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mercoledì 21 gennaio 2026

PER UN PROGETTO ALLE MEDIE PANZINI. Come i ragazzi mantengono la memoria sul 2 agosto 1980

   Ottantasette adolescenti in ascolto, usciti dalle loro classi 2aA, 2aC, 2aB e 2aD. Due turni di lezione e di testimonianza che gli studenti della Scuola Media "A. Panzini" di Bologna hanno potuto ascoltare dalla voce di CINZIA VENTUROLI, docente e storica che da tanti anni ripropone storia e vicende della strage di Bologna ai giovani e non solo a loro.

   Con lei, lunedì 19 gennaio, dalle ore 10 alle ore 14, c'ero anch'io, nelle vesti di uno dei testimoni che quel sabato 2 agosto 1980 era in stazione, vide quanto accadde ed ebbe modo di unirsi alle tante persone che si prodigarono per aiutare nei soccorsi i feriti e quanti rimasero coinvolti nello scoppio della bomba depositata dai neofascisti dei Nar nella sala d'aspetto della stazione dei treni.

I ragazzi delle medie non sono soggetti facili da tenere lì, fermi ed interessati, seduti ed in ascolto,  coinvolti nella spiegazione di che cosa è un attentato e cosa significano sofferenza, morte, distruzione in tempi da loro considerati tempi di crescita, di divertimento, di approccio ad un futuro che - a quella loro età - non possono che immaginare con risvolti positivi e di svago. Tanti ci riescono e noi ce li sentiamo  vicini, con il loro silenzio, le tante domande che rivolgono a chi sta davanti a loro, ma nel mucchio difficilmente mancano i pochi che abbandonano l'interesse per questa storia, importante ma anche tragica e si perdono nel loro mondo fatto di chiacchiere, indifferenza, risate e assenza che poi costringe qualcuno a riprenderli. Cosa che è successa anche a noi, nel corso del nostro incontro e Cinzia, la nostra docente, ben lo sa perchè è lei stessa che riprende le redini in mano rivolgendosi a quanti non vogliono comprendere le difficoltà di chi parla di ricordi colmi di emozione e li redarguisce per il venir meno del loro rispetto. Fermezza ed educazione sono il suo metodo, un modo di fare che ottiene il suo risultato e che ci dice quanta serietà, dedizione e professionalità facciano parte del suo lavoro.

   Studentesse e studenti della media "A. Panzini", insieme alle loro professoresse e professori avranno un importante compito da svolgere da quì al termine dell'anno scolastico in corso: elaborare, progettare e realizzare un loro progetto che parli della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Dovranno pensare a cosa realizzare e lo faranno nell'ambito del "Progetto Montanari", un lavoro di coinvolgimento degli studenti di vari istituti scolastici del quartiere Corticella sostenuto, incoraggiato e finanziato dal Centro "A. Montanari", una istituzione che ha sede in quello che un tempo era il Deposito Zucca dell'Atc, l'azienda del trasporto pubblico di Bologna che ora è diventata Tper.

   Tutti gli studenti da noi incontrati lunedì avevano già precedentemente ascoltato come avvenne quella strage, chi commise l'attentato, chi lo volle e lo finanziò, chi aiutò coloro che la bomba la misero nella sala d'aspetto colma di uomini, donne, bambini. Questi ragazzi, dalla voce di Cinzia, avevano già imparato com'era andata a finire la storia, come si chiamano gli attentatori, che fine hanno fatto, dove sono ora, hanno saputo dei processi, delle condanne e tanto altro. La prof Venturoli ha il pregio della precisione e la capacità di "non tenerla troppo lunga" e queste sue particolarità sono venute fuori quando - nel corso del nostro incontro - tanti di loro (ragazze e ragazzi) hanno ricordato cose e parole spiegate dalla nostra docente nelle loro classi e si sono ricordati anche di tanti particolari che riguardavano me, l'autista di quell'autobus della linea 37 che trasportò corpi senza vita, per tante ore, tra la commozione ed il dolore, tra gente che si ribellava ad una assurda ingiustizia e dava il meglio per portare aiuto, conforto, risposta ad un vile massacro che avrebbe voluto piegare una città, un paese. Bologna venne colpita ma la reazione, quella risposta della sua gente, non permise ai neofascisti di fermare la storia! 

Quattro ore siamo stati tra le mura delle Panzini. Ringraziamo loro (studentesse e studenti), le professoresse ed i loro colleghi per averci concesso questa altra occasione di dialogo con i ragazzi su una storia particolare. Uscendo, da quella bacheca che guarda la porta a vetri, tanti piccoli fogli di carta appesi, incollati, fermati da puntine ci hanno parlato di memoria, solidarietà, pace. Le "parole d'ordine" di una buona scuola!

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La scuola è intitolata a Alfredo Panzini

   

Nacque a Senigallia il 31 dicembre 1863 da Emilio, medico condotto a Rimini, e da Filomena Santini. Ebbe un fratello, Ugo, mentre una sorella, Matilde, morì subito dopo la nascita. Trascorse l’infanzia a Rimini, per poi trasferirsi per gli studi a Venezia, avendo ottenuto un posto gratuito presso il convitto Marco Foscarini, dove conseguì il diploma nel 1882. Iscrittosi alla facoltà di Lettere dell’Università di Bologna, fu allievo di Giosue Carducci e Francesco Acri. 

   Dopo la morte prematura del padre (2 maggio 1883), conseguì la laurea nel 1886 discutendo una tesi su Teofilo Folengo, che divenne la sua prima pubblicazione (Saggio critico sulla poesia maccheronica, Castellammare di Stabia 1887), e iniziò a insegnare: dapprima nei ginnasi di Castellammare di Stabia e Imola e poi, a partire dal 1888, a Milano al ginnasio Parini e infine, dal 1897, al Politecnico.

   Legato alla narrativa realistica del secondo Ottocento, nei primi anni del Novecento Panzini si dedicò a un’intensa produzione novellistica ma fu comunque solo con il romanzo "La lanterna di Diogene" (Milano 1907) che l’attenzione dei critici e del pubblico verso la sua opera narrativa divenne significativa.

   Morì a Roma il 10 aprile 1939.


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