Un suono dal cellulare mi avvisa dell’arrivo di un messaggio.
E’ un padre, una persona che conosco pur avendo con lui un contatto quasi esclusivamente di tipo professionale, non confidenziale.
Mi scrive: “Ieri mio figlio è venuto a lezione da voi....grazie di ❤️ per quello che fate.”
Fabio
– questo è il suo nome – mi fa così capire che tra i ragazzi
che studiano all’Istituto di Istruzione Superiore “F.
Alberghetti” di Imola
e che Rossella Ropa ed io abbiamo
incontrato nella mattinata di giovedì scorso, 12 febbraio, c’era
anche suo figlio, mescolato tra i 35 studenti (ed una sola indomita e
coraggiosa ragazza!) delle quinte A e B di quello che è uno degli
Istituti di studio più frequentati nella città di Imola.
Eravamo a Bologna, nella stazione dei treni, davanti a quel muro giallo che segna il luogo che venne distrutto dalla bomba che i neofascisti dei Nar misero il 2 agosto 1980 e che causò il decesso di 85 innocenti ed il ferimento di altrettanti 216.
I miei giovani concittadini e futuri esperti della meccanica (che per ora stanno solo studiando sui libri) erano già lì, Rossella li aveva già "accalappiati" e si prestava a dare inizio a quel suo importante ruolo di docente che spiega la storia di quella strage, li accompagna “dentro” ad un avvenimento lontano ma da conoscere, fatti e personaggi che non fanno parte del loro mondo giovanile ma che per costruire un loro futuro non indifferente devono assolutamente osservare, interpretare, capire il passato. Perchè è questo ciò che fanno Rossella ed i suoi collaboratori del progetto “Educare attraverso i luoghi”, un lavoro da rispettare perché importante e non facile.
Dal saluto si intravvede quasi sempre di che tempra sono fatti e il loro è stato un saluto di quelli che ti fanno iniziare bene la giornata, tanto più che quel loro saluto mi ha messo in sintonia con le loro prof Layla, Federica e...Federica, accompagnatrici e formatrici, responsabili in classe della loro crescita culturale e dell’approccio con i problemi di inserimento nella società oggi più problematici che mai!
Testimoniare come si comportarono uomini e donne di una città è un dovere e raccontarlo agli studenti diventa un obbligo. Un autobus della linea 37 che fu parte di quella reazione umana e solidale e che si mescolò alle mani che scavavano e soccorrevano racconta una storia semplice di ribellione all’indifferenza, risposta alla violenza e ripristino della dignità verso persone uccise e verso una città ferita.
Gli studenti dell’Alberghetti , Layla e le due Federiche, ci sono stati vicini, con il silenzio ed il rispetto, con l’ascolto e la condivisione percepita in quelle ore del nostro stare insieme. In questo ci sta tutto l’impegno che spetta alle prof che oggi abbiamo incontrato e alle quali va il nostro ringraziamento.
E’ stata una buona occasione per capire qualcosa in più dei ragazzi della mia città. Non può che far piacere, quello stesso piacere da me provato nel ricevere quel messaggio di un padre che ci racconta la reazione del figlio…
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La scuola è intitolata a FRANCESCO ALBERGHETTI
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