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venerdì 5 giugno 2026

LA QUIETE, DOPO TANTI INCONTRI...

     Quando osservo il ritratto di Alessandro Tassoni mi viene in mente un personaggio malefico che ritrovo spesso sulle pagine di uno dei fumetti più letti nel nostro paese, ovvero Tex Willer. Sto parlando di Mefisto, un genio della magia ma al contempo un personaggio di cui avere timore.

     Ma che c'entra Mefisto con l'Alessandro Tassoni

a cui è stato dedicato l'omonimo Liceo Scientifico che ha sede a Modena e che è in funzione sin dal 1923? 
Nulla, proprio nulla! E' solamente un mio apparente accostamento di immagine che non vuole offendere la memoria di un illustre personaggio della nostra storia, sminuire assolutamente cultura e vicende umane di un insigne uomo di cattedra e nemmeno la grande funzione didattica e di formazione culturale e professionale di uno degli Istituti di cui va - giustamente - fiera la città di Modena e da cui ha ereditato il nome. 
AlessandroTassoni c'entra esclusivamente perchè nel pomeriggio di MERCOLEDI' 3 GIUGNO, tra le ore 14 e le ore 17, con la classe 5aA di questo
Liceo Scientifico ci siamo incontrati per confrontarci su quel tema che continuiamo a ritenere estremamente importante per quanto riguarda la conservazione della memoria su una vicenda che riguarda la storia bolognese ma, più in generale, la storia dell'intero paese: la strage del 2 agosto 1980 avvenuta alla stazione di Bologna  alle  10.25 di quel sabato mattina.

     Una classe senza defezioni, 23 tra ragazze e ragazzi giunti insieme alle prof Ianni e Gordini - che insegnano rispettivamente Storia e Italiano - e che subito ci hanno dato conferma che molte cose di quel lontano avvenimento questi giovani le conoscono e non ha tardato molto ad averne conferma Giovanni (Mulargia),
uno dei nostri docenti che hanno il compito di offrire quella lezione di storia che sintetizza ciò che avvenne nel nostro paese tra gli anni '60 e gli anni '80 del secolo scorso, il periodo delle grandi e popolari lotte per i diritti, le conquiste e la democrazia.
Giovanni ha parlato prima in quel luogo della memoria che è la Stazione ferroviaria, illustrando e spiegando il significato degli oggetti visibili (orologio, targhe, monumenti, lapidi e quell'angolo di pavimento che ricorda il punto dove avvenne l'esplosione) e poi, arrivati nella sala che ci ospita all'interno del Palazzo del Podestà, svolgendo la sua vera e propria lezione di storia attraverso la quale ha potuto rivisitare gli anni di una ventennio (ed oltre) da non dimenticare, la violenta risposta data da uomini ed apparati dei servizi a quella richiesta popolare di cambiamento che in certi ambienti divenne talmente pericolosa da rovesciargli contro un criminale progetto di morte, sofferenze e rinuncia a quei diritti legittimi a cui ogni donna, uomo, studente, lavoratore aspirava.

Nell'attenzione che veniva rivolta alle parole di Giovanni era concentrata l'importanza che anche i giovani di Modena hanno giustamente riservata alla storia della strage più grande del dopoguerra mai avvenuta in Italia. In più di una occasione Giovanni è stato fermato per precisare meglio o per fornire ulteriori elementi su qualche personaggio o momento del suo racconto e questa è stata la miglior testimonianza dell'interesse che i nostri incontri continuano a destare in chi ci ascolta,
E poi io, la mia testimonianza, il ricordo di uno dei tanti di quel giorno, in Stazione, con quell'autobus della linea 37 a fare la spola tra i detriti di quanto rimaneva delle sale d'aspetto distrutte dalla bomba e gli oscuri, tetri, locali delle camere mortuarie dove giacevano per i loro ultimi istanti quei poveri resti che portavo al saluto estremo dei loro famigliari in attesa, un'attesa disperata e coinvolgente come mai avrei immaginato potesse essere.

Il silenzio che ha accompagnato le mie parole è stato rotto solamente alla fine di quel racconto, l'emozione  ha contagiato altri oltre a me stesso, le domande hanno completato quei varchi che ci sono sempre nelle cose che vorresti dire ma che a volte non trovano spazio e loro - i giovani del Tassoni - hanno reso il tutto più denso di affetto venendoci intorno, stringendo le nostre mani, trasmettendoci rispetto e ringraziamento per quanto eravamo riusciti a comunicare ed a far divenire parte della loro cultura così preziosa in un paese dove troppo spesso la cultura non ha quel ruolo che le spetta.

Il commiato da loro è il commiato da un anno scolastico che si chiude, anche per noi docenti e testimoni. Rifletteremo con calma su questi mesi, su questi incontri, lo faremo per apportare quei miglioramenti che si renderanno necessari ad affrontare un nuovo anno. Già, un nuovo anno scolastico pieno di incontri con altri giovani, altri Istituti, altri alunni e studenti, altri bambini, adolescenti, giovani che ritroveremo sui loro banchi di scuola e nei nostri "Luoghi della Memoria" per continuare a ricordare la Strage alla Stazione del 2 agosto 1980 ma soprattutto per non dimenticare mai quelle 85 vittime e quegli oltre 216 feriti, per sempre con noi. 
Ora, un po' di quiete, un po' di silenzio perchè il ricordo resti forte, come sempre.

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