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mercoledì 18 febbraio 2026

CON L'ASSOCIAZIONE PEREIRA, TRA GLI STUDENTI DEL BELLUZZI-FIORAVANTI

    A volte non serve scrivere molto dopo un incontro avuto con gli studenti di una scuola.

   A volte serve solo memorizzare qualcosa di loro che rimarrà impresso, sguardi o parole o anche silenzi e compostezza, quell'impressione di grande rispetto e condivisione che riescono a trasmetterti in modo semplice e magico. Qualcosa del loro comportamento che ci convince ancor di più che la storia di quanto avvenne a Bologna il 2 agosto 1980 resta un appuntamento importante .   


Un po' di tutto questo l'abbiamo avuto dagli studenti bolognesi dell'Istituto di Istruzione Superiore "Belluzzi-Fioravanti" ieri, martedì 17 febbraio, nel corso dell'incontro organizzato dall'Associazione Pereira in collaborazione con professori e autorità scolastiche. Non il primo e nemmeno l'ultimo di quegli appuntamenti con gli studenti che Matteo Pasi e la sua associazione da anni organizza nelle scuole del territorio romagnolo e bolognese.

   Tra le ore 12 e le ore 13.30, in quella che potrebbe essere una loro aula magna (ma che credo fosse un'aula-refettorio!), ci siamo mescolati alle ragazze ed ai ragazzi della 3aBI e della 5aB, giovani impegnati nello studio dell'Informatica e della Bio-Tecnologia, gente che non avrà un futuro facile da costruire ma che darà fondo alle proprie energie per rivendicare un ruolo nella società di domani. Poco meno di quaranta ed a loro abbiamo - Matteo ed io - riproposto quella storia di terrorismo, di dolore e di reazione a quella grande ingiustizia compiuta in un luogo dove uomini, donne e ragazzi stavano solamente attendendo un treno, a Bologna, in quella sala d'aspetto di una stazione ferroviaria.

   Maria Letizia Cotti, la loro prof, ce li ha presentati e ci ha proposto alla loro attenzione, Matteo Pasi ha messo in video poche ma suggestive immagini di quel giorno alla stazione di Bologna ed al termine di quei pochi minuti ha dato spazio alla mia testimonianza. Un racconto che ho provato a rendere dettagliato, semplice, convincente anche in quelle sue parti più commoventi e difficili ma che devono essere proposte a chi ascolta. Parlare di tanta gente, di quello che fece, di quel clima di grande affetto e di gesti impensabili che si trasformarono in aiuto, solidarietà, umanità e ferma risposta a coloro che seminarono terrore e morte. La mia storia di autista del 37 mescolata alle tante storie di altri che fecero con dedizione tutto quanto era utile fare in quel luogo, diversi ma uguali, nel silenzio del dolore, contenendo la rabbia e trasformandola in forza, per reagire a quell'inaudita ingiustizia.

    E poi è venuto il tempo delle loro domande, tante e con tanta voglia di sapere e di far sentire - nell'esprimerle - la loro non indifferenza. Tante domande ma sempre rivolte con garbo, con affetto, con riservatezza, una cosa che colpisce sempre ed alla quale non ci si abitua mai! Dovevano star lì fino alle ore 13.30: si sono alzati da quei loro banchi alle 14.20! Letizia - la prof - ci ha detto che questo accade molto raramente ma è accaduto con noi, con la storia che abbiamo raccontato e questo ci rende contenti e convinti di continuare.

   Io li ringrazio e li saluto tutti. Ad ognuno di loro vorrei dire del piacere che mi hanno dato nel venire a salutare me ma anche il bravo Matteo. Non li conosco ma per tutti loro mi piacerà ricordare quella prima ragazza che - appena entrata - ha esaudito la sua voglia di venire a salutarmi per prima. Ciao e grazie Hajar!

2 commenti:

  1. Buonasera Agide sono Ilaria, un alunna della 5biotec dell'IIS Belluzzi Fioravanti e volevo ringraziarla di cuore per la suo racconto. È stato veramente toccante e ho particolarmente apprezzato che seppur fossero per lei momenti difficili da esprimere ci abbia comunque dato la possibilità di ascoltare la sua preziosa testimonianza.

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    1. Cara Ilaria, le tue belle parole assumono per me, per noi, una grande importanza: sono la testimonianza di una gioventù che è sensibile ed attenta a quanto avviene nella società ed al contempo è una tua dimostrazione di come possa essere raccolto quel messaggio di aiuto di cui ho parlato nel corso del nostro incontro. Grazie, Ilaria, grazie per le parole affettuose e per aver raccolto quella difficoltà che traspare dal racconto ed averlo saputo far diventare un messaggio di disponibilità e di solidarietà. Ti abbraccio.

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