Recupero questo mio post che, per i tanti impegni che si stanno accumulando in vista della fine dell'anno scolastico in corso, uscirà con alcuni giorni di ritardo ma che va - giustamente - ad aggiungersi ai tanti che trovo doveroso elencare in queste mie pagine di "racconto" della memoria.
LUNEDI' 11 MAGGIO 2026, ORE 14 sono in compagnia di Rossella Ropa, davanti al muro giallo che segna la sala d'aspetto della Stazione di Bologna. Stiamo aspettando gli studenti della 5aP del Liceo Classico "G. Cevolani" di Cento di Ferrara. Hanno scelto come materia di indirizzo professionale il Linguistico (inglese, tedesco e spagnolo) e con loro, ad accompagnarli in questo pomeriggio di storia da ascoltare e memorizzare, ci sono Lucia e Silvia, le loro insegnanti rispettivamente di italiano, storia e di religione.
Nove ragazze e tre giovani, dodici più due (le prof) ordinatamente puntuali, che ci salutano e che - alla domanda di Rossella - ci rispondono che "qualcosa" sulla strage loro la conoscono e ne hanno parlato in classe....e questo è sempre un buon inizio.
Ed è a questo punto che ha inizio il lavoro di Rossella: spiegare quanto avvenne (e chi ne fù responsabile) alla stazione di Bologna sabato 2 agosto 1980, alle ore 10.25 e tentare di portare le loro (dei giovani di oggi) riflessioni a quel lontano periodo in cui la storia del nostro paese venne insidiata da parte di criminali in odore di fascismo che vollero compiere quell'orrendo attentato che costò la vita a 85 innocenti e ne ferì gravemente altri 216. Con la sua collaudata metodologia nel raccontare e nel chiedere conferma se quanto sta spiegando è di comprensione per tutti, Rossella riapre quel libro immaginario di storia che le permette di far avvicinare i nostri giovani ferraresi ai particolari di un piano destabilizzante che fortunatamente non si realizzò ma che colpì violentemente una città, la sua gente, l'intero nostro paese e tante realtà al di fuori dei nostri confini nazionali!
E, per non dimenticare, ho seguito le sue tracce quando è stata la mia volta di dare corpo ai ricordi di che cosa riuscì a fare la gente di una città. La mia testimonianza - dai ragazzi ascoltata in silenzio e con rispetto - ha parlato loro di ore ed ore di ricerca di feriti, di corpi senza vita, di mezzi di soccorso che solcavano le strade della città, di giovani e di donne, di uomini con tute da lavoro e con abiti da ufficio che stavano l'uno accanto all'altro, dandosi forza l'uno con l'altro per aiutare, per non essere indifferenti e ci riuscirono. Mille gesti, mille modi per testimoniare affetto a quanti furono colpiti e tra quei mille modi anche il ricorso a quel 37, per portare corpi e per dare al suo autista l'occasione per essere parte di quella reazione che rispose con la solidarietà alla vigliaccheria di quei criminali che misero una bomba tra la gente, in una sala d'aspetto di seconda classe. A Bologna!
L'incontro è finito. Gli ultimi saluti e poi la voglia di essere parte di quei volti che conserveremo tutti nelle fotografie che abbiamo voluto farci. A memoria di un bel pomeriggio di storia!
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