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sabato 23 maggio 2026

QUANTE STORIE.....

      Mattina affollata quella di ieri, VENERDI' 22 MAGGIO 2026, a Bologna. Dal "Torricelli" e dal "Ballardini" , due Istituti superiori di Faenza, erano in cinquanta gli studenti che, insieme ai loro 4 professori, ci hanno raggiunto accanto al muro che ci separa dalla sala d'aspetto della stazione.

     CINZIA VENTUROLI, che aveva il compito più gravoso ovvero quello di seminare storia tra questi giovani, mi aveva già "allertato": lei avrebbe potuto fermarsi solo per due orette scarse poi mi avrebbe lasciato l'onere (e l'onore!) di gestire il resto del tempo da solo, risalendo via Indipendenza ed accompagnando le classi 5aA e 5aC nella grande sala del Palazzo Comunale dove avrei dovuto raccontare non solo la mia giornata di quel 2 agosto 1980 ma anche provare a trasmettere a quanti mi avrebbero ascoltato il clima di quelle ore trascorse tra la sofferenza e l'impegno di tante persone intente a portare soccorso a quanti vennero colpiti dalla criminale azione terroristica che lasciò un bilancio tremendo: 85 vittime ed oltre 216 feriti.

    Tutto il tempo trascorso nella stazione centrale, in quella parte dove ogni cosa è "luogo della memoria", è servito a Cinzia, la nostra docente, per ricostruire magistralmente le fasi storiche, umane, politiche, processuali di che cosa fu quel periodo che si colloca tra gli anni '60 e gli anni '80 del secolo scorso. Per molti sono "gli anni di piombo" ma la prof Venturoli  preferisce sempre definirli "anni affollati" perchè furono testimoni di grandi sommovimenti sociali, politici, movimentisti e portarono a conquiste importanti di diritti e di partecipazione alla vita attiva che aprirono una fase molto controversa nella vita del nostro paese. Questo fu uno dei principali motivi per cui venne lasciato spazio alla nascita di organizzazioni di estrema destra, con obiettivi restauratori per non dire eversivi che ebbero ampie coperture e protezioni da parte di personaggi e di apparati dei nostri servizi segreti.

     Cinzia ha spiegato bene l'evolversi della storia e l'intreccio di tante altre storie. Da lei i giovani faentini hanno ascoltato le storie delle stragi che si sono susseguite a partire dal 12 dicembre 1969 (Piazza Fontana), gli attentati a giudici e personaggi della politica e della cultura, le uccisioni di gente che credeva in altri ideali e poi le altre stragi: ai treni, nelle piazze fino ad arrivare alla strage più grande mai realizzata in Italia dal dopoguerra: quella delle 10.25 del 2 agosto 1980, a Bologna. E mentre spiegava, invitava le ragazze ed i ragazzi ad osservare particolari ed oggetti che testimoniano cosa accadde quel lontano giorno: lapidi e nomi, un orologio fermo, monumenti e mattonelle gialle, un vecchio pezzo di quel pavimento su cui venne fatta esplodere la bomba, in una sala d'aspetto affollata di gente di ogni provenienza e di ogni età.

     Il commiato della nostra prof da noi è arrivato troppo velocemente ma l'incontro non era terminato, doveva continuare, ed  ecco che ho dovuto prendere il testimone da Cinzia lasciatomi e mi sono prima trasformato in accompagnatore, guidando i cinquanta studenti lungo quella via che ancora attende l'inizio dell'avventura del tram a Bologna, ed una volta seduti nella più tenue temperatura di quella sala da noi chiamata "direttorio", ho dato inizio al mio racconto di testimone che quel sabato era a Bologna e si mescolò tra centinaia di mani che scavavano, di soccorritori che aiutavano, di uomini e donne che trasmettevano affetto e solidarietà a coloro che erano stati colpiti dalla violenza di persone criminali intente a realizzare un progetto criminale!

     Normalmente il testimone non è da solo. La presenza di chi insegna la storia, lì accanto, è importante, mentre il testimone parla. Ho sentito la loro mancanza ma ho dato tutto quello che potevo perchè i giovani che avevo davanti capissero l'importanza dei gesti, la semplicità delle persone, il grande loro contributo, l'altruismo che si trasformò in solidarietà ed in una azione di rigetto della violenza. Credo che abbiano capito come sia stato possibile che un autobus sia stato capace di far parte di quella catena umana di aiuti, quella "sinfonia di soccorsi" come mi piace sempre definirla.

     Il silenzio rotto da quel loro battere le mani e da quel farsi circolo e trasmettere affetto, alla fine di tutto, ha dato pace alla mia incertezza: ci sarei riuscito? Sì, credo di sì. La fiducia di Cinzia e la consapevolezza che ogni incontro è una storia e come tale deve rimanere impressa nei presenti mi ha, ci ha, dato la forza di aver contribuito ad "educare attraverso i luoghi". Ed io aggiungo "attraverso le storie"!

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QUANTE STORIE.....

      Mattina affollata quella di ieri, VENERDI' 22 MAGGIO 2026 , a Bologna. Dal "Torricelli" e dal "Ballardini" , ...