovani concittadini e futuri esperti della meccanica (che per ora stanno solo studiando sui libri) erano già lì, Rossella li aveva già "accalappiati" e si prestava a dare inizio a quel suo importante ruolo di docente che spiega la storia di quella strage, li accompagna “dentro” ad un avvenimento lontano ma da conoscere, fatti e personaggi che non fanno parte del loro mondo giovanile ma che per costruire un loro futuro non indifferente devono assolutamente osservare, interpretare, capire il passato. Perchè è questo ciò che fanno Rossella ed i suoi collaboratori del progetto “Educare attraverso i luoghi”, un lavoro da rispettare perché importante e non facile.

   Dal saluto si intravvede quasi sempre di che tempra sono fatti e il loro è stato un saluto di quelli che ti fanno iniziare bene la giornata, tanto più che quel loro saluto mi ha messo in sintonia con le loro prof Layla, Federica e...Federica, accompagnatrici e formatrici, responsabili in classe della loro crescita culturale e dell’approccio con i problemi di inserimento nella società oggi più problematici che mai!

   Umidità e freddo sono stati affrontati con stoica resistenza sia da parte di Rossella che da studenti ed insegnanti ma anch’io ho dovuto fare la mia parte di antico autista abituato alle stranezze del tempo e della meteorologia. Ne è nato un bell’incontro, sia nella prima parte – in stazione, nella sala d’aspetto – sia nella parte finale – nella sala del Palazzo del Podestà – dove la testimonianza da me portata ha fatto seguito ad una lezione ricca di elementi di interesse e di storie di personaggi attraverso i quali è stata ricostruita la più grande strage del dopoguerra avvenuta nel nostro paese. Ma ricostruire un fatto di così tanta efferratezza ha voluto dire – per Rossella – entrare dentro meccanismi sconosciuti ai giovani che avevamo davanti ma indispensabili da conoscere per capire cosa furono quei decenni tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80 del secolo scorso. Terrorismo, eversione, complotti e complicità, servizi ed organi dello Stato coinvolti in eventi oscuri e trame ordite per cambiare la direzione di una democrazia in difficoltà ma ancora tenacemente ancorata ai valori usciti dalla lotta di Liberazione dal fascismo e dal nazismo.

   Testimoniare come si comportarono uomini e donne di una città è un dovere e raccontarlo agli studenti diventa un obbligo. Un autobus della linea 37 che fu parte di quella reazione umana e solidale e che si mescolò alle mani che scavavano e soccorrevano racconta una storia semplice di ribellione all’indifferenza, risposta alla violenza e ripristino della dignità verso persone uccise e verso una città ferita.

   Gli studenti dell’Alberghetti , Layla e le due Federiche, ci sono stati vicini, con il silenzio ed il rispetto, con l’ascolto e la condivisione percepita in quelle ore del nostro stare insieme. In questo ci sta tutto l’impegno che spetta alle prof che oggi abbiamo incontrato e alle quali va il nostro ringraziamento.

   E’ stata una buona occasione per capire qualcosa in più dei ragazzi della mia città. Non può che far piacere, quello stesso piacere da me provato nel ricevere quel messaggio di un padre che ci racconta la reazione del figlio…


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La scuola è intitolata a FRANCESCO ALBERGHETTI

Francesco Alberghetti (Imola, 9 ottobre 1762-Imola, 12 marzo 1851), studioso di medicina, scienze fisiche e matematiche, repubblicano, fu rappresentante dell'assemblea nazionale a Milano nel 1797. Lasciò ogni suo avere al Comune di Imola per l'incremento dell'industria e dell'agricoltura e per la creazione della Scuola tecnica industriale "Alberghetti".

GIOIA e VENTURI, PIACENZA e MODENA: a ovest di Bologna, l'interesse per la storia di una strage

   Sono venuti a Bologna nel corso della settimana che si sta chiudendo, provenienti da due città che stanno a ovest del capoluogo regional...