Pomeriggio di parole e ricordi anche quello di ieri, a Bologna.
Ieri è stata la volta del bravo Michele, è stato lui ad offrire alle giovani ed ai giovani di Cento tanti momenti di riflessione ed anche di studio, per capire cosa fu la strage più grande mai commessa nel nostro paese e quali obiettivi si proponevano coloro che ne furono i materiali esecutori ed anche cosa passava nella mente di quei personaggi che la resero possibile con le loro falsità e le loro connivenze. Il testimone ha un ruolo che viene dopo, ma ascoltare chi fa la lezione storica è sempre - o almeno lo è per chi scrive - un momento di approfondimento, di conferma, di apprendimento dei risvolti che quella storia della strage avvenuta a Bologna sempre contiene. Lui lo sa perchè altre volte glie l'ho fatto presente: la scrupolosità, la ricchezza di informazioni, la precisione nel mantenere un filo che lega tra di loro tutti i momenti, i personaggi, le date ed i fatti di quell'attentato, il non perdersi in particolari di scarso od inutile importanza è la prerogativa di Michele, lui "insegna" così e lo fa bene e quando lo fa e sono io ad avere la fortuna di essere il suo testimone, mi rendo conto che è stato un incontro che non è servito solo a loro - gli studenti - ma anche a me che quel giorno c'ero perchè, come diceva il maestro Manzi, "non è mai troppo tardi" (per imparare)!
La stazione, la sala d'aspetto, luoghi ed oggetti della memoria, tanti nomi incisi su lapidi e su piccole targhe di ottone a ricordare chi non c'è più, immagini che ricordano macerie ma anche tanta umana risposta, tanto valore offerto da grandi professionisti del soccorso ed una moltitudine di mani che cercavano, scavavano, soccorrevano in un silenzio rotto dai rumori meccanici di una città che reagiva ad una assurda ingiustizia ed il rumore di quegli autobus che salvarono vite sospese percorrendo strade fuori dal loro itinerario, per un servizio veramente degno di quella parola "pubblico" che ne contraddistingue la funzione e che in quel sabato 2 agosto si trasformò in possibilità di salvare vite appese ad un filo. Autobus come anche quel 37 che continuò a fare il proprio dovere passando dal trasportare vite in movimento e poi corpi inermi, distrutti ed oltraggiati ma che ebbero - su quel pavimento tante volte calpestato in vita - la restituzione di un gesto di affetto e dignità a persone non più, adagiandoli con delicatezza ed accompagnandoli con affetto in quel loro silenzio di morte. Non lo dimenticherò, non potrei.
Il saluto, il commiato, loro che ti vengono intorno, con garbo e con rispetto e con la voglia di avere ancora qualche cosa da chiedere che potrà far parte del ricordo di quell'incontro che vogliono conservare, non dimenticare. Michele ed io li abbiamo lasciati così, i ventotto di Cento, giovani attenti ai quali riponiamo se non il nostro futuro almeno molte delle nostre speranze.
Ma il nostro è un dovere è ancora lungo, nel tempo......
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Le scuole sono intitolate a UGO BASSI e PIETRO BURGATTI
Ugo Bassi, nacque a Cento di Ferrara il 12 agosto 1801. E' stato un presbitero e patriota italiano del Risorgimento. Figlio di Luigi Sante Bassi, impiegato della dogana pontificia, e di Felicita Rossetti, cameriera originaria di San Felice sul Panaro. In gioventù, sembra a causa di una delusione amorosa, divenne novizio barnabita e nel 1821 pronunciò i voti a Roma, nella chiesa di San Carlo al Corso. Durante i moti rivoluzionari del 1848 non ebbe esitazioni ad unirsi alle forze risorgimentali. Fu ferito a Treviso il 12 maggio 1848 e dopo la caduta della Repubblica Romana fuggì alla volta di Venezia con Garibaldi, Francesco Nullo, Ciceruacchio, Giovanni Livraghi e altri. Giunti nella Repubblica di San Marino, il gruppo si separò. Bassi, partito da San Marino con Livraghi, cadde per la seconda volta nelle mani degli austriaci, il 3 agosto, nei pressi di Comacchio. Trasferito a Bologna venne fucilato, senza nessun processo e in grande fretta, per volontà del capitano auditore Carl Pichler von Deeben, l'8 agosto 1849, quattro giorni prima di compiere quarantotto anni, nei pressi dell'arco del Meloncello insieme a Giovanni Livraghi. Il 18 agosto 1849 gli austriaci, per impedire che i cittadini di Bologna manifestassero i propri sentimenti di approvazione e affetto sulla tomba del Bassi, riesumarono il suo corpo traslandolo nel Cimitero della Certosa
Pietro Burgatti nacque a Cento il 27 febbraio 1868. E' stato un matematico e fisico italiano. Si laureò in matematica all'Università di Roma nel 1893, dove poi rimase come assistente alle cattedre di analisi infinitesimale e meccanica razionale fino al conseguimento della libera docenza in analisi infinitesimale nel 1898 e in meccanica razionale nel 1900. Nel 1901, divenne pure assistente all'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica di Roma. Nel 1911 divenne ordinario di Meccanica Razionale all'Università di Bologna, dove rimase fino al pensionamento. Dal 1923 al 1932 fu vice presidente dell'Unione Matematica Italiana; fu altresì socio dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna e corrispondente nazionale dell'Accademia Nazionale dei Lincei dal 1922. Morì il 20 maggio 1938 ed è sepolto nella parte monumentale del cimitero di Cento.
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