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lunedì 13 aprile 2026

EMILIANI SCESI DA NORD - Studenti del "Corni" di Modena e del "Marconi" di Piacenza con noi per capire cosa fu il 2 agosto 1980

 Scampoli di tempo - gli impegni sono tanti e di vario genere - mi impongono di registrare gli ultimi incontri con gli studenti in modo sintetico, abbreviato ma con lo stesso senso di soddisfazione e con la stessa consapevolezza di aver portato memoria e voce ad altre classi, ad altri giovani contribuendo a tener vivo il ricordo di una data importante e di un fatto indimenticabile: il 2 agosto 1980, la strage alla stazione di Bologna.


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 9-13

Quindici studenti (ragazze e ragazzi) della 5aA mn dell'Istituto di Istruzione Superiore di Modena "F. CORNI", che studiano Meccanica e Meccatronica.

Carla, Maria Elena e Simona sono le prof che li hanno "guidati" da noi, a Bologna.

Ad incontrarli c'eravamo PAOLO MAORET ed il sottoscritto, puntualmente presenti davanti al muro giallo dell'ala ovest della stazione, di fronte al binario numero uno.

E da lì è partita la storia di una strage. Prima con le parole - una lezione colma di particolari, nomi, date e fatti - di Paolo che, con quel suo racconto didattico, ha illustrato ai giovani che gli stavano davanti segreti e conoscenze di quella che fu la più grande strage del dopoguerra, con i suoi 85 morti, gli oltre 216 feriti ed una intera parte della stazione bolognese distrutta da una bomba collocata nella sala d'aspetto di 2a classe e fatta esplodere alle 10.25 di quel lontano sabato. 

Poco dopo, in quella grande sala del Palazzo Comunale, il mio racconto di testimone di quel giorno. Le azioni di tanta gente, il soccorso e l'affetto mescolato ad una risposta ferma ed efficace per essere d'aiuto e per rovesciare piani pensati e realizzati da terroristi e collaboratori di un progetto criminale. Il muoversi silenzioso di chi scavava tra le pietre di quelle macerie e chi viaggiava ininterrottamente con un autobus, per dare pace, l'ultima pace, a corpi ormai silenziosi. Un autobus della linea 37 che si unì al coro antifascista di persone semplici ma determinate a lasciare un segno di civiltà nella storia della città e del paese.

Una bella occasione fatta propria dagli studenti. Una storia ascoltata con interessato rispetto. La conferma che i giovani del Corni ci fanno visita per aggiungere al loro bagaglio di conoscenza anche la storia triste di quella "nostra" strage. Per non dimenticare!


VENERDI' 10 APRILE 2026 - ORE 14-17

Quaranta ed anche più! Da Piacenza e dalle classi 5aM e 5aH di quel loro Istituto Superiore "G. MARCONI" che li forma come futuri informatici e meccanici.

Hanno avvicinato il sottoscritto e ROSSELLA ROPA (oggi pomeriggio toccava a lei fare la docente!) puntualmente alle 14, davanti al sacrario dei caduti partigiani, di fronte a quella imperiosa statua conosciuta ormai da tutti i bolognesi e non solo come "il Gigante", con le loro prof Annalisa, Laura ed altre colleghe a tenerli coordinati per dare immagine ancor più seria al loro già serio atteggiamento di ascolto e rispetto allorchè Rossella ha dato inizio alla sua lezione di storia.

Dentro quella sala - che noi abbiamo affettuosamente ribattezzato "Direttorio" - l'hanno ascoltata, resistendo valorosamente agli attacchi che la stanchezza e la digestione sono sempre pronti a farsi vivi nelle prime ore del pomeriggio, e hanno preso atto - da ogni parola che usciva dalle labbra di Rossella - di una storia che conoscevano relativamente, per grandi linee. Ovvio, quindi, che tutti i particolari di quella strage che distrusse l'ala ovest della stazione di Bologna il 2 agosto 1980 ha destato in loro attenzione, curiosità, anche stupore e poi sentirsi coinvolti da quel filo di emozione che è arrivato quando è stata la volta della mia testimonianza.

Una testimonianza che si è amalgamata al percorso storico che Rossella aveva appena spiegato. Personaggi di una strage che si sono intrecciati con i "personaggi" dei soccorsi, degli aiuti, della solidarietà portata alle vittime di quella strage. Una bomba e poi le mani, gli autobus, la vigliaccherìa di pochi combattuta dalla volontà di molti. Un orologio, un autobus della linea 37, un quadro: oggetti che rimarranno nella nostra e nella loro - dei ragazzi oggi con noi - memoria.

Aver fatto parte di quel piccolo corteo - loro, i prof ed io - che alla fine ci ha portato tutti in stazione, a vedere muri tinti di giallo che raccontano momenti in cui altri muri crollarono, un quadrato di pavimento affossato, un vecchio quadro e lapidi con una lista interminabile di nomi e poi trovare le parole per dare l'ultimo pezzetto di storia ad oggetti inanimati ma che ci raccontano storie di "anime" non più tra di noi è stato per me emozionante. Lo devo a Rossella, a lei che mi ha lasciato questo compito che non mi compete ma che ho accettato con grande orgoglio!

Ci sono rimasti non  solo i saluti. 

Su quel libro che raccoglie firme di visitatori del Palazzo del Podestà, qualcuna - o qualcuno - di loro ha voluto scrivere poche parole, un nome imperfettamente scritto ma che ha un grande significato per noi che crediamo ancora in questo progetto. Tutto il resto era e rimane in noi, accompagnerà loro ma anche noi che abbiamo avuto il privilegio di incontrarli.


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