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sabato 11 aprile 2026

SAN GIOVANNI IN PERSICETO ED I SUOI GIOVANI

      Nelle classi dell'Istituto "Archimede" di San Giovanni in Persiceto mi ci ero recato già altre volte ed in ognuna delle occasioni lo avevo fatto in compagnia di MATTEO PASI, responsabile dell'Associazione Pereira nonchè coautore del docufilm "Un solo errore", uno dei primi documenti filmati che ci parlano della strage avvenuta il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.

     E con Matteo - che in questo istituto era già entrato per incontrare anche i ragazzi e le ragazze di oggi, facendo loro quella lezione didattica che ha reso possibile la comprensione per questi giovani di che cosa fu quel periodo della nostra storia dove ai bisogni di conquiste democratiche e diritti si rispose con la violenza e con il sangue - giovedì scorso 9 aprile sono tornato per incontrare le studentesse e gli studenti di una classe 4a e di una 5a e per parlare loro di ciò che accadde alla stazione quel sabato mattina di agosto, poco meno di 46 anni fa.

     Ad accoglierci la prof DANIELA SAGUATI, poi coadiuvata durante l'incontro da altri due suoi colleghi dell'Istituto mentre ad ascoltare me e Matteo i 22 giovani che hanno scelto come indirizzo di studio Amministrazione e Finanza, materie di tutto rispetto per l'impegno che richiedono nell'apprenderle.

     E così, tra le ore 10.30 e mezzogiorno, in quella loro Aula Magna di mia conoscenza, dopo aver visionato pochi ma significativi minuti di quel "Un solo errore" che fa sempre da introduzione alla mia testimonianza ogni volta che vado con Pereira, ho riaperto i cassetti della mia memoria ed ho raccontato con semplicità ma con emozione che cosa avvenne alla stazione dei treni e come seppero reagire la popolazione, le istituzioni, i servizi, il personale di enti, ospedali, strutture civili e militari bolognesi per aiutare e soccorrere, cercare di salvare vite, portare quegli ultimi gesti di affetto e rispetto a chi la vita non l'aveva più, rispondendo al contempo ad una inaudita violenza pensata, organizzata da personaggi e servizi di fede fascista mentre a compierla materialmente furono giovani elementi neofascisti appartenenti ai Nuclei Armati Rivoluzionari.     


Agli studenti che avevo davanti ho raccontato di donne ed uomini, di personale preparato e di gente inesperta, di medici ed operai, vigili del fuoco ed infermieri, di poliziotti e ferrovieri, di giovani del servizio di leva, di muratori ed impiegati, taxisti ed autisti di autobus, di mani nude che cercavano corpi feriti e di autobus che quei corpi trasportarono agli ospedali, del silenzio e del rispetto per altri corpi inanimati adagiati sul pavimento di quel 37 che condussi per ore ed ore verso quelle camere mortuarie dove finirono le tante storie ed i tanti sogni di gente incolpevole, di fanciulli e giovani che non hanno potuto conoscere la felicità di una vita piena di progetti da realizzare.

     Con l'emozione sempre lì a farsi viva è stato un bell'incontro, seguito silenziosamente con rispetto e con attenzione. La loro prof, al termine del tempo a nostra disposizione, ha detto che nulla verrà dimenticato ed io so che sarà così perchè quei momenti di umanità ed affetto usciti attraverso le parole del mio racconto non se ne andranno dalla loro mente. Ed è quello che Matteo ed io crediamo debba avvenire, sempre, ogni volta.


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