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martedì 31 marzo 2026

CON GIOIA.....

     Studenti e professori del Liceo "M. Gioia" di Piacenza ne conosciamo molti ed ogni volta che ci hanno fatto visita ci hanno lasciato con la certezza di aver avuto a che fare con un buon Istituto, una ottima preparazione professionale dei docenti e con classi di studentesse e studenti seri, volenterosi, attenti ed interessati all'ascolto di storie "difficili" come appunto è quella che propiniamo loro ogni volta che arrivano a Bologna: la storia del 2 agosto 1980, la storia della strage alla stazione.

     Ieri, casomai, c'è stata una ulteriore conferma di tutto questo. L'unico intoppo che ci si è messo di mezzo è stato....il tempo a nostra disposizione. Lo prevedevamo: quando si arriva, al mattino presto, e si proviene da Piacenza ed il programma è intenso in quanto prevede una mattinata al museo di Ustica ed il pomeriggio insieme a noi si sà che oltre una certa ora non si può andare in quanto ragazze, ragazzi e loro professori hanno il diritto sacrosanto di far ritorno a casa e - prevedibilmente - non a notte fonda! Abbiamo dovuto fare i conti con questo...problemino, ieri pomeriggio.

     Intanto è importante dire che un testimone è persona fortunata perchè cambia quasi ogni volta il docente con cui collabora nel corso degli incontri. Passano anche settimane ed anche mesi senza che si riveda un volto amico e quando questo capita è un rinnovarsi di saluti, di notizie, di aggiornamenti proprio come è capitato al sottoscritto ieri, quando sul binario numero uno della stazione di Bologna mi sono nuovamente incontrato con ROSSELLA (ROPA) che aveva l'incarico di spiegare la parte storica della strage di Bologna alle ragazze e ragazzi del Gioia. 

     Il vociare tranquillo dei ragazzi ha interrotto le nostre chiacchiere e Rossella, da buona prof  (lei non vuole che la chiami così!), ha fatto gli onori di casa presentandosi e presentando me a professoresse e studenti, prima di dare inizio a quella lezione che è parte indispensabile nei nostri incontri: parlare di chi commise quell'attentato, qual'era il disegno politico nella mente di chi ideò quella vile azione, chi ne furono i mandanti, finanziatori, complici e depistatori e quali pezzi delle nostre Istituzioni presero parte - criminalmente - a quel tentativo di sovvertire l'ordine democratico del nostro paese. E poi far notare segni, simboli ed oggetti in quel luogo della memoria che è la Stazione dei treni di Bologna, quell'ala ovest in cui venne collocata la bomba che fece saltare per aria sale d'attesa, uffici, luoghi di ricreazione provocando 85 vittime e 216 feriti.

   


 Ragazze, ragazzi  e loro prof ci hanno seguito poi in quel "sentiero" asfaltato (la via Indipendenza) che ci porta dalla stazione al Palazzo Comunale, fin dentro quella grande sala dove l'incontro si fa più intimo, il clima è più rilassante (pericoloso per chi è stanco e rischia di.....appisolarsi!) e quì parte la seconda parte del nostro appuntamento: l'incontro con il testimone.

     Quei circa quaranta giovani che avevo davanti, le loro quattro professoresse, le due classi di 5a impegnate nello studio scientifico e classico che dopo aver seguito il filo della storia offerto loro da Rossella, hanno avuto la paziente resistenza di ascoltare i particolari della mia testimonianza, la mia memoria che diventa parole, i ricordi che restano strettamente ancorati ad immagini, suoni, gesta di quel giorno tremendo ma anche esemplare. L'emozione che arriva e si prende il suo posto ed i particolari salienti di una giornata vissuta tra mani che soccorrevano, donne ed uomini che davano il meglio di sè, il silenzio e le urla, la disperazione e la risposta dignitosa ed umana di tante e tanti ed io - tra loro e con loro - con le mani su un volante, con quel 37 che "accarezzava" con il rombo del suo motore corpi inermi, sottratti al diritto alla vita da mani e menti criminali.

     E' stato un buon incontro? Senza ombra di dubbio sì, è stato un buon incontro, obbligato a finire - prima di quello che in molti avremmo voluto continuare a fare - da quell'inesorabile passare dei minuti. La casa aspetta, è giusto così. Ritornerà il tempo delle parole, per noi sempre quì , tra queste mura, tra questi oggetti e con questi ricordi, mentre loro, le ragazze ed i ragazzi del Gioia, ne riparleranno in classe, a casa, come giustamente ci ha detto quella loro prof. di nome Paola mentre se ne andava salutandoci.

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