Studenti ferraresi, quelli di oggi!
Quattro intere classi di terza media in collegamento online con Cinzia Venturoli e con il sottoscritto. Studenti di Sant'Agostino e quelli di Mirabello, sessanta in tutto, ragazze e ragazzi del ferrarese che sono stati "portati" fino a noi da Monica, Domenica, Diletta e Caterina, le prof che hanno avuto il compito di accompagnarli per un paio d'ore dentro quella storia difficile ed a loro così lontana che è la storia della strage alla stazione di Bologna, l'attentato compiuto il 2 agosto 1980 che causò la morte di 85 persone ed il ferimento di oltre 216.
Da uno schermo che ci ha tenuti (purtroppo) separati, hanno sentito la ricostruzione storica sapientemente illustrata e descritta nelle sue fasi importanti ed indimenticabili dalla nostra prof CINZIA VENTUROLI. Quasi mezzo secolo di storia, quel secolo che ci ha appena lasciati e quel percorso di lotte, di diritti, di conquiste e poi di sangue e di rigurgiti fascisti, di nascita di organizzazioni criminali che hanno avuto nelle stragi la loro strategia e che hanno potuto avvalersi di complicità da parte di gente e di organi di questo Stato non sempre comportatosi secondo quanto scritto su quella Costituzione che dovrebbe essere legge di tutti e per tutti ma non sempre lo è! La strage di Bologna è uscita dalle labbra di Cinzia, e lei ne ha illustrato le fasi importanti avvalendosi anche di immagini che aiutano sempre ad "andare" là dove i ragazzi non potranno mai andare ed i ragazzi oltre il vetro dei computer l'hanno seguita, in silenzio perchè quella storia di violenza è diventata una parte del loro percorso di studio che mancava ma che solo seguendo la lezione di questa mattina sarebbe diventata utile non solo per il loro percorso didattico ma anche per il loro percorso umano.
E quando la parola è passata a me, anziano testimone di quella giornata, ho intuito che i giovani che osservavo al di là dello schermo hanno preso atto che una città e la sua gente possono essere duramente colpiti ma non rimanere immobili, passivi, indifferenti. Con il ricordo di quel giorno che è sempre lì pronto a far uscire l'emozione ad ogni mia parola, ho raccontato loro di ciò che seppe fare quella moltitudine di uomini, donne, di giovani e di gente sconosciuta ed apparentemente lontana ma che si mescolò e si unì per rispondere con i gesti e con l'affetto, stando per ore ed ore accanto alla sofferenza ed allo stesso tempo accanto al diritto di reagire, di ribellarsi con l'intelligenza della propria umanità ad un crimine efferato e ad una ingiustizia che urlava risposta, una rivolta che fu pacifica ma decisa! E la risposta venne data in mille modi, con semplicità e con fermezza, scavando, soccorrendo, confortando ed anche guidando quell'autobus della linea 37 che portava corpi inermi nel loro ultimo viaggio...
Il silenzio finale, le domande, i loro saluti sono stati e sono sempre il gesto che ci conforta: hanno ascoltato, hanno condiviso, hanno imparato e nei loro giorni che seguiranno ci saranno anche un po' di questi nostri insegnamenti a ricordare loro che ci sono momenti di vita ed esempi di comportamento da non dimenticare mai.
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